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Blade Runner 2049, la sfida della luce di Roger Deakins per il difficile sequel del film

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Con Blade Runner 2049, il plurinominato direttore della fotografia Roger Deakins ha vinto il suo primo Oscar: ecco come racconta la sfida di questo sequel.

Blade Runner 2049, la sfida della luce di Roger Deakins per il difficile sequel del film

Blade Runner 2049 (2017) di Denis Villeneuve, con Ryan Gosling, Harrison Ford e Jared Leto, è stato uno dei sequel più rischiosi della storia: alla fine della corsa ha vinto due premi Oscar, agli effetti visivi e alla fotografia firmata dal maestro Roger Deakins. L'Oscar che ha stretto in mano ha un alto valore simbolico, perché Deakins era stato in precedenza nominato per ben 12 volte, sin dall'epoca di Le ali della libertà! Subito dopo avrebbe bissato con 1917, ma ora concentriamoci sulla sfida visiva di Blade Runner 2049, da lui raccontata in interviste a Variety, Deadline e Indiewire, di cui vi presentiamo stralci.

Blade Runner 2049: nuova sfida, nuovo regista, nuovo autore delle luci

In questo progetto Roger Deakins ha seguito Denis Villeneuve, designato da Ridley Scott per prendere in mano un seguito che avrebbe fatto tremare chiunque altro. Fortunatamente, Roger e Denis sapevano esattamente quello che volevano... e quello che non volevano.

Anche se è un seguito del film originale, nessuno di noi ha detto: "Okay, facciamolo uguale". Di certo non l'avrei mai illuminato come l'originale, non avrei potuto anche se avessi voluto. [...] Non posso illuminare come faceva Jordan [Cronenweth, compianto direttore della fotografia nel 1982, ndr]. Era un'epoca diversa, lui aveva una sensibilità differente. Mi sarei sentito perso e non sarebbe stata una grande soddisfazione replicare il lavoro di qualcun altro.[...]
Denis voleva aprire, vedere l'aspetto della città se il tempo atmosferico fosse cambiato. Abbiamo preso come riferimenti lo smog di Pechino, i paesaggi della Spagna meridionale. [...] Guardo sempre alla fotografia e all'architettura. In questo caso, ho visto parecchi lavori di architetti, per il modo in cui usavano la luce negli edifici. Ma non abbiamo fatto riferimento a altri film. [...]
Denis sa bene quello che vuole, Credo che la maggior parte dei concept per il design vengano rispondano alla sua visione, giusto per usare un termine abusato.

Blade Runner 2049, il matrimonio tra luce e scenografia

Se si deve creare una realtà alternativa come in Blade Runner 2049, un direttore della fotografia non può ideare le inquadrature da solo, ma deve lavorare a stretto contatto con i reparti di scenografia ed effetti visivi...

Abbiamo usato tutto il possibile. Un sacco di luci in movimento, che dovevano essere piazzate su attrezzature molto grandi, programmando col computer ogni luce, in modo tale che dessero l'idea di un'unica luce in movimento. Abbiamo usato un sacco di LED, ma anche parecchia illuminazione vecchio stile. [...] Dipendeva dalla situazione, siamo andati da enormi quantità di luci d'ambiente a catene di LED. Alcuni set sono stati illuminati letteralmente con una lampadina nuda e cruda.[...]
Dovevamo riempire un teatro di posa con della nebbia fitta. E' stato difficile lavorarci, ma ti dava quello che Denis voleva, un'atmosfera pesante, inquinata. Poi ci abbiamo messo pure la pioggia, a volte effetti di neve. Su un altro set abbiamo girato in mezzo a tantissimo fumo, davvero non vedevi nulla oltre i 5-6 metri![...]
Ho parlato con Dennis Gassner, lo scenografo, per alloggiare lucernari nello spazio, per collocare una qualsiasi luce, per definire l'illuminazione. I set sono stati praticamente progettati tenendo a mente l'illuminazione. Nell'ufficio di Luv, il soffitto è di vetro, e sopra c'è l'acqua, così potevo proiettare fantasie di luce sul pavimento. Abbiamo fatto tutto così.

Blade Runner 2049, la realtà e l'effetto visivo

Nonostante Blade Runner 2049 ospiti naturalmente un'alta quantità di interventi in CGI, Deakins e Villeneuve si sono battuti per assicurare che si appoggiassero sempre a una base ripresa dal vero.

La maggior parte dei panorami urbani sono luoghi ripresi a Città del Messico in giornate nebbiose e piovose. La troupe aerea è stata fantastica, hanno girato in condizioni davvero terribili. La luce è vera. Nella realtà è proprio quella. Naturalmente una parte del paesaggio è stata modificata con gli effetti, ma la sostanza è un posto reale, girato a Città del Messico. [...] Ha una realtà che non otterresti se lo realizzassi al computer da zero.[...]
Denis e io volevamo realizzare la più alta quantità possibile di immagini sul set, abbiamo insistito affinché, almeno quando c'erano gli attori in scena, gli elementi in primo piano e a media distanza fossero reali. Quando abbiamo girato il tetto di K nella pioggia, con Joi, una delle prime sequenze, ho parlato col reparto scenografia per creare edifici in miniatura con la prospettiva forzata. Non avevamo un enorme teatro di posa, quindi gli scenografi hanno costruito cose in miniatura, per darti l'idea della distanza e della scala, anche nei limiti di uno spazio più piccolo.


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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