Tanti auguri, Picchiatello! Jerry Lewis compie 90 anni

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Tanti auguri, Picchiatello! Jerry Lewis compie 90 anni

Il primo film di Jerry Lewis (come il primo di Stanlio e Ollio) non si scorda mai. Per chi scrive (facciamo un po' di preistoria) fu nell'arcaico 1965, in seconda elementare. All'epoca i bambini andavano al cinema coi genitori a vedere i film della Disney e basta, non esistevano altri supporti che non la pellicola e dunque proiettare un film per dei piccoli spettatori comportava un'organizzazione di un certo tipo ed era un vero e proprio evento. Quella mattina, nel Salone nobile del palazzo in cui si trovava la scuola, si proiettava un film da ridere, come si diceva. E che risate! Ricordo di aver riso praticamente dall'inizio alla fine. Solo anni dopo avrei ricostruito che quel matto sullo schermo era Jerry Lewis e il film si intitolava (da noi), Pazzi, pupe e pillole.

Forse fu l'imprinting di quella prima, spassosa pellicola, ma Jerry Lewis – nato nel New Jersey col nome di Joseph Levitch da famiglia ebrea russa, divenne un nome amatissimo e famigliare per tutti noi fortunati bambini e adolescenti negli anni Sessanta e Settanta. La sua era una comicità immediata, fisica, al tempo stesso lunare e corporea, e quell'individuo magro, dal viso lungo e gli occhi cerulei, capace di strabuzzare gli occhi e distorcere i propri lineamenti come fino ad allora non avevamo visto fare a nessuno, ci entrò subito nel cuore. Il personaggio di Jerry era un imbranato, un pasticcione, uno sempre fuori posto che combinava catastrofi a catena, dagli esiti imprevedibili.

Di lui, che oggi compie 90 anni e che con riconoscenza festeggiamo, non sapevamo niente e niente ci interessava sapere. Lo scoprimmo, e lo amammo, senza Dean Martin, il celeberrino celebre cantante di origine italiana con cui faceva coppia fissa fin dal 1946, prima nei night, poi alla radio, nei primi show televisivi e dal 1949 (con La mia amica Irma) anche al cinema in una lunga e fortunata serie di commedie. Che erano belle, coloratissime e irriverenti (in parte dirette dall'ottimo Frank Tashlin e in parte da Norman Taurog) e dove Martin faceva da spalla al comico che ne era il punto di forza. Quei film avrebbero potuto essere anche migliori se il produttore Hal Wallis, negli anni della nascita del rock'n roll e della ribellione giovanile, non avesse cercato in tutti i modi di attenuarne ed edulcorarne una comicità potenzialmente dissacrante. Prima insieme, poi separatamente, Martin & Lewis ebbero perfino una testata a fumetti della DC Comics (ebbene sì, Jerry l'imbranato ha interagito con Batman, Superman e gli altri eroi della casa) e furono protagonisti di cartoni animati. Quello che sembrava un matrimonio felice, come molte unioni finì con una separazione. I due si ritrovarono insieme su un palco solo nel 1987 a Las Vegas, per una serie di show. Quando due anni dopo Lewis cantò all'ex partner Happy Birthday, aggiunse “non saprò mai perché abbiamo rotto”.

Da solo, Jerry Lewis, attore miliardario, pagliaccio, filantropo (in America ha praticamente inventato il Telethon), polemista, maestro indiscusso di tutta una generazione di comici americani, prosegue per tutti gli anni Sessanta e parte dei Settanta una carriera in cui passa anche dietro la macchina da presa, a partire da Ragazzo tuttofare del 1960. Seguono autentiche gemme comiche come Le folli notti del dottor Jerryll, I 7 magnifici Jerry, 3 sul divano e altre, film in cui si sdoppia, si moltiplica, si trasforma. Adorato dai francesi e disprezzato non si sa bene perché dagli americani, da noi, ribattezzato Picchiatello, è molto amato, ed è il grande Carletto Romano ad accrescerne la popolarità doppiandone magistralmente la voce nasale e i balbettii. E' ospite anche della nostra televisione, dove ripropone la sua bellissima gag della macchina da scrivere invisibile (che vedete sotto, dal film Dove vai sono guai).

Negli anni Ottanta dirada le apparizioni per problemi di salute. Dopo una dipendenza giovanile da antidolorifici in seguito a un incidente per cui rischia la paralisi, ha subito diversi attacchi cardiaci con conseguenti innesti di bypass e stent, ha avuto la polmonite, la meningite, è ingrassato a dismisura per una fibrosi polmore ed è poi di nuovo dimagrito, ha sconfitto un cancro alla prostata, è finito in sedia a rotelle e si è rialzato. Come si può non voler bene a un uomo così? Ne sa qualcosa Martin Scorsese, che nel 1982 gli offrì un ruolo interpretato magistralmente in Re per una notte (e l'Academy, ancora una volta, si girò da un'altra parte) o Emir Kusturica che lo volle in Arizona Dream. E ne sanno qualcosa tutti coloro, bambini o meno, che hanno riso delle sue follie. Dei signori troppo seri non ci interessa, anche se il nostro grande desiderio resta quello di vedere il film drammatico che fu convinto a dirigere e in cui interpretava un clown in un campo di concentramento, The Day The Clown Cried. Il girato sta chiuso nella sua cassaforte e lui non vuole che nessuno lo veda, ma in rete sono affiorate foto e frammenti che fanno ben sperare. E' uno dei pochi misteri che ancora circondano la vita di questo fantastico novantenne a cui rivolgiamo il nostro grato augurio, con una photogallery di alcuni dei suoi tanti, pazzi film.


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