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Vento di primavera: la tragica storia vera del rastrellamento del Velodromo d'inverno nel film con Jean Reno

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Il film Vento di primavera, con Jean Reno e Mélanie Laurent, racconta l'arresto di massa degli ebrei a Parigi nel luglio del 1942 e la loro deportazione dopo cinque terribili giorni nel Velodromo d'inverno. La trama e i personaggi reali della storia.

Vento di primavera: la tragica storia vera del rastrellamento del Velodromo d'inverno nel film con Jean Reno

È uscito al cinema nel 2010 il film francese Vento di primavera, scritto e diretto dalla giornalista, sceneggiatrice e regista Roselyne Bosch (autrice per Ridley Scott del copione di 1492: La conquista del paradiso) e interpretato nei ruoli principali da Jean Reno e Mélanie Laurent, accompagnati da un cast corale che comprende anche Adèle Exarchopoulos, Anne Brochet e Thierry Frémont. Il film affronta un vero e tragico episodio storico nella Parigi occupata dai nazisti (il titolo originale, La Rafle, significa “la retata, il rastrellamento”, ma il poetico “Vento di primavera” fu il sadico nome dato all'operazione) e gli attori interpretano in alcuni casi persone realmente esistite che ne sono state vittime.

La trama di Vento di primavera

Nella Francia occupata dai nazisti, la sorte degli ebrei segue l'oggi noto e triste copione: prima vengono prima costretti a portare la stella gialla, poi allontanati da ogni luogo pubblico, dal loro impiego e dalle scuole. Ma questo è solo l'inizio. Nel quartiere di Montmartre vivono molte famiglie ebree tra cui quella di Joseph, 10 anni. Nella notte tra il 16 e il 17 Luglio 1942, gli ebrei vengono rastrellati a Parigi e divisi in due categorie, famiglie e persone singole. I primi vengono rinchiusi nel Vel d'Hiv, il Velodrono d'inverno, e i secondi nel campo di Drancy, alla periferia della capitale francese, in attesa di essere deportati ad Auschwitz. Dopo un periodo di permanenza nel campo, i genitori vengono mandati via senza i bambini...

La retata del Velodromo d'inverno

Il film di Roselyne Bosch racconta la storia più tragica della persecuzione agli ebrei nella Francia occupata dei nazisti, la cosiddetta retata del Velodromo d'inverno, quando, complice il governo provvisorio collaborazionista di Vichy, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1942 vengono rastrellati – in seguito all'operazione denominata “Vento di primavera” - 13.152 ebrei di Parigi (di cui un terzo bambini), rinchiusi in parte (oltre 7000) nel campo sportivo e in parte in altri campi di transito, in attesa della deportazione nei campi di sterminio. Prima del viaggio vengono tenuti cinque giorni di attesa senza quasi acqua né cibo, in condizioni igieniche terribili e con un caldo atroce. Chi prova a scappare viene ucciso. La maggior parte di quelli che partiranno non tornerà mai più. In quella che resta la macchia più grave sulla coscienza della Francia, furono ben 9000 i poliziotti e i gendarmi francesi che collaborarono coi nazisti in questa operazione. Le trattative esclusero almeno inizialmente gli ebrei francesi, comprendendo invece i rifugiati che in Francia avevano sperato in una nuova vita: ebrei tedeschi, austriaci, polacchi, cecoslovacchi, russi e apolidi, dai 16 ai 60 anni per gli uomini e dai 16 ai 55 per le donne, coi figli (in maggioranza francesi). Alla fine i bambini verranno separati dai genitori e deportati prima di loro.

Vento di primavera: i personaggi reali che hanno ispirato il film

Il film di Roselyne Bosch è il primo incentrato esclusivamente e in modo documentato sul rastrellamento del Velodromo d'Inverno, anche se l'argomento è stato parzialmente trattato in Mr. Klein di Joseph Losey nel 1976, La chiave di Sara, di Gilles Paquet-Brenner del 2010 e nel bellissimo documentario del 2019 I bambini di Rue Saint-Maur 209, alla cui fine alcuni dei sopravvissuti o dei loro discendenti si ritrovano. Nelle intenzioni del produttore Alan Goldman, marito della regista, Vento di primavera doveva essere lo Schindler's List francese. Per ricostruire in modo più accurato possibile la storia, la regista ha affrontato un doloroso periodo di preparazione, ricerca e studio, durato 3 anni. Il personaggio di Jean Reno è in realtà nato dalla fusione di diversi medici. L'infermiera protestante Annette Monod, che nel film ha il volto di Mélanie Laurent (che ricordiamo nel ruolo della ragazza ebrea in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino) è realmente esistita, così come la Anna Traube di Adèle Exarchopoulos: sua madre e sua sorella fortunatamente, a differenza di quel che vediamo nel film, riuscirono a fuggire e a raggiungere il padre a Limoges. Anche Joseph Weismann, il bambino protagonista del film è un personaggio reale: la famiglia del marito di Roselyne Bosch viveva a Montmartre proprio vicino alla famiglia Weismann. Nel film è anche ricostruita una scena resa celebre da un filmato a colori, che vede Adolf Hitler nel suo rifugio a Berghof, con Eva Braun, autrice dei filmini casalinghi che ritraggono il dittatore nel privato.

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