Interviste Cinema

La Sirenetta, il regista Rob Marshall: "La Disney mi fa rischiare col musical dal vero"

Abbiamo incontrato in conferenza stampa il regista Rob Marshall e il compositore Alan Menken, colonne del remake Disney dal vero di La sirenetta, al cinema dal 24 maggio.

La Sirenetta, il regista Rob Marshall: "La Disney mi fa rischiare col musical dal vero"

Al cinema dal 24 maggio, il remake dal vero del classico Disney La sirenetta ha rappresentato due tipi di sfide diverse: per il regista Rob Marshall e per il coproducer John DeLuca si trattava di affrontare un'opera riverita, mentre per il compositore Alan Menken si trattava di recuperare e rileggere il suo stesso passato musicale. In conferenza stampa tutti e tre hanno discusso del loro impegnativo ma soprattutto altamente collaborativo lavoro su La sirenetta...

La sirenetta, reinventare il passato

Dopo quattro anni di lavoro, Rob Marshall, Alan Menken, John DeLuca e lo stesso cast si sono molto emozionati all'anteprima americana del nuovo La sirenetta. Erano in particolare stupiti di come il pubblico lì presente fosse così concentrato sul film e meno disorientato dal glamour della situazione, come accade in questi casi.
Rob, che in curriculum ha musical cinematografici come Chicago e Into the Woods, si ritiene "molto sostenuto dalla Disney", specie in un'operazione così delicata: "In realtà volevano che reinventassimo, non volevano una copia carbone. [...] Questo era un fIlm grande con un grosso budget, ma non mi hanno mai trasmesso tensione. Rispettano gli artisti, mi sento a casa. [...] La Disney ti dà la libertà di rischiare col musical, è un genere difficile, perché le canzoni non devono arrivare dal nulla, sennò rischi l'effetto sketch comico. La struttura conta." In apertura c'è una citazione della fiaba di Andersen: è stata fortemente voluta da Marshall, perché rileggendo il testo del 1830 l'ha trovato "contemporaneo già allora", e l'idea che la sirena "senza lacrime soffra di più" era un ottimo modo per cominciare il film sulla nota più alta dell'emozione.

A proposito di note, la colonna sonora presenta tre nuove canzoni, ed è stato naturalmente Alan Menken a musicarle, su parole di Lin-Manuel Miranda, che ha preso il posto del compianto Howard Ashman, del quale Alan ribadisce di aver sentito la mancanza, com'è normale. I punti dove inserire nuove canzoni li trovi nel ritmo della nuova sceneggiatura. Il pezzo scritto per Eric l'hanno concepito per esempio come inno d'amore non solo ad Ariel ma al mare stesso. Diversa strategia per il pezzo che Ariel "canta" quando sbarca sulla terra ferma: in quel momento non ha voce, quindi da spettatori abbiamo il privilegio di ascoltare la sua voce interiore. La comica "Scuttlebrat" cantata da Scuttle è nata dall'idea di comporre un ritmo caraibico, sul quale Miranda ha scritto un rap nel suo stile. Unico rammarico, la soppressione di una canzone per il re Tritone di Javier Bardem.
Ma come scrive i pezzi un pluri-premio Oscar come Menken? "Scrivi per il personaggio e per il momento specifico della storia. 'Parte del tuo mondo' per esempio nasceva con l'idea dell'acqua che scorre, dell'abbandono." Ed è così che funziona: imposti una forma per il brano, poi ti lasci andare e sperimenti in quella struttura. "Devi essere pronto a buttar via cose importanti, se gli altri ritengono che non funzionino." Fa l'esempio di un brano che buttò via, scritto per Hercules: "Shooting Star". Era troppo dolce, ci voleva qualcosa di più duro, e nacque "Go the Distance".

La sirenetta, il metodo di lavoro per il remake

È unanime una valutazione: La sirenetta è stato un lavoro collegiale, nulla è stato calato dall'alto. C'è stata anche tanta spontaneità, come quando hanno deciso d'istinto di scritturare Halle Bailey nei panni di Ariel. "Dopo cinque minuti avevamo già trovato Ariel. Dopo abbiamo visto tante attrici, ma tornavamo su di lei, ha proprio richiesto il ruolo per lei". Il test delicato e rivelatore è arrivato proprio con l'esecuzione di "Part of Your World", cantata da subito benissimo, nonostante Halle si fosse detta persino nervosa dalla libertà di reinterpretarla che le avevano concesso. Ma Menken è così: "Io non intimidisco, anche se il mio ruolo può intimidire. Passo note, poi lascio libertà, nel caso non sia convinto ti dico qualcosa. [...] Essere completamente flessibile è la chiave per ottenere i risultati ai quali miri. [...] C'era vera emozione sul suo volto. Certo mi mancava la reazione di Howard, ma Halle ha colto l'innocenza [di Ariel]."
Non tutte le scene del film sono state così semplici da rileggere: il numero musicale di "Under the Sea / In fondo al mar" intimidiva tutti, tanto che - ammettono - non facevano che rimandarlo, sapendo quanto fossero alte le aspettative. Inoltre prevedeva in scena dal vero solo Halle / Ariel, il resto era da inventare, con cautela. Una piccola idea è stata innestare la voce di Ariel sul pezzo, mentre nell'originale assisteva soltanto all'esibizione di Sebastian e degli altri abitanti del mare.

Gli attori avevano le loro difficoltà, perché nelle scene marine hanno recitato quasi sempre appesi ai cosiddetti "wires", ai cavi che erano telecomandati dai coordinatori degli stunt, chiamati anche a interpretare la coreografia insieme agli attori. Oltretutto diverse sequenze sono state un mosaico di inquadrature brevissime, perché non tutte le evoluzioni di sirene e tritoni potevano essere girate con lo stesso tipo di imbracatura, che andava cambiata più volte nell'ambito della singola scena.
Poi naturalmente esisteva la sfida artistica e meno tecnica: cantare, quando non tutto il cast aveva esperienza in merito. Marshall si diverte: "Volevano tutti cantare in realtà, erano intimoriti ma anche eccitati. Per me cantare in un musical è l'estensione della recitazione. [È vero che fa prove di sapore teatrale prima di girare?] I musical cinematografici sono già un ibrido tra teatro e cinema. Il mio lavoro è proteggere gli attori, devi dar loro la possibilità di sbagliare, è allora che crei l'intimità. Il set è sempre un luogo intimo in fondo, anche se un film è una grande produzione".
Perché le riprese in Sardegna? Nonostante secondo John la motivazione reale della scelta sia la pasta all'aragosta, più seriamente regista e produttore spiegano che serviva un luogo che presentasse sia una piccola spiaggia, sia sufficienti formazioni rocciose, sempre per omaggiare le radici in Andersen.

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