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Topolino: la storia di un topo, intervista con la leggenda Disney Floyd Norman per il documentario su Disney+

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In occasione dell'uscita del documentario Topolino: Storia di un topo su Disney+ il 18 novembre, abbiamo incontrato il suo regista e una leggenda Disney doc, l'artista Floyd Norman.

Topolino: la storia di un topo, intervista con la leggenda Disney Floyd Norman per il documentario su Disney+

In occasione della disponibilità dal 18 novembre su Disney+ del documentario Topolino: Storia di un topo, abbiamo avuto il piacere di incontrare in remoto il regista del film, Jeff Malmberg, nonché una leggenda Disney doc, Floyd Norman: classe 1935, story artist e layout artist di lunghissima carriera, ha attraversato Disney, Hanna & Barbera e Pixar. Ci siamo domandati cosa sia questa magia chiamata Mickey Mouse e come sia legata all'evoluzione del mezzo e dello spettacolo. È bene ricordare che nel corso del documentario viene mostrato un nuovissimo veloce corto in animazione a mano libera, Mickey in a minute, diretto da Eric Goldberg e animato da lui stesso con Mark Henn e Randy Haycock: una celebrazione condensata di tutte le epoche grafiche e narrative di Topolino.

Storia di un topo: chi e cosa è Mickey Mouse

Alla fine domandarsi chi sia e cosa rappresenti Mickey Mouse alias Topolino, a 94 anni di distanza dalla sua nascita sullo schermo col corto Steamboat Willie, non è banale. È una delle tante domande che si pone il documentario Topolino: Storia di un topo, ripercorrendo le tappe storiche del fenomeno e del personaggio, senza dimenticare qualche questione controversa (col senno di poi) e le difficoltà di caratterizzazione che hanno afflitto il personaggio, divenuto suo malgrado un simbolo di diversi concetti, nei decenni.
Arrivato alla Disney nel 1959 per La bella addormentata nel bosco, Norman propone una sua risposta: "In larga parte, Topolino è tutti noi. È l'uomo qualunque. Rappresenta ogni uomo, donna, bambino o bambina. Possiamo tutti immedesimarci in lui, identificarci. È sempre ottimista. È pieno di mille risorse ed è un tipo simpatico. In fin dei conti è questo, un tipo simpatico, a tutti piace passare del tempo con Topolino. A un livello più intimo, però, Topolino è Walt Disney, e Walt è Topolino. Non è un caso che la voce originale di Mickey fosse proprio del maestro, Walt Disney." Per Floyd, nessun personaggio Disney può vantare quella statura: per lui è in grado di reggere una storia meglio di Paperino e Pippo, con i quali lui stesso l'ha fatto interagire nella sua carriera, forse per via del suo impatto culturale. Anche personaggi moderni mitici come il Genio di Aladdin, pur iconici, non lo sono per lui quanto Topolino.

Il punto di vista del regista Jeff Malmberg è diverso: "Sono cresciuto negli anni Ottanta in California e per me Topolino era sostanzialmente un'insegna al neon accesa nella notte e quello che ti accoglieva in un parco a tema. Andavi a Disneyland e Topolino era lì, ma non avevo davvero idea di come Mickey, un personaggio dei cartoni, fosse stato il centro della cultura cinematografica all'inizio del ventesimo secolo. Mi ha sorpreso. Vedere quelle immagini con trecento bambini in un cinema con la maschera di Topolino... mi ha reso chiaro perché fosse così importante negli anni Ottanta, anche se a quel punto era diventato un'altra cosa, un'icona di una corporation, più che un personaggio. Credo che ora stia tornando a esserlo (e si potrebbe poi fare un intero documentario sulla produzione fumettistica italiana su Topolino!) [...] È un simbolo che puoi prendere e usare in modi diversi perché è così ricco di significato, e certamente all'epoca era il simbolo dell'America. [...] Non sono un superfan, ma ne capisco il valore e la gioia che apporta, è una cosa che condividiamo tutti." Leggi anche Compie 90 anni Topolino, un simbolo suo malgrado

Topolino: Storia di un topo, gli echi del passato

Il documentario visita alcuni luoghi storici per la vita e la carriera di Walt Disney, tra cui l'albero che gli fungeva da ispirazione nella fattoria di Marceline in Missouri, o la prima sede dello studio, ancora in piedi ma adibita ad altro. Jeff è semiserio: "La gente magari mi descrive cinico eppure c'era qualcosa sotto quell'albero. Ero io che ci volevo credere? Forse. Ma l'ho sentito. C'è qualcosa pure nella Main Street di Disneyland, sarà il luogo più fotografato al mondo, di sicuro è tra quelli. E ti domandi: è l'odore di zucchero che da adulto realizzi stanno pompando nell'aria, una cosa che da bambino non notavo? O è Topolino? Non lo so, ma parte del divertimento era nei due punti di vista, quello dell'adulto scettico e del bambino stupefatto. Topolino è un invito a credere nella meraviglia delle cose, mi sa."
Come sopravvive ai tempi della CGI un personaggio nato con la matita? Funziona? Lo chiediamo naturalmente a Norman, che ha attraversato con orgoglio le due tecniche, avendo lavorato pure in Pixar (e sottolineando che lì la stessa atmosfera creativa mette in secondo piano la tecnica usata): "Come Eric Goldberg dice nel film, Topolino si anima meglio a mano libera, con matita e carta, alla vecchia maniera. Non voglio dire che non si possa animare in CGI, ma se dovessi scegliere, se animassi Topolino, preferirei carta e matita. Per me è quella l'animazione. Non per dire che i mezzi tecnici a disposizione oggi non siano impressionanti, lo sono, e ci puoi fare un sacco di cose. Ma c'è qualcosa in un personaggio come Mickey Mouse che ti spinge verso le radici. Fu creato su carta. Vive su carta. Se potessi scegliere come animatore preferirei muoverlo su carta." Ma comunque Floyd ci tiene a sottolineare che non si è mai sentito un animatore: quando arrivò alla Disney fece un tentativo con Topolino ma lo giudicò "terribile"; per lui i grandi animatori su Mickey nel passato sono stati artisti come Fred Moore e Ward Kimball, i Nine Old Men e, al giorno d'oggi, sono personalità come Goldberg e Henn.

Malmberg si schermisce quando gli faccio notare che i titoli di testa del documentario, un passaggio del mitico cortometraggio Brave Little Taylor ("Il piccolo sarto coraggioso"), sono uno dei momenti più emozionanti: sono infatti un "pencil test", una ripresa dei disegni non rifiniti e non colorati dell'animazione, ripresi in sequenza... però oggi! "Quando siamo arrivati all'Animation Research Library, che io per scherzo definisco il Fort Knox dell'animazione, mi hanno fatto vedere quella clip e ho detto: è bellissimo quello che state facendo, è come se digitalmente steste recuperando ciò che fu atto a mano".
Radici nel passato possono comportare anche contenuti datati, come per esempio alcune gag violente o razziste negli anni Trenta, sgradevoli col senno di poi. Jeff non ha voluto ignorare la questione nel documentario: "Non sono certo la persona più indicata per conversare su alcune cose tipo le immagini razziste legate a Topolino, ma sentivo che il mio lavoro era aprire quella porta e testimoniare che queste cose esistevano, per domandarci come dobbiamo porci. [...] Ho una figlia di otto anni, mi piace guardare i cartoni con lei, alcune delle animazioni antiche sono bellissime, ma altre sono estremamente problematiche, ma cosa risolve il problema? Una conversazione con tuo figlio o tua figlia? La mia responsabilità era tenere aperta la porta alla discussione."

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