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In Non aver paura... è solo uno spettacolo, Gianni Garko fa gli onori di casa

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Al Teatro Ghione di Roma di scena la versione italiana di un successo spagnolo che porta l'horror dal cinema al palcoscenico. Lo sceneggiatore di Dario Argento, Franco Ferrini, cura l'adattamento.

In Non aver paura... è solo uno spettacolo, Gianni Garko fa gli onori di casa

A Comingsoon ci occupiamo di tante forme d'arte ma mai (purtroppo) di teatro. Stavolta però l'occasione ce la offre uno spettacolo che ha un sicuro appeal per tutti i cinefili, specialmente per quelli che amano l'horror. È infatti arrivata al Teatro Ghione di Roma, dove sarà in scena fino al 14 maggio, la versione italiana dello spagnolo No tengas miedo del giovane attore, presentatore e commediografo spagnolo Eduardo Aldàn, che dopo una serie di spettacoli comici si è cimentato con gli archetipi dell'horror, le fobie e le paure infantili in questo show di grande successo. La versione italiana, Non aver paura... è solo uno spettacolo, adattata dal noto sceneggiatore Franco Ferrini (tra i suoi horror Phenomena, Dèmoni, Opera, La Chiesa, Trauma) su progetto artistico di Gianluca Ramazzotti, si avvale - oltre che della performance del grande veterano Gianni Garko, 82 anni splendidamente portati, in attività fin dagli anni Sessanta ed eroe di tanti western (è stato Sartana in 6 film, ma anche Django) - della collaborazione di tre giovani e bravissimi attori, Claudia Genolini, Luca Basile e Yaser Mohamed.

Lo spettatore entra immediatamente nell'atmosfera attraversando, per arrivare in sala, un lungo corridoio Argentiano dalle pareti rosse, tappezzato da ritratti in bianco e nero di bambine e personaggi inquietanti e/o mostruosi. Viene poi accolto da maschere che indossano... maschere antigas che non si toglieranno mai (il motivo ci verrà spiegato in seguito). Un vocione da film horror invita a spegnere i cellulari e sul palco appare Gianni Garko, elegante master of ceremonies, che, come avrebbero fatto Boris Karloff o William Castle - i cui gimmick sono omaggiati nello show - espone al pubblico, tra il serio e il faceto, il suo esperimento sulla paura.

Senza rivelare nessuna delle sorprese di uno spettacolo rivolto soprattutto agli appassionati del genere, basti dire che al centro ci sono tre storie che si rifanno alle leggende metropolitane e alle fobie, interpretate dagli attori che abbiamo citato: la prima è ambientata a Torino nel 2013, la seconda a Roma nel 1940 e l'ultima a Venezia nel 1982. Tra una storia e l'altra, Garko racconta macabri particolari e presenta foto e filmati d'epoca dell'incendio del teatro in cui ci troviamo, nel 1915 (è vero? È falso? A voi il piacere di scoprirlo), nel quale morirono 23 persone, tra cui un capocomico con la figlia. Ci troviamo dunque in un luogo infestato, dove qualsiasi cosa può accadere (e qualcosa in effetti accade) e qualsiasi presenza può manifestarsi.

La messa in scena è ottima, molto belle le le scenografie delle storie recitate e la resa degli effetti sonori e visivi (per godere a pieno di quelli più spettacolari consigliamo di sedersi nella fila centrale, in verticale rispetto al palco). Ma quel che ci è più piaciuto è che - oltre ai riferimenti reali e immaginari del testo, le musiche di celeberrimi horror come Rosemary's Baby e Nightmare, una seduta spiritica collettiva, luci che si spengono all'improvviso, rumori, apparizioni, fumo e altri effetti, che creano un'atmosfera molto suggestiva - c'è anche spazio per una riflessione non banale sull'uso della paura che viene fatto dai governi per tenere la gente quieta e sottomessa.

Delizioso, infine, il colpo di scena che chiude il cerchio ricordando l'ironia dei film di Roger Corman o (di nuovo Karloff) quella del finale de I tre volti della paura di Mario Bava. Eduardo Aldàn, insomma, conosce bene i suoi classici. Il tutto in un atto unico di appena un'ora e mezza. Uno spettacolo che consigliamo a tutti quelli che, come noi, amano le storie di paura al cinema, sulle pagine dei libri e, adesso, anche a teatro. Più perplesso resterà  forse il pubblico tradizionale, quello che un po' compiangiamo, perché non avrà mai occasione di conoscere il piacere catartico della paura, da esorcizzare insieme in allegria.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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