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Cher: una diva da Oscar che ha abbandonato il cinema

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Le mille vite di Cher, la cantante che ha vinto l'Oscar per Stregata dalla luna e nel 1987 fu protagonista anche di Suspect e Le streghe di Eastwick, riapparsa al cinema solo per Mamma Mia! ci risiamo.

Cher: una diva da Oscar che ha abbandonato il cinema

I meno giovani dei nostri lettori – come chi scrive - si ricorderanno sicuramentedell'epoca in cui Cher, oltre che una cantante e donna di spettacolo ultrafamosa, era anche una diva del cinema. Erano proprio quegli anni Ottanta tornati prepotentemente di moda grazie alla televisione e alla nostalgia di chi li ha vissuti e di chi avrebbe voluto viverli (ma non erano così belli, possiamo assicurarvi). Nel solo 1987 Cher interpretò 3 film memorabili e/o di grande successo: la commedia romantica di Norman Jewison Stregata dalla luna, per cui vinse l'Oscar come miglior attrice protagonista, il Golden Globe e il David di Donatello, il thriller con Dennis Quaid e Liam Neeson Suspect – Presunto colpevole e la commedia horror Le streghe di Eastwick, col mefistofelico - stavolta in senso letterale - Jack Nicholson. Quattro anni prima era già stata candidata all'Oscar come non protagonista e aveva vinto il Golden Globe per il ruolo dell'amica lesbica di Meryl Streep in Silkwood e nel 1985 aveva sfoderato un'altra performance bellissima nella parte della madre dello sfigurato Eric Stoltz in Dietro la maschera. Poi, le sue apparizioni cinematografiche si sono diradate sempre più, fino virtualmente a scomparire. Si è concessa qualche volta nelle vesti di se stessa (nei due cameo per Robert Altman in I protagonisti e Prêt-à-porter e in Fratelli per la pelle), ma a parte qualche sporadico titolo – Infedeli per sempre e Burlesque – dopo Sirene (1990) e Un tè con Mussolini di Franco Zeffirelli (1999) in un cast di gran dame, al cinema non si è più impegnata, fino alla rentrée ironica nel ruolo di una nonna che assomigliava tanto a Cher in Mamma Mia! Ci risiamo. Vogliamo ricordare qualcosa di più di questa carismatica interprete.

Cher: gli inizi

Cher nasce col nome di Cherilyn Sarkisian a El Centro, in California: figlia di un camionista di origini armene con problemi di droga e gioco e di Georgia Holt, una modella part-time e attrice in piccoli ruoli, che sostiene di essere di discendenza irlandese, inglese, tedesca e cherokee. Dopo il divorzio dal padre, la madre porta la figlia e la sorella di secondo letto in giro per l'America e non sempre è in grado di mantenerle, tanto che la futura star trascorre anche un tristissimo periodo all'orfanotrofio. A 9 anni, già dotata di una potente voce da contralto, Cherilyn, ragazzina prodigio, mette in scene a scuola il musical Oklahoma!, di cui cura le coreografie, interpretando anche i ruoli maschili. Ambiziosa e determinata, sogna la fama e guarda a Audrey Hepburn come modello. Da sempre originale ed eccentrica, spicca tra i coetanei per la sua intelligenza, il suo carattere e la sua aria da diva, nel liceo frequentato da gente benestante a cui viene iscritta quando la madre sposa un banchiere. Si emancipa giovanissima, a soli 16 anni, quando lascia la scuola e si trasferisce a Los Angeles con un'amica, in cerca di una carriera.

Sonny and Cher

Nel 1962, a 19 anni, Cher conosce Sonny Bono, di 11 anni più grande di lei e già affermato come cantante, con cui formerà un soldalizio di successo, pubblico e privato, fino al 1974. Al cinema debuttano insieme, nel musicarello Good Times (1967) firmato nientemeno che dall'esordiente William Friedkin, dove interpretano parodie di vari generi cinematografici. Insieme conquistano a metà anni Sessanta le vette delle classifiche mondiali con singoli come I Got You Babe (ricordate la canzone che sveglia Bill Murray in Ricomincio da capo?) e Little Man. Alla fine del decennio il loro rapporto entra in crisi ma i due si sposano dopo la nascita della figlia Chastity, che poi diventerà Chaz Bono. Chastity (1969) si intitola anche il primo film serio di Cher che vi interpreta una ragazza in cerca di un senso della vita, con la regia di Sonny Bono. Nonostante l'insuccesso e i conseguenti problemi economici della coppia, che nel film ha investito i propri guadagni, qualche critico nota il talento naturale della protagonista. Sonny e Cher diventano poi protagonisti di una fantasiosa sitcom sulla loro vita di coppia, dove, come Sandra e Raimondo, da noi, si punzecchiano e si prendono in giro interpretando anche scenette in costume e ovviamente cantando le proprie canzoni. Ma il loro matrimonio è in crisi, così come il loro pop leggero e gradevole, soppiantato dai ritmi rock più duri del periodo.

Cher e il suo decennio da regina dello schermo

Dopo il divorzio da Sonny Bono nel 1974, e un declino di popolarità durato qualche anno, la combattiva Cher torna e si reinventa come cantante, adattando la sua duttile voce alla musica in voga nel periodo, ma quando le vendite dei suoi dischi calano, nessuna paura: sfodera le sue capacità di attrice e dal 1982 al 1992 diventa una delle dive più amate e premiate di Hollywood. A credere in lei e a lanciarla è Robert Altman con Jimmy Dean, Jimmy Dean, che Cher interpreta anche a teatro. Mike Nichols la vede sul palcoscenico e la scrittura per Silkwood, dove è la coinquilina lesbica di Meryl Streep, personaggio con cui vince il Golden Globe e ottiene la prima nomination all'Oscar. Per Dietro la maschera, dove è una biker drogata con un figlio deforme, vince il premio come miglior attrice al festival di Cannes. Sono gli anni in cui Cher si afferma anche come personaggio: la chirurgia plastica, gli abiti bizzarri e soprattutto le relazioni con uomini assai più giovani di lei (tra questi Val Kilmer, Eric Stoltz, Tom Cruise, il chitarrista di Bon Jovi Richie Sambora e lo sconosciuto fornaio Rob Camilletti, che ha 18 anni meno di lei. Sembra presa dalla stessa magica follia che le varrà l'Oscar nel 1988 per il ruolo di Loretta Castorini in Stregata dalla luna con Nicolas Cage, una deliziosa commedia romantica in cui dal suo stesso volto sembra sprigionarsi l'incantesimo che nel film fa impazzire d'amore i protagonisti.

Nello stesso anno escono i suoi altri grandi successi. In Suspect è un'avvocatessa che difende un reduce dal Vietnam accusato di aver ucciso una donna, e che viene aiutata da uno dei giurati, con cui inizia una relazione. Ne Le streghe di Eastwick, dal romanzo di John Updike, è con Michelle Pfeiffer e Susan Sarandon una delle tre amiche del New England che evocano l'uomo ideale e vengono sedotte dal diavolo in persona. Dopo questa sequela di successi, ormai considerata e potentissima, per il film Sirene, in cui è la madre che si sposta di città in città con due figlie, in seguito alla fine di una relazione, i produttori le lasciano il controllo creativo: Cher entra in contrasto coi primi due registi, Lasse Hallstrom e Frank Oz, licenziati e sostituiti da Richard Benjamin. L'esperienza negativa e l'insuccesso del film la segnano e per questo rifiuta sia La guerra dei Roses che Thelma e Louise. In più, contrae una malattia che le causa un sovraffaticamento e le impedisce di dedicarsi al cinema e alla musica (che non ha mai lasciato), tanto che per un po' appare solo in pubblicità e televendite, attirandosi critiche e parodie. Anche se non conoscerà più al cinema la fama che per dieci anni l'ha resa regina di Hollywood, prima di rinascere ancora una volta come la leggendaria Fenice dalle sue ceneri, Cher nel 1996 debutta alla regia con un frammento del film a episodi sull'aborto, realizzato per la HBO, Tre vite allo specchio, dove interpreta una dottoressa uccisa da un fanatico antiabortista.

Cher è sempre stata e rimane un personaggio unico e affascinante nel mondo dello spettacolo: icona gay, benefattrice, donna intelligente e dalle molte vite, provocatoria e anticonformista, cantante dalle eccezionali doti vocali e attrice dal grande carisma. Purtroppo sembra avere ormai abbandonato il cinema, ma per fortuna ci resta quel suo magnifico decennio di successi a cui fare ricorso ogni volta che ce ne verrà nostalgia.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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