Interviste Cinema

Odio l'estate, il corale e malinconico ritorno di Aldo Giovanni e Giacomo diretti da Massimo Venier

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Dopo quindici anni il regista torna a lavorare con il trio di comici ricostituendo il quartetto dei primi grandi successi.

Odio l'estate, il corale e malinconico ritorno di Aldo Giovanni e Giacomo diretti da Massimo Venier

Fin dagli esilaranti sketch comici di Mai dire gol, il trio composto da Aldo, Giovanni e Giacomo era in realtà un quartetto, come per i moschettieri, considerando anche il loro regista: Massimo Venier. Questo fino al 2004, fino a Tu la conosci Claudia?. Tornano ora, a distanza di quindici anni, a lavorare insieme in Odio l’estate, il loro decimo film, escluse derivazioni teatrali, tutte con Paolo Guerra come produttore e Medusa alla distribuzione, per cui uscirà anche questo film, in 500 copie, a partire dal 30 gennaio.

Oltre ad Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti, anche Lucia Mascino, Carlotta Natoli e Maria Di Biase, con le gustose partecipazioni di Massimo Ranieri e Michele Placido, nei panni di un buffo carabiniere.

Sollecitato con una risata a sintetizzare Odio l’estate in una breve recensione, vista la sua consolidata passione da cinefilo, Giacomo si lascia andare con sincerità e una punta d’emozione a farci capire l’importanza di questo film per loro, al di là della solita ironia e delle battute che non mancano mai quando il trio incontra la stampa, usata anche come scudo protettivo. “Tre comici anziani recuperano l’anziano regista a cui chiedono di prendersi cura di loro perché ultimamente non stavano molto bene. Insieme decidono di vedere se è possibile recuperare la vecchia alchimia, il vecchio sentimento. Ora hanno moglie e figli, la vita è complicata”. Grandi risate, ma anche una sintesi impeccabile del film, più corale degli altri e con l’arrivo dei figli a complicare le relazioni e i rapporti. Il tutto incontrandosi in una villa sul mare, inopinatamente affittata a tutti e tre, che non si conoscono, e alla fine imparano a trascorrere del tempo piacevole insieme.

Un panorama diverso, anche quello della comicità, dopo quindici anni di separazione. Ecco l’opinione al riguardo di Massimo Venier: “Non abbiamo mai pensato a delle formule, non facciamo calcoli inseguendo chissà cosa, non sappiamo farlo. Io personalmente ho sempre cercato l’autenticità, come quando eravamo giovani e pieni di energia. Avevo sempre quella bomba in mano, cioè la loro grande comicità, oltre a l’umanità e autenticità che li caratterizzava, come sapevo conoscendoli, anche se ora meno, non avendoli visti più per molti anni. Abbiamo fatto un percorso diverso, ma ora siamo partiti da lì, dalla diversità rispetto ad allora, dall’autenticità di mettere in scena come siamo cambiati. Ho accettato di fare Odio l’estate perché avevo nostalgia di quell’emozione là e perché sento come il pubblico abbia ancora amore e affetto per Aldo, Giovanni e Giacomo, e penso che il lavoro che abbiamo fatto possa far recuperare quelle antiche alchimie e trovare degli spettatori partecipi”.

Spesso il portavoce è Giacomo, che si alterna ironizzando con Giovanni, con sparute intromissioni di pura comicità da parte di Aldo. Insomma, è molto difficile estrapolare dichiarazioni del trio, ma ci abbiamo provato. “Non sappiamo se ci sia qualcosa di autobiografico nei personaggi”, hanno detto, “ma c’è quel nucleo di sentimento con i quali abbiamo cominciato, portandoci dietro le ricchezze e le difficoltà dell’amicizia, concentrandoci sulle complicate relazioni fra persone che si trovano insieme non conoscendosi. La politica non è mai stata al centro dei nostri film, ma ci interessano le diverse tipologie umane, come è stato in questo caso. Ci sono momenti on the road, anche se più brevi di altre volte. Non c’è una ricetta misteriosa per far ridere, noi cerchiamo una storia, un’atmosfera, che ci soddisfino, oltre ai compagni di viaggio giusti e speriamo che la cosa funzioni, rimanendo fedeli a noi stessi, non ci siamo mai messi a tavolino a vedere cosa funzionasse col pubblico. Ci sembra di percepire per Odio l’estate apprezzamento, perché rispetta probabilmente il nostro modo di vedere le storie, la nostra comicità. Se funzionerà poi sarà il pubblico a decretarlo”.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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