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Santocielo, quanti pregiudizi da superare: il nostro incontro con Salvo Ficarra e Valentino Picone

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Fra provocazione con garbo e commedia paradossale, Ficarra e Picone alzano ancora la mira per analizzare in commedia pregiudizi e contraddizioni della società in Santocielo, inn sala dal 14 dicembre. Il nostro incontro con i due comici protagonisti.

Santocielo, quanti pregiudizi da superare: il nostro incontro con Salvo Ficarra e Valentino Picone

Di nuovo a Natale, con un film tutto per loro, dopo l’irruzione nel cinema d’autore de La stranezza. Ficarra e Picone tornano dal 14 dicembre in oltre 600 copie con Santocielo (distribuito da Medusa) con un film per le feste, mantenendo e anzi ampliando la voglia di raccontare nervi scoperti della nostra società, con vere provocazioni, sempre con garbo e senza dimenticare la stella polare della commedia

Questa volta si affidano a un regista come Francesco Amato, visto che entrambi da tempo pensavano di raccontare una storia con angeli protagonisti. “Un plot nato in cinque minuti incontrandoci a pranzo”, dicono i comici nel corso della conferenza stampa di presentazione, “ma che poi ha richiesto un anno e mezzo per scrivere la sceneggiatura. È stato il film a suggerirci dove andare, con la volontà di parlare di temi all’ordine del giorno”.

Perché l’uomo continua a distruggere il mondo e mettere a rischio il pianeta, tanto che in paradiso si decide di inviare sulla terra un nuovo (e definitivo) messia. Ultima occasione, o l’umanità metterà la testa a posto o sarà diluvio universale. A fare l’annunciazione e ad insufflare nel grembo della nuova Madonna il nuovo Messia viene inviato Aristide (Valentino Picone), un angelo che crede di sapere il fatto suo ma che in realtà non conosce l’animo umano e nemmeno se stesso. Tanto che tra errori di valutazione e imperdonabili leggerezze, finisce per “ingravidare” non la prescelta ma tale Nicola Balistreri (Salvo Ficarra), un professore bigotto, ossessionato dai propri pregiudizi e da ciò che la gente dice di lui.

E in un film che parte da personaggi con pregiudizi, salvo poi svelarli come tali e imparare dai propri errori, non poteva che essere un maschilista bigotto a restare incinta, a provare l’esperienza più forte che una donna possa vivere. “Lui l’amore lo cerca”, dichiara Ficarra, “ma poi scopre di averlo dentro senza sapere da dove sia arrivato. Affrontiamo il tema dei diritti, se sia giusto regolamentare un amore, cosa sia il concetto di famiglia. C’è poi una figura di psicologa (Barbara Ronchi), l’ex moglie di Nicola che lui pensa di amare ancora, che non ne azzecca una, neanche su di sé. Crediamo con orgoglio che il film affronti molte questioni. Ritengo che la famiglia esista dove c’e un sentimento, che sia costituita da due persone, con o senza figli, da più persone o da una da sola con un figlio non è cruciale. Si può mettere una regola su concetto di amore? Forse no”. 

Come spesso accaduto nei film di Ficarra e Picone, non manca la religione con il suo ruolo nella quotidianità. Spesso ci sono preti, “una volta ne ho interpretato uno anche io”, come dice Valentino Picone. “Qui è più una religiosità interiore che legata ai dogmi. C’è il personaggio di una suora (Maria Chiara Giannetta) che dice come la preghiera la faccia stare bene, una fede che riempie qualcosa che hai dentro, trovando un equilibrio. In Santocielo mostriamo come sia un ulteriore pregiudizio che gli anziani abbiano idee preconcette, invece la saggezza può far vedere una cosa in maniera naturale, come nel caso dell’amore. Come diceva Gaber, ‘si ama come il fiume che segue il suo corso’. All’inizio del film tutti hanno pregiudizi, anche Dio (Giovanni Storti) nei confronti dell’umanità. Meno male che in paradiso ora regna la democrazia, non un uomo forte, altrimenti avremmo avuto il diluvio universale. È un Dio evoluto e fico, perché ha un carattere che lo porta ad affrontare tutti gli argomenti con leggerezza, compresi quelli che del film. Spero che sia davvero così, Dio. Il film presenta idee provocatorie, che se viste con chiusura potrebbero anche sembrare blasfeme. In realtà abbiamo capito subito come la provocazione possa seminare punti interrogativi, anche in noi che scrivevamo e ci siamo divertiti ad assecondarle con leggerezza, approfondendo".

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