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Cena con delitto - Knives Out: Rian Johnson sui segreti del whodunit che è uno dei casi della stagione

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Parlando col Los Angeles Times, il brillante regista racconta la genesi e le idee dietro al suo fantasico omaggio contemporaneo ai murder mystery.

Cena con delitto - Knives Out: Rian Johnson sui segreti del whodunit che è uno dei casi della stagione

L'abbiamo detto e ripetuto e ne siamo fortemente convinti: Cena con delitto - Knives Out di Rian Johnson è uno dei film più divertenti e intelligenti della stagione, come dimostrano le numerose candidature che sta raccogliendo in giro (3 ai Golden Globe, altrettante ai Critics' Choice Awards e ai Satellite Awards), il plauso unanime della critica e l'inclusione in molte top 10 del 2019. E anche l'Academy, ne siamo certi, lo guarderà con un occhio di riguardo. Al cinema del 5 dicembre, da noi ha incassato finora 1.396.000 euro e oscilla tra la terza e la quarta posizione in classifica.

Di recente Rian Johnson, parlando col Los Angeles Times, ha fornito molti interessanti particolari sulla sua decisione di riportare in vita un genere, il whodunit, tradizionalmente associato alla letteratura e al cinema britannico.

L'idea di base era duplice, o piuttosto triplice: un whodunit che diventa un thriller alla Hitchcock e che alla fine si ritrasforma in whodunit. Questo, combinato col suggerimento dell'assassino fin dall'inizio, alla Tenente Colombo, ma presentato in modo che si provi sinceramente simpatia per quella persona. Questo crea una dinamica interessante per cui le stesse dinamiche del murder mystery diventano "il cattivo" del film. Il fatto che l'assassino venga scoperto è quello che temiamo. Una cosa che mi è sembrata molto interessante e molto metacinematografica da fare, ma mi sembrava giusta perché il genere murder mystery è sempre stato "meta", fin dalle origini. Ci sono libri scritti negli anni Venti in cui i personaggi scherzano tra di loro sul fatto di essere coinvolti in un murder mystery.

Johnson ha poi rivelato le sue ispirazioni letterarie per il film, un genere che conosce come le sue tasche ma che ha un'unica grande regina:

Christie è stata la principale. Ho letto Dorothy Sayers, John Dickson Carr, Conan Doyle. Perfino A.A. Milne (l'autore di Winnie The Pooh, ndr) ha scritto un whodunit. Era un genere così popolare che a molti piaceva cimentarcisi. Comunque io devo ancora trovare un autore di whodunit importante come Christie. Principalmente per i personaggi pittoreschi che ha creato, Per quanto venga lodata, trovo che sia ancora stranamente sottovalutata. È bravissima a coinvolgerti con queste caricature di personaggi, che tuttavia hanno una risonanza emotiva tale da catturarti, è una cosa incredibile quella che fa.

Il regista, sempre parlando di Agatha Christie, spiega che in realtà suoi libri rispecchiavano gli anni in cui li scriveva, e per questo era importante per lui fare un film di genere ambientato in epoca contemporanea.

Penso che la gente tenda ad avere questa idea sbagliata dei libri di Christie, come se fossero senza tempo e quindi racchiusi nell'ambra di un mondo di fantasia, ma non lo erano. Lei nel momento in cui scrive è molto cosciente della cultura Britannica del periodo. Ha scritto dagli anni Venti e Trenta fino ai Sessanta, e potete prendere uno qualsiasi dei suoi libri e dire di quale decennio si tratta perché parla della cultura del momento.  Perciò, se ambientiamo il film nel 2019, quello che è elettrizzante non è metterci il professor Plum (personaggio del gioco da tavolo Cluedo, ndr) con un cellulare, ma prendere i personaggi dal 2019 come lei li prendeva dalla Gran Bretagna degli anni Trenta, fare delle caricature di tipi che possono esistere solo oggi. Questo significa gli influencer sui social, i guru dello stile di vita, i troll di internet... tutte cose che sono specifiche del mondo di oggi. Mi sembrava molto corretto rendere omaggio a Christie attingendo da questi personaggi.

Se avete visto il film, sapete che a un certo punto Daniel Craig, in auto e con le cuffiette nelle orecchie, canta, ma potreste non essere familiari con la canzone. Si tratta di "Losing My Mind", dal musical di Stephen Sondheim Follies, ma il riferimento culturale è doppio: Sondheim infatti, il celebre compositore e paroliere di West Side Story, ha anche co-sceneggiato, nientemeno che con Anthony Perkins, un murder mystery del 1973, Un rebus per l'assassino.

Mentre scrivevo - racconta Johnson - ascoltavo Follies. Mi piaceva l'idea che Blanc lavorasse sul caso e a un certo punto avesse questa canzone in testa. Volevo solo inserire un riferimento a Sondheim, un personaggio fissato col mystery e coi puzzle. In realtà il personaggio che Laurence Olivier interpreta in Gli Insospettabili - non so se è una storia apocrifa - è ispirato per certi aspetti a Sondheim. Il titolo di lavorazione della pièce era "Chi ha paura di Stephen Sondheim?", e lui aveva l'abitudine di organizzare "feste con delitto" per i suoi amici. Da lì è nato il film che ha scritto con Perkins, Un rebus per l'assassino, che parla di un riccone che organizza queste folli feste a tema murder mystery. Sono un enorme fan di Sondheim, comunque, per cui mi è piaciuto molto citarlo.

Se volete leggere il resto dell'intervista (che presenta gli spoiler che noi abbiamo evitato) la trovate all'indirizzo https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2019-11-28/knives-out-ending-spoilers-rian-johnson. Noi intanto vi ricordiamo i 5 motivi essenziali per cui proprio non potete perdere Cena con delitto, al cinema.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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