Schede di riferimento
News Serie TV

Netflix: Dalla cancellazione di Sense8 alla fine di un sogno

103

Le cause, le reazioni e i possibili scenari dietro lo stop alla serie delle sorelle Wachowski e The Get Down.

Netflix: Dalla cancellazione di Sense8 alla fine di un sogno

Ci sono voluti circa venti anni per rendere Netflix la grande macchina da guerra che oggi tutti conosciamo, capace di raccogliere attorno a sé 98 milioni di abbonati attraverso 190 paesi del mondo e generare nel 2016 ricavi pari a 8,83 miliardi di dollari. Il vero punto di svolta, però, è relativamente recente. Era il febbraio del 2013 quando il servizio di video in streaming esordiva sullo scenario dell'industria dell'intrattenimento con la sua prima produzione originale. Con House of Cards, qualche mese dopo premiata con un Emmy per la regia di David Fincher, Netflix lanciava un messaggio chiaro al pubblico e alla concorrenza: nulla sarebbe stato più lo stesso. Nuovi i temi, troppo audaci e irriverenti per la tv tradizionale. Uno stile narrativo coraggioso e raffinato, ormai trascurato da quella stessa tv convita che il pubblico fosse diventato meno esigente. E una programmazione a misura di spettatore, non frazionata, senza pause, pubblicità e qualunque altra frustrante diavoleria. Una rivoluzione che nel corso degli ultimi quattro anni ha visto il numero di produzioni crescere esponenzialmente, le star fare a gara per esserne le protagoniste e le statuette raccolte raggiungere le tre cifre, con The Crown la prima a vincere come miglior serie, ai Golden Globe.

Ora qualcosa sta cambiando. Se finora ha rappresentato una sorta di isola felice per gli appassionati di serie tv, con le cancellazioni di Marco Polo prima, The Get Down poi e Sense8 nell'ultimo periodo Netflix ha mostrato almeno in qualcosa di non essere poi così diversa dagli altri. Nessuna garanzia, neppure da un servizio che ha un costo. L'originalità, le belle storie, i bravi attori... tutto relativo. È prima di ogni altra cosa una questione di quattrini, come per qualunque altra azienda di questo povero mondo, e queste ne facevano spendere troppi e guadagnare assai pochi. Ma se le prime, cui aggiungiamo Lilyhammer, sono passate più o meno nell'apatia generale di una tv che solo negli States conta ormai più di 450 titoli in onda, la cancellazione di Sense8 segna un altro punto di svolta nella storia della piattaforma: l'inizio della disaffezione del pubblico, pronto a reagire se necessario e non più a commentare la diffusione di un nuovo trailer con un banale "Un'altra serie da seguire" o "State rovinando la mia sessione d'esame". Insomma, il rapporto di fiducia si è crepato, con un boato tale da riverberarsi per giorni e coinvolgere a diversi livelli l'industria tutta.

Sense8

TROPPO COSTOSE. Una delle cose che Netflix non fa e probabilmente non farà mai è diffondere i dati d'ascolto - se così si possono definire - dei suoi show. Si tratta di un tema molto dibattuto, sebbene con una platea ormai così ampia stia diventando sempre più facile capire quali serie funzionano più di altre. In una precedente intervista, il capo dei contenuti Ted Sarandos ha spiegato che, diversamente dalla maggior parte dei network, la mission di Netflix non è avere nella propria offerta serie che siano molto seguite (non che questo dispiaccia, ovviamente) né scalare le graduatorie sulla base di questo, ma avere un'offerta capace di appagare i gusti di tutti. Questo spiega in larga parte l'esplosione di produzioni diverse tra loro, nell'ultimo periodo anche "autoctone" per i mercati internazionali (Suburra in Italia). Il metodo, dopo la cancellazione di Sense8, è ancora lo stesso. Tuttavia, sebbene non sia richiesto che tutte facciano crescere vertiginosamente il numero di sottoscrizioni come fatto dal revival di Una mamma per amica, il colosso si aspetta che investimenti ingenti come quello necessario per portare sullo schermo il drama delle sorelle Wachowski, o The Get Down, abbiano necessariamente un utile di qualunque natura. Alcuni rapporti rivelano che un episodio di Sense8 costasse 9 milioni di dollari, e che ne siano serviti 12 per produrre ognuno degli undici episodi del musical drama di Baz Luhrmann. Ovvero due delle serie più costose mai prodotte, fino a sei volte più dispendiose di una qualunque altra produzione. E, sfortunatamente, nessuna delle due era diventata popolare tanto quanto lo sono ad esempio Orange Is the New Black (rinnovata per tre stagioni in una volta sola), Stranger Things, Tredici e le serie Marvel.

IN-SENSE8. Tutto questo però poco importa ai fan, i quali giustamente ragionano in altri termini. Va detto che, rispetto ad altre produzioni della piattaforma, Sense8 aveva il valore aggiunto di essere uno show tra i più aggreganti. Era la più internazionale delle serie e trasmetteva un forte messaggio sociale di unità, accettazione, rispetto e condivisione. Negli ultimi giorni, una petizione creata per incoraggiare il servizio a tornare sui propri passi ha raccolto mezzo milione di firme; un traguardo raggiunto raramente in altre precedenti cancellazioni. Tuttavia né questa né i tantissimi messaggi accompagnati dagli hashtag #RenewSense8 e #BringBackSense8 né le minacce di disdetta hanno prodotto il risultato sperato. Con un messaggio pubblicato sui vari profili social, Netflix ha dichiarato: "Avremmo voluto poter continuare questa avventura. Se ci abbiamo messo tanto a rispondere è perché abbiamo pensato a lungo a come farlo. Ma purtroppo non è possibile. Grazie per aver amato tanto Sense8 e speriamo che rimarrete connessi con il vostro cluster in giro per il mondo".

Sense8

Ciò non è bastato a fermare la rivolta pacifica, con molti fan ancora attivi nel disperato tentativo di raggiungere un traguardo intermedio - la produzione di un capitolo conclusivo, come ci si aspetta da un servizio a pagamento. "Non potete girare un episodio finale di durata maggiore?", chiede uno di loro. Un altro aggiunge: "Non si potrebbe fare un film tv? Questo è un enorme v********o ai fan. Abbiamo aspettato con pazienza quasi due anni per l'ultima stagione, e poi ci lasciate così? Grazie Netflix". Qualcun altro, invece, scrive ironicamente: "Vorrei rinnovare il mio abbonamento a Netflix. Ho pensato a lungo a come farlo. Ma purtroppo non è possibile".

Il sostegno dei fan a Sense8 non sta passando inosservato neppure tra le persone che più direttamente ne facevano parte. Non conosciamo le motivazioni che hanno impedito agli apparenti tentativi di Netflix di riportare in onda la serie di funzionare, ma la star Brian J. Smith (interprete di Will Gorski, uno dei sensates che facevano parte del cluster della serie) ha ribadito in una lunga lettera che "per quanto possa non sembrare giusto di fronte a fan così appassionati, è SEMPRE, sempre stata una questione di numeri. Per quanto ne sappia, non c'è alcuna motivazione oscura che ha contribuito alla decisione di Netflix e so che molte persone assai intelligenti hanno fatto le dovute considerazioni prima di staccare la spina a uno show nel quale avevano già investito una quantità folle di risorse, sebbene ciò significasse che la storia non avrebbe mai avuto un finale. Penso che la parte più triste di chiudere uno show in questo modo sia sapere che il pubblico futuro non si avvicinerà mai a una storia sapendo che non ha alcuna risoluzione. Sembra un grande spreco".

Sense8

ALTRE CANCELLAZIONI? Sabato, in occasione di un suo intervento a una conferenza del sindacato dei produttori, Sarandos si è espresso a proposito di queste cancellazioni - le prime di Netflix dopo anni di rinnovi - ribadendo che "uno show enormemente costoso per un pubblico numeroso è grandioso. Uno show enormemente costoso per un pubblico ristretto è qualcosa di difficile da far funzionare nel tempo anche nel nostro modello", aggiungendo che i produttori di Sense8 e The Get Down "hanno dato un contributo straordinario alla nostra cultura con queste serie". In merito poi alle parole dell'amministratore delegato Reed Hastings, il quale ha fatto notare come Netflix abbia cancellato "davvero pochi show" e come "il rapporto sia troppo altro al momento", lasciando presagire altre cancellazioni in futuro, Sarandos ha detto: "Non mettetegli in bocca le parole, ciò che intendeva è che la Silicon Valley celebra il fallimento. È una di quelle cose che fai sapendo che ogni tanto cadi. [Ma] torni indietro e ricominci. Sei hai un successo dopo un successo dopo un successo, chiedi a te stesso: 'Ti stai impegnando abbastanza? Non ti stai adagiando?'".

Il momento delicato che Netflix sta attraversando ha aperto una riflessione anche tra chi ne condivide lo stesso campo da gioco. Nick Grad, presidente della programmazione di FX, una delle realtà televisive tradizionali più applaudite e premiate degli ultimi anni, ha commentato: "Sono contento che stiano cancellando degli show. Non so quali siano i loro ascolti, ma era inevitabile cominciare a prendere delle decisioni, non possono avere più di 10,000 serie in onda. Penso che questo li riporti nell'ecosistema in cui tutti stiamo cercando di fare gli show migliori e prendere le decisioni migliori".



  • Redattore specializzato in Serie TV
  • Appassionato di animazione, videogame e fumetti
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming