La Forma dell'Acqua: Doug Jones, professione mostro

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La Forma dell'Acqua: Doug Jones, professione mostro

Guillermo del Toro crede nel cinema e nei mostri (e sì, probabilmente anche nella mostarda) e capisce che perché ci creda anche lo spettatore, il CGI serve a poco, ma è meglio che sia un essere umano a dare loro un corpo tangibile e concreto. Fin dai suoi primi film, le creature sono connaturate alla storia che racconta, ma nell’ultimo, La Forma dell'Acqua (13 candidature ai Premi Oscar 2018), una di queste assurge al rango di coprotagonista. Gran parte del merito spetta a Doug Jones, l'attore che ha passato gran parte della sua carriera a recitare coperto da pesanti make up e tute di lattice, che collabora con del Toro fin dai tempi di Mimic ma che ha all’attivo molti film e serie tv di culto. Qualche volta lo si è visto anche con la sua vera faccia (ad esempio ne Il ladro di orchidee) ma considerando che il suo curriculum conta circa 160 titoli tra cinema e tv, video musicali e pubblicità, è un evento così raro che il suo è un vero e proprio record.

Nato a Indianapolis 57 anni fa, Doug Jones è alto quasi due metri, magrissimo e molto flessibile, tanto da essere in grado di esibirsi anche come contorsionista. Ha iniziato a fare mimo ai tempi della scuola, col volto dipinto di bianco, le finte porte da aprire e il consueto e un po’ irritante repertorio di questi artisti. La svolta è arrivata per lui quando nel 1987 è stato scritturato per il ruolo di Mac Tonight in una serie tv legata al colosso degli hamburger, MacDonaldland. Il suo personaggio indossava una gigantesca testa a forma di falce di luna, e Doug attribuisce alla sua pazienza nel sopportarla per tante ore il fatto di essere diventato subito molto richiesto nel mondo degli artisti del makeup. Anche se nel 1988 è apparso nello sconosciuto horror The Newlydeads, la sua prima apparizione “registrata” è stata quella nel ruolo del clown magro, uno degli scagnozzi del Pinguino in Batman - Il ritorno. Poi, una lunga serie di personaggi come lo zombie Billy Butcherson di Hocus Pocus, il Gentleman del meraviglioso e premiato Hush, episodio muto di Buffy l’ammazzavampiri, il Tartutic di Lady in the Water, Silver Surfer in I Fantastici Quattro e Silver Surfer e moltissimi altri, che potete ammirare nella photogallery che gli dedichiamo, fino al ruolo di Saru in Star Trek: Discovery.

La sua collaborazione con Guillermo del Toro comincia con Mimic nel 1997 e procede in crescendo con l’Abe Sapien dei due Hellboy e con L’Uomo Pallido e il Fauno del Labirinto del Fauno. Colpito dalle sue doti, dalla sua pazienza e gentilezza, il regista messicano lo promuove a coprotagonista del suo ultimo film: è dunque sul suo corpo filiforme che viene modellata la tuta indossata dall’Uomo Anfibio di La Forma dell’Acqua, ed è lui a dare vita al personaggio, ogni giorno seduto 3 ore al make up, per 45 giorni di riprese, accudito e rinfrescato continuamente sul set da Mike Hill (creatore e scultore della creatura) e Shane Mahan, cofondatore della Legacy Effects. Jones riesce perfino a interpretare con grazia la sequenza della danza con la protagonista, dopo 3 settimane di prove, guadagnandosi sul campo il titolo di Fred Astaire dei mostri, quando il ballerino che dovrebbe interpretarla al posto suo sviene per il caldo eccessivo all’interno di quel pesante involucro.

Con la sua esperienza di mimo riesce a dare calore, interesse, sentimenti e umanità a un personaggio che ha richiesto tre anni di sviluppo e che del Toro non voleva ricordasse da vicino la creatura del Mostro della laguna nera, perché troppo brutta e spaventosa, ma che voleva simile a un “George Clooney degli Uomini Pesce”, come ripeteva ai suoi collaboratori, dandogli un corpo che potesse essere attraente anche per un essere umano. Di eroi senza volto come Doug Jones è pieno il cinema fantastico e sarebbe giusto che venisse istituito un Oscar speciale o dei premi appositi anche per la categoria di questi militi ignoti che combattono le battaglie più difficili sul set, senza nemmeno avere la soddisfazione di vedere il proprio volto sul grande schermo. Il che, per la maggior parte degli attori, categoria che fa del narcisismo la sua professione, sarebbe a dir poco insopportabile. Se il 4 marzo Guillermo del Toro salirà sul palco a ritirare uno o più Oscar per La Forma dell'Acqua, speriamo che non dimentichi che un pezzettino appartiene anche al suo collaboratore più nascosto e lo ringrazi pubblicamente per il suo contributo.



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