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Comingsoon.it sul set de Lo Hobbit! La seconda parte del nostro diario di viaggio

Siamo volati in Nuova Zelanda, dove abbiamo visitato il set capitanato da Peter Jackson.

Comingsoon.it sul set de Lo Hobbit! La seconda parte del nostro diario di viaggio

Director PETER JACKSON and IAN McKELLEN on the set of New Line Cinema's "THE HOBBIT," a Warner Bros. Pictures release.
Photo by Todd Eyre

(segue da qui...)

Finalmente sul set
16 maggio 2012

Gli edifici che ospitano i set sono meno imponenti di quanto mi aspettassi. Quello che però attira l’attenzione mia e dei colleghi appena scesi dal van sono i pannelli per il green screen: lastroni di un verde abbagliante che si stagliano all’orizzonte per almeno una ventina di metri d’altezza e almeno il doppio in lunghezza. Mi piacerebbe molto andare a osservarli da vicino, ma il delegato della produzione che ci accompagnerà per la visita impone tempi di marcia ferrei, e non ha tutti i torti. Ne avremo di cose da fare oggi…
Ci accomodiamo in una piccola saletta sistemata apposta per i giornalisti in visita. Sedie comode, uno schermo in 3D per assistere alle riprese, gli immancabili occhialetti. Il set è una sterrata dove un gruppo di comparse sta provando alcuni movimenti di lotta. Finalmente costumi e trucchi da orco! Carrie ci spiega che in realtà stiamo assistendo allo shooting della seconda unità, nel pomeriggio andremo sui set dove Peter Jackson sta lavorando. Va bene, come antipasto sembra comunque gustoso, anche perché il regista della seconda unità ha un volto familiare…
Quando arriva per la prima intervista, riconosciamo infatti Andy Serkis. Sorride evidentemente soddisfatto del lavoro che sta facendo: “Abbiamo girato per prime tutte le scene con Gollum apposta per lasciarmi dirigere la seconda unità. Peter voleva qualcuno che conoscesse il suo modo di girare e allo stesso tempo capisse alla perfezione la Terra di Mezzo, perché dovevamo fare un lavoro diverso rispetto a quello che fanno di solito le seconde unità: non giriamo soltanto inserti o scene d’azione ma anche col cast principale in momenti drammatici del film. Adoro lavorare con Peter perché con me è sia il miglior mentore che potessi trovare sia un capo che mi spinge a dare il meglio, ad osare quando giro. Non credo molti registi lo farebbero.”


Al cospetto di una leggenda vivente.

Dopo la chiacchierata con Serkis ci spostiamo in uno dei pullman adibiti a camerino personale. Praticamente un monolocale di lusso, con tanto di divanetti e bar per la colazione. Ci disponiamo in semicerchio intorno a una bella poltrona di velluto.
A riempirla arriva Sir Ian McKellen.
Personalmente è il momento più emozionante dell’intera set visit. L’attore vi si adagia con l’eleganza di un uomo che negli anni ha imparato a controllare ogni gesto, ogni espressione. Siccome l’ambiente è piuttosto fresco, Sir McKellen si avvolge in una coperta, atto compiuto senza alcun timore di tradire la propria età. Anzi, forse è proprio vederlo esporre la sua anzianità che lo rende così magnetico. Impossibile staccare gli occhi quando comincia a parlare, impossibile non ascoltare il suo eloquio cadenzato e gentile. “Quando ho letto lo script ho sentito che mancava qualcosa nel rapporto tra Bilbo e Gandalf, qualcosa riguardo il fatto che l’avrebbe scelto per accompagnare i nani in quest’avventura. Ho accennato Peter e Philippa Boyens l’idea di mettere in scena il primo incontro tra i due, quando Bilbo è ancora un bambino tra le braccia di sua madre, la celeberrima Belladonna Took. Gandalf è entusiasta della vivacità e della curiosità del piccolo, lo lascia addirittura giocare col piccolo drago che si porta dietro. Col passare degli anni però, ogni volta che torna a trovarlo, Bilbo è sempre più noioso, spento, privo di qualsiasi entusiasmo. Allora Gandalf lo sprona e lo incita a questa grande avventura. Abbiamo girato tutto questo, non so se poi verrà montato alla fine, ma mi è servito molto per approfondire l’amicizia tra i due personaggi.” McKellen ci ha anche raccontato perché ha vinto l’iniziale riluttanza a tornare nel personaggio di Gandalf: “In alcuni momenti della mia vita mi sono adagiato, anche quando non volevo. Temevo accadesse ritornando nei panni di Gandalf. Il modo in cui cerco di evitarlo adesso è avere una grande quantità di amici, anche più giovani di me. Per uno della mia età è importante ricordare che ci sono persone entusiaste, e che puoi farti contaminare dalla loro eccitazione e lasciare che ti migliorino la vita se glielo permetti. E’ ciò che sento sul set de Lo Hobbit.”
Un onore aver potuto incontrare Sir Ian McKellen


Being Bilbo

Dopo aver pranzato nell’hangar adibito a mensa insieme a comparse truccate e vestite da orchi, elfi, nani e creature a me sconosciute – credetemi, è un’esperienza piuttosto straniante fissare un orco insanguinato mentre tenti di mangiare del roastbeef – rimaniamo nell’edificio a berci un caffè quando all’improvviso arriva Martin Freeman, richiamato apposta dall’albergo in cui alloggia per rispondere alle nostre domande. A dispetto dell’aria simpatica di dimostra un uomo che va dritto al punto: “Non sento alcuna pressione nell’interpretare Bilbo Baggins a parte quella di aver scelto di stare due anni lontano dalla mia famiglia. La prima volta che ho letto Tolkien è stato quando mi hanno scelto per la parte, non sono cresciuto con "Lo Hobbit" o "Il Signore degli Anelli". Non mi interessa il giudizio degli altri, non sono loro a interpretarlo ma io. E comunque penso di essere un’ottima opzione per questo ruolo, e cosa più importante lo pensa Peter Jackson. In alcuni momenti della lavorazione abbiamo dovuto venirci incontro l’un l’altro perché avevamo idee differenti su chi era Bilbo Baggins. Quelli sono stati i momenti in cui Peter mi ha sorpreso, quando ha accettato il mio punto di vista. Lui invece mi ha fatto luce su una cosa fondamentale de Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato: non stavamo girando Il Signore degli Anelli, è un film più per famiglie e ho dovuto mettermelo bene in testa. Oltre a questo Peter ha un altro pregio che ammiro moltissimo: cerca sempre il lato umano di quello che sta realizzando. Anche le scene spettacolari sono incentrate sui sentimenti dei protagonisti, come era quella del Fosso di Helm ne Il Signore degli Anelli. Per me i film che ti fanno vedere la guerra come una qualcosa che di eccitante raccontano stronzate. I film di Jackson o i primi venti minuti di Salvate il soldato Ryan ti fanno pensare che mai vorresti trovarti in quella situazione. Perché alla fine essere vulnerabili significa essere veri, quindi per me quello che conta è raccontare la vulnerabilità di Bilbo e della sua storia.”


Nella Terra di Mezzo

Appena entrato nell’ex fabbrica dove sono stati allestiti i set principali de Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, mi è tornato alla mente lo sterminato magazzino in cui viene depositata l’Arca dell’Alleanza alla fine de I predatori dell’arca perduta. Intere porzioni di foresta, alberi a grandezza naturale, cataste di rami finti alte svari



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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