Geostorm: recensione del film catastrofico con Gerard Butler

01 novembre 2017
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Lo scozzese più famoso di Hollywood è ancora un eroe salvamondo in un pastiche di generi cinematografici a metà fra il blockbuster e il B-movie.

Geostorm: recensione del film catastrofico con Gerard Butler

E’ una curiosa coincidenza l’uscita quasi in contemporanea del disaster-movie Geostorm e di Una scomoda verità 2, due film diversi come il giorno e la notte, i maschi e le femmine e Marte e Venere che tuttavia affrontano entrambi la questione del riscaldamento globale e delle sue gravissime conseguenze sottolineando che il mondo ha in qualche modo rimediato alle nefandezze compiute e che le intellighenzie hanno cooperato per la salvaguardia del pianeta. Ma se nella realtà la minaccia potrebbe essere rappresentata dall’amministrazione Trump o dallo sfrenato desiderio di profitto di economie in crescente sviluppo, nella finzione il pericolo arriva dal malfunzionamento di un sistema di satelliti che previene incendi, tsunami, glaciazioni improvvise, eccetera. Che il miracoloso congegno si sia rotto da solo o che qualcuno lo abbia sabotato spinto da megalomania o da perfidia estrema, poco importa: ciò che conta è la tematica ambientalista e più la si affronta e meglio è.

Nel suo sacco da Babbo Natale, però, lo sceneggiatore de The Day After Tomorrow - L’alba del giorno dopo (nonché il produttore di Godzilla) ha molto altro: ha un pastiche di generi cinematografici che, a pensaci bene, è il pregio e insieme il limite di un blockbuster che più di tanto blockbuster non è, o meglio che lo è nella misura in cui si identifica con l’ennesimo film ad alto tasso di adrenalina nel quale Gerard-Leonida-Mike Banning-Butler aggiusta cose e salva persone. Smette di esserlo, invece, nel momento in cui agli scenari apocalittici preferisce le stanze del potere e gli uffici dove decrittare codici o violare sistemi di sicurezza. Insieme alle città che prendono fuoco come prosperi e alle spiagge travolte da masse d’acqua, hanno il loro peso nel racconto gli intrighi politici, un rapporto irrisolto fra due fratelli, una relazione amorosa clandestina ma non troppo e un vero e proprio space-mystery, con l’inventore del salvifico ordigno chiamato Dutch Boy costretto a tornare fra le stelle per riattivarlo.

Ecco, è questa parte "extraterrestre" la migliore di Geostorm, perché laddove non esiste la forza di gravità a galleggiare è anche il film, che si prende la libertà di impiegare il giusto tempo per capire cosa sia andato storto. Dean Devlin, insomma, rallenta felicemente il passo, stabilendo dinamiche interessanti fra i personaggi (complice l’unità di luogo) e spargendo qua e là la polverina magica dell’umorismo. Sulla Terra invece, le cose vanno avanti così così, perché Jim Sturgess nei panni del fratellino responsabile e corretto è rigido, Ed Harris in versione Segretario di Stato e Andy Garcia presidente degli States non sono che deboli figurine e soprattutto perché il cattivo non si ritaglia il giusto spazio, e questo un po' spiazza, visto che in un thriller di cospirazione con tanto di un countdown che annuncia la distruzione dell’intero globo terracqueo non può non esserci un villain coi fiocchi.

Insomma, è come se le tante facce di Geostorm sacrificassero la sua identità, lasciandolo annaspare fra i cliché dei filoni narrativi e stilistici sfiorati. Non sarebbe stato meglio allora, una volta compreso che non si poteva rifare Armageddon, seguire solamente un paio di piste o togliere di mezzo qualche sottotrama concentrandosi su azione e distruzione? Perché non aggiungere a una corsa in macchina accattivante e adrenalinica e allo spettacolo di una città trasformata in un Inferno qualcosa di ancora più catastrofico?  Perché non calcare di più la mano con una CGI già evidentissima per ammantarsi di un fascino "cartonato" da B-Movie? C'è una scena con una bomba sexy in bikini che corre per le strade di Rio cercando di evitare di surgelarsi che ha un che di meravigliosamente trash: perché non continuare così? In fondo, nessuno si aspetta il realismo ad ogni costo da un film in cui, all’improvviso, in Afghanistan, un contingente di barbuti soldati si trasforma in una parata di ghiaccioli.

Ciò che invece ci si aspetta, e che si dovrebbe pretendere, almeno in film dal cast all star e dal budget robusto, è lo sviluppo psicologico dei personaggi principali. Il Jake di Gerard Butler per fortuna una sua profondità ce l’ha e l'attore fa comunque il suo dovere e, oltre alle terra emerse, salva anche il film. Geostorm è soprattutto lui, e allora piacerà ai fan dello scozzese più celebre di Hollywood, che per una volta lo vedranno più sgualcito e meno action-hero del solito, e che avranno anche l’occasione di riflettere, come dicevamo all'inizio, su ciò che rischia di accadere alla nostra bellissima Terra.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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