L'horror The Lodgers - Non infrangere le regole raccontato dal suo regista: "Non è soltanto una ghost story"

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L'horror The Lodgers - Non infrangere le regole raccontato dal suo regista: "Non è soltanto una ghost story"

Arriva nelle nostre sale The Lodgers - Non infrangere le regole, horror irlandese dal sapore di classica ghost story: dopo la I Guerra Mondiale in Irlanda, una fratello e una sorella abitano da soli in una grande magione di campagna ereditata dai genitori, morti suicidi nel vicino lago. Per una misteriosa ragione non possono abbandonarla, ma non si può rimanere isolati per sempre. Abbiamo raggiunto telefonicamente Brian O'Malley, regista del lungometraggio, alla sua seconda esperienza dopo l'esordio inedito in Italia di Let Us Prey.

Brian ci racconta che, mentre studiava scultura all'accademia, ha quasi subito deciso che non voleva diventare il classico artista squattrinato e ha pensato così di dedicarsi agli effetti visivi. Studiando scultura, riteneva che sarebbe stato adatto a modellare in CGI, però i lunghi studi su VHS guardate e riguardate fino al consumo l'hanno spinto a pensare che fosse la carriera di regista a interessarlo di più. Stava per accettare un lavoro da scultore per Alien: La clonazione, ma non se ne fece nulla: "Meglio così, in caso contrario sarei rimasto nell'ambito della scenografia e non sarei mai diventato un regista!" Brian si è lasciato la scultura alle spalle, anche perché è molto più veloce disegnare e ama occuparsi degli storyboard. "Comunque ho imparato un sacco alla scuola d'arte, è stato utilissimo." Non esclude che nel suo stesso modo di dirigere sia rimasto qualcosa dei suoi trascorsi da scultore, magari nel modo in cui fa muovere i corpi degli attori, ma non si tratta di una direzione conscia, nè si azzarderebbe a forzare gli attori in questo senso.

Ripercorrendo la sua formazione, Brian pensa di aver abbracciato l'horror per due ragioni: il suo interesse per la scultura figurativa e il corpo umano nelle sue declinazioni più gotiche, ma soprattutto la passione che aveva per i Depeche Mode durante gli anni del college! "Da molti punti di vista erano il portale sul mondo delle tenebre". A questo bisogna aggiungere che ha sempre amato la cinematografia più cupa, ben rappresentata da film come Alien di Ridley Scott. In più: "Sono sempre stato attratto dalla malinconia, anche se personalmente non sono malinconico, sono una persona molto positiva. Eppure la trovo molto seduttiva." O'Malley ci dice tuttavia che si sforza di non pensare in termini di genere, anche se per esempio l'uso della musica elettronica nel suo precedente Let Us Prey ha reso il film più gotico di quanto non fosse nelle intenzioni.

La sceneggiatura di The Lodgers è stata scritta da David Turpin, che è un professore di letteratura inglese gotica (oltre che un musicista). Gli era stato chiesto di scrivere una ghost story e Brian è arrivato nel progetto quando la prima stesura della sceneggiatura era stata già completata. "Non sapevano che la ghost story fosse il mio genere horror preferito, specialmente se si tratta di storie di fantasmi in costume!" Anche se dopo il suo coinvolgimento il copione non è cambiato di molto, ci confida che la sezione finale del film aveva in origine a che fare con una cantina, che per ragioni di budget è stata tagliata, in favore di una soluzione parecchio più essenziale e più astratta (non facciamo spoiler, però a parer nostro è stata una scelta indovinata). Il fatto che Brian abbia realizzato comunque di persona gli storyboard gli ha consentito di individuare nodi da sciogliere nella sceneggiatura, da ridiscutere con David.

La casa in cui The Lodgers è stato girato è considerata la "casa più infestata dell'Irlanda, anche se non capisco come si possa misurare..." Ma è un po' difficile comunque avere paura quando sei circondato da tutta le gente che c'è su un set: "Accendi la luce e nulla fa più paura, ma è una casa davvero inquietante. Lavorarci ti dà la sensazione di finire indietro nel tempo, quando ci sei dentro il mondo reale rimane fuori, a parte gli allarmi anti-incendio sul soffitto."

"La scelta dei due protagonisti mi preoccupava molto, avevamo assunto Bill Milner e Charlotte Vega. Li abbiamo fatti incontrare pochissimo prima di girare": questo non ha impedito ai due, che pure dovevano interpretare una disturbante relazione dalle possibili tinte incestuose, di diventare grandi amici. Scherzavano tra un ciak e l'altro, si sono sostenuti tantissimo. "Quando siamo arrivati alle scene più delicate, eravamo noi stessi a nostro agio, perché sapevamo che lo erano loro. Li ho ammirati, erano molto giovani per fare qualcosa di così difficile davanti alle cineprese." Riguardo al veterano David Bradley, un volto gotico da Hammer Film se ce n'è uno nel cinema contemporaneo, O'Malley è ancora incredulo di averlo ottenuto: "Pochi attori avrebbero accettato un ruolo così all'ultimo momento, a riprese già iniziate." Bradley aveva un buco di tre giorni tra altri suoi lavori, e ha deciso di prestare servizio su The Lodgers, cosa che Brian ritiene un vero onore. "Come essere umano, comunque, è molto dolce e gentile, anche se qui interpreta un uomo sinistro."

La storia è collocata in modo non esplicito nel 1920, per la precisione tra la rivolta di Pasqua del 1916 e il 1922, anno dell'Indipendenza dell'Irlanda. Negli anni del film, gli Irlandesi "vogliono poter controllare il loro futuro, ma non possono ancora farlo. Questo si riflette in un certo senso nel personaggio di Rachel e nel modo in cui concepisce la sua vita." Il personaggio di Sean, che sarà intrigato da Rachel, porta su di sè questa contraddizione: ha perso una gamba in guerra per l'Inghilterra, perché fa ancora parte di una colonia, però è visto come traditore dai suoi compaesani. "Sean è fuori posto nel suo paese, Rachel è fuori posto in casa sua. Vedono l'uno nell'altra qualcosa che riconoscono." C'è anche qualcosa di più: "Si parla di imporre un'idea di sessualità sulle persone, come ha fatto la Chiesa Cattolica d'Irlanda, con concetti tipo quello di non fare sesso prima del matrimonio. A un certo livello, The Lodgers è una classica ghost story, ma l'idea portante è: se nella tua vita sopprimi la sessualità e tutto ciò che è naturale, troverà un modo di esprimersi. In questo caso l'espressione di questa compressione è sovrannaturale". D'altronde, ne conviene, i migliori film horror e di fantascienza sono quelli che attivano metafore in grado di creare paralleli con le nostre vite.

A proposito di buoni esempi di horror, può indicarcene qualcuno? Brian O'Malley ci risponde senza la minima esitazione: "Negli ultimi anni ho visto due film davvero fantastici: uno è stato It Follows, l'idea era così semplice che non riuscivo a credere che nessuno ci avesse pensato prima! L'ho trovato sul serio disturbante. E ho penso anche che sia favoloso The Witch: un'esecuzione fenomenale."



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