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Al Cinema Ritrovato presentata la raccolta di scritti di Goffredo Fofi: "Son nato scemo e morirò cretino"

Il curatore Emiliano Morreale e il critico Paolo Mereghetti hanno animato a Bologna una frizzante e divertente presentazione il libro edito da Minimum Fax che raccoglie, in 499 pagine, 65 anni di riflessioni fofiane, dal 1956 al 2021.

Al Cinema Ritrovato presentata la raccolta di scritti di Goffredo Fofi: "Son nato scemo e morirò cretino"

Lui, Goffredo Fofi, a Bologna non c’era, e non ci sarà a nessuna presentazione di questo libro. “Fofi guarda sempre avanti, questo libro parla del suo passato, che non gli interessa”, ha spiegato nel corso del Cinema Ritrovato di Bologna Emiliano Morreale, professore universitario, storico del cinema e critico che è il curatore di “Son nato scemo e morirò cretino -  Scritti 1956-2021”, un bellissimo volume edito da Minimum Fax che raccoglie articoli, recensioni, riflessioni di un intellettuale che ha rivolto il suo sguardo sempre lucido e critico non solo al cinema, o alla letteratura, ma alla società italiana tutta.

Un percorso personale, coerente e assieme eclettico, quello di Goffredo Fofi, intellettuale irregolare che non è mai stato borghese, né accademico, né tantomeno laureato, che Morreale ha voluto restituire nel suo incessabile movimento seguendo un criterio cronologico, e non mettendo assieme gli scritti fofiani per aree tematiche o generi. Si parte così dalla Sicilia nella quale Fofi, appena diciottenne, si recò per fare il maestro, sulle tracce di Danilo Dolci, e ci si sposta poi nella Torino del boom, a Milano, si prende parte alla prima Marcia della Pace Perugia-Assisi, si raccontano il Sessantotto, Lotta continua, Totò, Mario Bava, Franchi e Ingrassia, Fellini, e tutto quello che è stata l’Italia, come società e cultura, fino ai giorni nostri.
“Quello che ancora oggi mi sorprende di Goffredo Fofi come critico”, ha detto Paolo Mereghetti, “è quello di saper sempre spingere ad allargare lo sguardo. Anche quando stroncava con la sua brutalità, e quando io non sono stato d'accordo, come quando ha definito il giovane Woody Allen ‘un insopportabile coglione’, Fofi ha sempre avuto la capacità di mostrare il film in un contesto più ampio e complesso, capace di rivelazioni interessanti”.
“E lui ha saputo mescolare alto e basso, nella sua analisi culturale, ben prima che questo diventasse una moda, o un metodo sistemico, o una posa, perché il suo sguardo era realmente capace di quell’operazione, gli era naturale”, ha detto Morreale, prendendo ad esempio certe cose scritte da Fofi riguardo il cinema fantastico italiano di Bava e Freda, o su comici popolari come appunto Totò o il duo Franco e Ciccio.

Le note e feroci stroncature di Fofi, che non hanno risparmiato nemmeno Bernardo Bertolucci nel caso di Ultimo tango a Parigi, ha aggiunto Morreale, “non hanno nulla a che vedere con certe cose piene di ignoranza e di livore che si leggono oggi online”, anche se, ha ammesso, non ha avuto cuore di mettere nel suo volume quella, celebre, dedicata ad Amarcord di Fellini.
Ma, ha ricordato proprio Morreale, Fofi è ed è stato capace di essere qualcuno capace di riconoscere gli errori del passato, che fossero legati agli anni della contestazione o a una recensione cinematografica. Proprio con Fellini, negli ultimi anni di vita del regista, Fofi strinse un grande legame d’amicizia che era basato su una profonda stima reciproca. Quella stima che, anche di fronte alle stroncature, faceva chiedere al Genio del cinema italiano chi fosse quel Goffredo Fofi che scriveva sì così male di certi suoi film, ma con tanta lucidità e capacità analitica.

Tra gli altri venerati maestri con cui Fofi ebbe legami di stima e amicizia ci sono Elsa Morante, Carmelo Bene e Italo Calvino, e nel libro di Minimum Fax c’è anche questo, così c’è l’amore di Fofi per le giovani promesse, tra le quali ci furono, ai loro tempi, gli stessi Morreale e Mereghetti. Quel che Fofi non ha mai sopportato, ha ricordato Morreale in chiusura della presentazione, sono i soliti stronzi, “che per lui sono stronzi, stronzi, stronzi”.
Che poi, purtroppo per lui e per noi, sono anche diventati larghissima e predominante maggioranza in questo presente devastato, che Fofi racconta nell’ultimo scritto del libro curato da Morreale, nel quale racconta delle facce che incontrava prendendo la prima metropolitana del mattino a Roma, e le impressioni che ne ricavava.

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