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Stanley Kubrick e l'eredità tradita

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Il giallo dei cambiamenti realizzati per le versioni italiane (e internazionali) scomparsi, in una scelta che disattende la volontà del regista.

Stanley Kubrick e l'eredità tradita

Chi conosce e ama Stanley Kubrick, e ha visto i suoi film al cinema o in VHS (non in dvd), sa che il regista controllava personalmente dall'inizio alla fine anche il doppiaggio e le versioni internazionali dei suoi film. Ricorderà dunque – cosa ignota ai più giovani – che ogni singolo cartello e lettera in inglese doveva, per sua espressa volontà, essere tradotto nella lingua relativa e le inquadrature in questione venivano rigirate apposta (cosa che non mancava mai di lasciarsi ammirati). Tale era la sua fiducia nei collaboratori meticolosamente scelti che, in occasione di rassegne della sua opera, preferiva fosse mostrata la versione doppiata invece di quella originale. In questo articolo ci riferiamo ovviamente al caso italiano, di cui abbiamo ricordi e notizie di prima mano, avendo avuto occasione di parlare a lungo parlato dell'argomento col compianto Mario Maldesi, suo storico direttore del doppiaggio fin da Arancia meccanica, e col suo autista e braccio destro Emilio D'Alessandro.

Esattamente 20 anni fa, con la prematura scomparsa di quello che è stato probabilmente il più grande genio intellettuale e visionario della settima arte, il suo lascito è stato immediatamente tradito. Come in ogni giallo che si rispetti, volendo a tutti i costi cercare un responsabile, i sospetti ricadono dapprima sul cognato Jan Harlan, che – a detta di molti dei collaboratori italiani – Kubrick in vita non considerava molto, scatenando le sue gelosie, e poi su Leon Vitali, il Lord Bullingdon di Barry Lyndon e suo assistente da allora in poi, che ha curato la riedizione dei suoi film in DVD. In tutto questo c'è la presenza di una major, la Warner, che ha distribuito i film di Kubrick. Senza prove i processi non si fanno, è noto, anche se gli indizi in questo caso ci sono. C'è, però, l'unica certezza che con le riedizioni digitali dei film di Stanley Kubrick il meticoloso e certosino lavoro da lui voluto, seguito, scelto e faticosamente realizzato per le varie versioni, è scomparso completamente. E, proiettando ormai i cinema quasi soltanto nel formato digitale, quando è uscita la riedizione di Shining si trattava semplicemente della versione in cui i cartelli, le scritte e perfino i nomi dei doppiatori dai titoli di coda erano scomparsi.

Ora, sembrerebbe (sarebbe) una questione da poco se non stessimo appunto parlando di Stanley Kubrick, i cui film leggendari, realizzati nel corso di lunghi anni, gli appartenevano totalmente dalla prima idea all'ultima copia uscita nelle sale. Filmmaker completo, conosceva e seguiva ogni passo della lavorazione ed è stato in questo senso l'unico a dettare legge su ogni possibile variazione della sua proprietà intellettuale e artistica. Vediamo con qualche esempio cosa significa in concreto: Il cambiamento forse più noto ed eclatante è quello operato su Shining, per cui Kubrick scelse personalmente le frasi che dovevano sostituire il proverbio che Jack Torrance batte ossessivamente a macchina invece di scrivere il suo romanzo, la cui scoperta terrorizza Wendy, prima della celebre scena sulle scale. Per l'Italia la scelta era caduta su “Il mattino ha l'oro in bocca”. Sembrerà strano, ma ha un impatto psicologico molto più forte sullo spettatore italiano del vedere ripetuto per pagine e pagine un proverbio in un'altra lingua.

In Eyes Wide Shut, uscito postumo, sono scomparse la lettera di avvertimento (scena rigirata in italiano) letta da Tom Cruise e l'articolo di giornale, la cui comprensione è essenziale. Stesso discorso vale per le didascalie tradotte in Shining, Arancia Meccanica, Barry Lyndon e altri film. Idem per la parte introduttiva di 2001 Odissea nello spazio (per tutti i dettagli dei cambiamenti operati vi rimandiamo a questo articolo). Ma la cosa che probabilmente fa più male all'appassionato – oltre alla sparizione dei titoli relativi al doppiaggio italiano - è la scomparsa della marcetta finale del Club di Topolino cantata nel finale di Full Metal Jacket in versione italiana.

Da una conversazione con Mario Maldesi (molto preciso nei suoi ricordi), Archivio Kubrick riporta; “Leon Vitali e i suoi tecnici hanno utilizzato i master audio originali spediti da Maldesi e Aragno a Londra dal 1971 in poi. Tutti i cambiamenti e le inesattezze delle versioni italiane in DVD e VHS Warner sono quindi da attribuirsi al lavoro di rimasterizzazione supervisionato da Leon Vitali, successivo alla morte di Kubrick”. Noi non sappiamo se è proprio così, perché, appunto, ci risulta (e all'epoca ci confermarono) che il custode e curatore della sua opera, almeno inizialmente, era Jan Harlan, che avrebbe dovuto occuparsi di tutelare il lavoro e il leggendario perfezionismo di un genio del cinema come Stanley Kubrick. Se non lo fece, secondo alcuni collaboratori italiani, fu per una meschina vendetta.

Come sia andata veramente non lo sappiamo con certezza, ma un fatto resta: i master in pellicola da qualche parte devono stare e la Warner potrebbe collaborare con Harlan, Vitali o chi per essi, per farli saltar fuori. Qua non si tratta solo di dettagli, ma dell'incredibile processo creativo di un regista ancora insostituibile e del lavoro fatto con estrema dedizione da chi ha cercato in tutti i modi di rendere giustizia alla sua visione, ricevendo più volte i complimenti diretti dell'autore. Nell'anniversario della sua scomparsa torniamo a parlarne, sperando che si faccia finalmente luce su un giallo che non ha motivo di essere.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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