Le verità nascoste: recensione del thriller hitchcockiano di Robert Zemeckis

25 marzo 2021
3.5 di 5

In una lunga pausa di lavorazione di Cast Away, il regista di Ritorno al futuro si divertì a giocare con il thriller hitchcockiano, mescolandolo all'horror sovrannaturale, e anticipando temi e sensibilità fortemente attuali. Protagonisti, i bellissimi Michelle Pfeiffer e Harrison Ford. Recensione di Federico Gironi.

Le verità nascoste: recensione del thriller hitchcockiano di Robert Zemeckis

Durante una lunga pausa di lavorazione di Cast Away, necessaria affinché Tom Hanks dimagrisse il tanto che bastava per passare credibilmente da naufrago e si facesse crescere la barba, invece di starsene con le mani in mano, come avremmo fatto noi comuni mortali, Robert Zemeckis decide di girare un altro film.
Un thriller, il cui copione gli era arrivato tramite l'amico Steven (Spielberg) e che era stato scritto da Clark Gregg, oggi noto come l'agente Coulson del MarvelVerse. Il titolo era What Lies Beneath, diventato da noi Le verità nascoste.

Bastano pochissimi minuti, e già si capisce come quello di Zemeckis sia un film che grida "Alfred Hitchcock" da tutte le parti: nell'uso dell'immagine e delle inquadrature; nella musica di Alan Silvestri che rifà chiaramente Bernard Hermann; in una trama che pare iniziare come quella della Finestra sul cortile per poi deviare verso strade diverse, ma sempre chiaramente hitchcockiane (Il sospetto, certo, ma non solo). Hitchcockiani sono anche i dettagli: tanto per fare due facili esempi, il personaggio di Harrison Ford si chiama Norman, come il protagonista di Psycho, e quando parla del vicino di casa che la moglie Claire (Michelle Pfeiffer) sospetta essere un uxoricida, dice di aver parlato con un comune collega e che l'uomo "non farebbe male a una mosca".
Zemeckis, però, è tutto tranne che un amanuense, e di fare il calco di un film di Hitchcock non gli interessa nulla. Zemeckis è un regista che è sempre stato teso verso il futuro, e sono solo per via della saga di Marty McFly: a lui il futuro ha sempre interessato come prospettiva e punto di arrivo per il cinema prima che per qualsiasi altra cosa o persona. A lui interessano le possibilità espressive, le tecnologie più moderne, la capacità di rinnovare i linguaggi e i generi attraverso di esse. E allora, ecco che su una struttura classicamente alla Hitchcock, al thriller dal sottotesto psicanalitico, Zemeckis associa l'horror sovrannaturale attraverso il quale sperimentare l'utilizzo del digitale per dare nuovi confini alle immagini e alle storie.

Fatto sta che in Le verità nascoste Claire, bella moglie di un genetista che sta per pubblicare la ricerca che corona il sogno di una vita, e che ha appena visto la figlia lasciare la bella casa in riva a un lago del Vermont dove abitavano tutti assieme per il college, e che un anno prima è stata vittima di un grave incidente stradale, inizia a mostrare qualche cedimento. Prima, appunto, si convince che il vicino di casa abbia ucciso la moglie, con la quale ha un rapporto molto passionale; poi che la casa dove vive oramai sola con Norman sia infestata da uno spettro che sembra avercela con lei.
Zemeckis è bravo a confondere le acque, e mantenere il più a lungo possibile l'ambiguità di fondo: Claire è pazza? Qualcuno vuole farla passare per tale? Magari il marito, anche sembra tanto una brava persona, in fondo è pur sempre Harrison Ford, quello di Frantic santo cielo? Oppure davvero c'è un fantasma?

Nonostante questo, la critica non è stata particolarmente clemente con Le verità nascoste, prendendosela segnatamente con certe assurdità del copione, con i comportamenti irrazionali dei personaggi, con un finale che gioca al rialzo in maniera sorprendente e un po' assurda.
Eppure, queste obiezioni sembrano non mettere a fuoco le reali intenzioni di Zemeckis, uno cui della verosimiglianza della sua storia, almeno in questo caso, se ne frega abbastanza, e che gioca con la storia e coi generi per deformarli e dilatarli come si trattasse dei corpi di gomma di La morte di fa bella. Zemeckis è aereo, leggero, divertito e divertente, un Man on Wire del cinema, qualsiasi argomento tratti. Perfino il thriller, perfino i fantasmi.
È peraltro chiaro, alla fine di tutto, arrivati al gran finale che ha fatto storcere il naso a tanti, che l'unico spettro che sta a davvero cuore a Zemeckis è il cinema stesso: la sua natura fantasmatica, le sue possibilità evocative, il suo giocare con nostri sensi e il nostro cervello, e al tempo stesso confonderli e stimolarli.
Si disse, per tornare a Hitchcock, che Le verità nascoste faceva della vasca da bagno ciò che Psycho fece della doccia. Il che è anche vero: ma nella prima scena di questo film, in cui Michelle Pfeiffer è appunto in una vasca, e dove - se fate molta attenzione - già viene anticipato il tema della coincidenza e sovrapposizione di due figure femminili - non è difficile vedere un'ispirazione per certe scelte di Brian De Palma per il suo Femme Fatale, altro film che ha nella vasca da bagno in cui è immersa Rebecca Romijn un luogo cruciale. E che, non a caso, gioca con le sue protagoniste, il cinema e i generi in maniera in fondo non troppo dissimile dal film di Zemeckis.

Sono passati più di vent'anni, e la cosa che oggi colpisce immediatamente di Le verità nascoste - ben oltre i richiami ad Attrazione fatale e a certe anticipazioni di Final Destination - è il suo rappresentare, nella trama e nelle sue conclusioni, un perfetto film manifesto del #MeToo. Ma quando uscì, i cancelletti ancora non esistevano, e il film venne preso solo per quello che è.
Il che, probabilmente, era ed è un bene.

Le verità nascoste
Il Trailer Ufficiale del Film


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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