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La grande abbuffata al cinema in versione restaurata e integrale

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In occasione del 50° anniversario del film, Cat People porta per la prima volta in sala nella sua versione non censurata il capolavoro di Marco Ferreri interpretato da Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Philippe Noiret e Michel Piccoli.

La grande abbuffata al cinema in versione restaurata e integrale

Sesso, cibo e morte.
Sono i tre ingredienti principali di La grande abbuffata, capolavoro scandaloso e controverso di Marco Ferreri interpretato da Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Michel Piccoli e Andréa Ferréol che, nel cinquantesimo anniversario della sua uscita, torna al cinema per la prima volta nella sua versione integrale, senza i tagli di censura effettuati nel 1973, e restaurato in 4K.
A far uscire il film, che sarà nelle sale dall'11 dicembre, la distribuzione Cat People, che già ha distribuito film restaurati come Profondo rosso di Dario Argento, Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato  e L'odore della notte di Claudio Caligari.
Ecco il trailer e il poster di La grande abbuffata restaurato in 4K da Cité Films e Fondazione Cineteca di Bologna, con il sostegno di CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata.


Disperato, osceno e dissacrante, La Grande Abbuffata ha conservato in questi anni tutta la sua forza e la sua ferocia.
Il film ritrae quattro amici benestanti amanti del convivio (chiamati semplicemente con i nomi dei loro interpreti) che si riuniscono nella villa di Noiret. Nelle loro intenzioni c'è il tentativo di un “suicidio gastronomico”: i quattro infatti decidono di cucinare prelibatissime pietanze e mangiare senza mai smettere, fino a morire di indigestione. Durante l’infinito banchetto, ospitano tre prostitute ed una maestra elementare che quasi casualmente si unisce a questa disperata missione.
Tra dissolutezza e psicosi, aforismi e gag scatologiche, sesso e umiliazioni, quella di Ferreri e del suo cast a ruota libera è una favola scabrosa ed invernale, una “all you can eat quarantena” esasperata che guarda direttamente nell’abisso, in una apocalisse personale, fisiologica e sociale di tutti e senza tempo. Con il suo senso del macabro e una malinconia sporca quanto rasserenante, La Grande Abbuffata, commedia nera viscerale e sviscerante, è uno dei più grandi trionfi della mortificazione mai realizzati, capace di mettere in scena tutta l’insensatezza della condizione umana, tra decadenza e abbondanza. Semplice ma stratificato, crepuscolare e insieme goliardico, il compendio di genio e spudoratezza di Ferreri oggi brilla più che mai, tra esuberanze indigeste e indecenza sardonica, punto d’incontro irripetibile tra comicità alta e bassa (quando non orgogliosamente bassissima) eppur sempre ferace e puntuale.
Alla sua prima al 26º Festival di Cannes il film scatenò reazioni violente da parte del pubblico, con fischi e sputi verso il cast e il regista, che rispose alle provocazioni mandando baci alla folla inferocita. Nonostante lo scandalo, La Grande Abbuffata vinse il premio Fipresci della critica internazionale. Il lancio italiano del film fu segnato da un intenso dibattito infarcito di proteste, polemiche e condanne, culminando col sequestro del film da parte della procura di Catania e dal taglio di 40 metri di pellicola.
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