Ocean's 8 Recensione

Titolo originale: Ocean's 8

115

Ocean's 8: recensione del film di rapina al femminile con Sandra Bullock e Cate Blanchett

- Google+
Ocean's 8: recensione del film di rapina al femminile con Sandra Bullock e Cate Blanchett

Che animale è Ocean's 8? E’ un heist-movie in salsa #MeToo o un Sex and the City "aggiornato" in cui, per comprarsi delle Manolo Blahnik in tempi di crisi, le girls sono costrette a sgraffignare una collana di pietre preziose? E non pietre preziose qualsiasi, ma diamanti. E certo, perché, come cantavano Marilyn Monroe e Jane Russell ne Gli uomini preferiscono le bionde, "i diamanti sono i migliori amici delle ragazze", e quindi come resistere?

Certamente la somiglianza fra la variante in gonnella di Ocean's Eleven, Twelve e Thirteen e la serie con protagoniste Carrie, Charlotte, Samantha e Miranda c’è, e ci sono i riferimenti a tante New York stories al femminile, a cominciare da Il diavolo veste Prada, al quale è impossibile non pensare quando la macchina da presa di Gary Ross indugia felicemente su un immenso armadio pieno di scarpe. Ma anche una celebrazione del "girl power" è ben presente, e che risponda a un’intenzione programmatica o a una inconsapevole influenza dei tempi che cambiano, non possiamo dirlo con esattezza, sebbene una battuta pronunciata mentre le sette rapinatrici progettano il colpo ci fa propendere per la prima ipotesi. Quando Debbie Ocean dice: "Un lui viene notato, una lei no", il messaggio che arriva, seppure in un contesto di leggerezza e di intrattenimento, è il seguente: le donne possono essere invisibili, talmente invisibili da rubare un gioiello da 150 milioni di dollari senza che nessuno se ne accorga, cosa che nel film assicura la riuscita della losca impresa, perché le nostre ladre arrivano a muoversi indisturbate nel Metropolitan Museum di New York.

E però, e per fortuna, capita che le nostre Arsenio Lupin ogni tanto mostrino qualche debolezza, che non resistano, per esempio, alla seduzione di abiti da sera dorati o in stile glam rock, tanto più se l’occasione in cui sfoggiarli è il Met Gala, evento a cui ogni fashion victim guarda con ammirazione estatica, perché vedersi passare davanti Anna Wintour in uno dei musei più prestigiosi del mondo è un privilegio a dir poco squisito. In Ocean’s 8 l’avvenimento è anche un’opportunità per vendicarsi di un ex fidanzato e possibilmente mandarlo in prigione proprio come ha fatto lui con noi, o meglio con Debbie, che ha previsto un finale a sorpresa. Ha le sue fragilità, dunque, la capobanda con il volto di Sandra Bullock ed è il personaggio più approfondito, e insieme a Lou/Cate Blanchett prova a replicare la dinamica di coppia fra Danny/George Clooney e Rusty/Brad Pitt. Ma non ci riesce, perché per quanto le due attrici siano magnifiche, la sceneggiatura non sempre rende loro giustizia, ed è un peccato, perché le due gentili donzelle, così come la hacker di Rihanna, la stilista della Bonham Carter e la mamma di Sarah Paulson hanno enormi potenzialità. Le furfanti, insomma, hanno fegato e charme da vendere, e ce n’è una che è strepitosa: Anne Hathaway-occhi da cerbiatta, che si fa beffe della stupidità/superficialità/volubilità delle dive del cinema.

Tornando al discorso #MeToo, fra queste donne non più giovanissime (evviva gli "anta!") si sviluppa solo di tanto in tanto uno spirito di corpo a prescindere dal furto. Sono poche le scene che inneggiano alla solidarietà femminile o che raccontano crisi personali. E non ci sono intoppi nemmeno nel colpo da portare a termine, imprevisti sì, ma nulla che crei particolare tensione in chi guarda. Stupisce anche che la sceneggiatrice Olivia Milton non si sia inventata un villain come il Terry Benedict di Andy Garcia degli Ocean’s al maschile, perché parliamoci chiaro: il Claude Becker di Richard Armitage ha ben poco del cattivo, piuttosto è un bamboccione, un insulso belloccio che non ha nemmeno un decimo del carisma del Thorin Scudodiquercia impersonato dall’attore nella trilogia de Lo Hobbit. Un potenziale nemico, tuttavia, e per fortuna, a un certo punto arriva, ed è l’investigatore con il volto di James Corden che fa la sua comparsa quasi alla fine. E’ lui l’animo buffa del film, che a tratti sfrutta la vis comica di una Helena Bonham Carter forse un po’ troppo burtoniana ma comunque divertente.

E la regia? Be’, Ross non è Soderbergh, lo sappiamo, non ha il suo stile, non dà a Ocean’s 8 la giusta aria vintage, preferendo ricorrere a uno stile patinato, da rivista di moda. Ciò detto, chi scrive ama le riviste di moda e un po’ di sana futilità, e un film di rapina ben costruito. Quindi be venga la storia di Debbie e delle sue aiutanti, una storia intrigante che celebra la classe e il buon gusto, oltre all’intelligenza di noi femminucce.

Ocean's 8 è stato presentato in anteprima italiana al Filing Italy Sardegna Festival

Ocean's 8
Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
16825


Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Lascia un Commento