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Hachiko: chi era il vero cane che ha ispirato il film con Richard Gere

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C'era una volta, nel Giappone degli anni ’20, un professore che adottò un cucciolo.

Hachiko: chi era il vero cane che ha ispirato il film con Richard Gere

Nella storia tanto del cinema con protagonisti a quattro zampe, quanto del cinema in generale e anche della Festa del Cinema di Roma, pochi film hanno commosso il pubblico fin quasi alla disperazione come Hachiko - Il tuo migliore amico, seconda collaborazione fra Richard Gere e Lasse Hallström. A ispirarlo è stata una storia vera, conosciuta dal Giappone intero e che è stata già narrata da un film del 1987 intotolato Hachikō Monogatari e diretto da un regista nipponico. Oggi ci è venuta voglia di raccontarvela per bene, quindi, prendete i fazzoletti!

Hachiko era un Akita Inu bianco che nacque, il 10 novembre del 1923, in una fattoria di Ōdate, nella prefettura di Akita. A soli due mesi trovò un papà, o meglio un padrone: il professore universitario Hidesaburō Ueno, che lo portò a Shibuya e se ne prese amorevolmente cura. Il signor Ueno aveva dei familiari, ma siccome i cani hanno un solo vero padrone, o meglio riconoscono un solo "capo branco", Hachiko (il cui vero nome era Hachi), stravedeva per l'uomo che lo nutriva e lo portava a passeggio, e a un certo punto prese l'abitudine di accompagnarlo ogni giorno alla stazione - dove il prof. prendeva il treno per andare al lavoro - per poi farvi ritorno quando il padrone rientrava. Un giorno però, il 21 maggio del 1925, la tenera routine si interruppe: Hidesaburō Ueno morì a causa di un ictus e Hachiko perse il suo grande affetto. Nessuno poteva spiegare all'animale cosa fosse successo, né lui comprenderlo, e così continuò a recarsi alla stazione aspettando il padrone. Lo fece per 9 anni, 9 mesi e 15 giorni, non sbagliando mai l'orario nemmeno di un minuto. La gente si accorse presto di lui e iniziò a dargli da mangiare, e il cane divenne una celebrità.

Hachiko morì a 11 anni l'8 marzo del 1932 e si scelse di piangere la sua morte in un giorno di lutto nazionale. Il corpo del cane fu preservato tramite tassidermia ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza, ma alcune ossa vennero sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno. L'anno precedente lo scultore Teru Andu aveva realizzato una statua in bronzo di Hachiko, che venne poi fusa, durante la Seconda Guerra Mondiale, perché c'era bisogno di armi. Nel '48, Takeshi Andu, il figlio di Teru, ricevette l'incarico di fare un'altra statua, che fu posta, come la precedente, nella stazione di Shibuya. Da allora, l'ingresso della stazione accanto alla statua si chiama Hachikō-guchi, che significa "L'entrata / uscita di Hachiko". Nel tempo sono state erette numerose altre statue e ogni anno, l'8 di marzo, si svolge, sempre nella stazione di Shibuya, una cerimonia in onore di Hachiko.

Oggi Hachiko, non è più solo, o meglio la sua statua non è più sola. Nel marzo del 2019 è uscito un articolo che raccontava di un gatto che, ogni giorno, per un'ora, si accucciava sotto il monumento. Apparteneva, e appartiene, a un pensionato che lo lasciava là "per dare conforto alle persone". La trovata, forse pubblicitaria, non è stata gradita dai più, che hanno accusato l'uomo di abuso sugli animali.

Il film con Richard Gere racconta fedelmente la storia di Hachiko. Hachikō Monogatari, invece, immagina un'ipotetica riunione spirituale fra cane e padrone dopo la morte di entrambi.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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