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Max Payne, dal videogioco al cinema passando per Mark Wahlberg

La saga videoludica di Max Payne della Remedy Entertainment diede vita a questo film con Mark Wahlberg e Mila Kunis.

Max Payne, dal videogioco al cinema passando per Mark Wahlberg

Max Payne (2008) con Mark Wahlberg e Mila Kunis è un thriller noir d'azione ispirato all'omonima serie di videogiochi creata dalla Remedy Entertainment molto tempo prima. Nonostante abbia confermato la scarsa qualità di questo tipo di adattamenti, Max Payne è stato un personaggio fondamentale per i videogame all'inizio del terzo millennio. Indaghiamo.

Max Payne, la saga di videogiochi per PC e console

Il primo Max Payne fu pubblicato tra il 2001 e il 2002 su Windows, Playstation 2 e Xbox: si trattava di un gioco d'azione in terza persona, con visuale 3D, in cui controllavamo un ex-poliziotto di New York alle prese con la malavita e un giro di una pericolosa droga, la Valchiria. Lo muoveva la vendetta, perché sua moglie e sua figlia erano state uccise tre anni prima da alcuni criminali sotto l'effetto della sostanza. La particolarità del gioco era nella sua contaminazione di più mezzi, dalla graphic novel per le sequenze d'intermezzo stile fumetto, al cinema di John Woo nella meccanica di gioco: il bullet time era diventato popolare dopo Matrix nel 1999, e ora il giocatore aveva effettivamente la possibilità di rallentare l'azione per gestire meglio gli scontri a fuoco. La direzione artistica, dalla luce all'uso dei colori, gonfiava all'inverosimile gli stereotipi noir, con un'autoironia leggera, che non diventava mai parodia.
Una guerra tra bande fu alla base del sequel Max Payne 2: The Fall of Max Payne nel 2003, sempre realizzato dai Remedy, con Max tornato nel corpo di polizia, mentre la palla dello sviluppo per il terzo capitolo passò alla Rockstar Games, già editore del secondo atto e di alcune versioni del primo. In Max Payne 3 (2012) Il nuovo team fece allontanare Max dagli Stati Uniti, ricontestualizzandolo nella malavita dell'America del Sud, proponendo per la prima volta il personaggio sulle console della generazione successiva, Playstation 3 e Xbox 360 (nonché su Windows).

Max Payne, la genesi del film con Mark Wahlberg e Mila Kunis

Il primo tentativo di mettere in cantiere un film su Max Payne risale addirittura al 2001, a caldo: la Collision Entertainment e la Dimension Films ottennero i diritti cinematografici al volo e affidarono il copione all'autore di The Shield, Shawn Ryan. Non se ne fece più nulla e il progetto fu venduto nel 2005 alla 20th Century Fox, che lo riavviò solo nel 2007 col regista John Moore, girandolo nei primi mesi del 2008.
John Moore, poi regista di Die Hard - Un buon giorno per morire, riuscì a coinvolgere immediatamente Mark Wahlberg, assicurandosi anche Mila Kunis nei panni della dura Mona Sax (importante specialmente nel secondo videogioco), ma anche un cast di contorno che comprendeva Beau Bridges, Kate Burton, Ludacris, Chris O'Donnell e Olga Kurylenko, al suo secondo adattamento videoludico dopo Hitman. Nonostante il film sia stato prodotto in pellicola 35mm (il digitale si sarebbe affermato a Hollywood solo dopo il 2010), Moore usò una cinepresa digitale speciale, in grado di girare a 1.000 fotogrammi al secondo, per realizzare tre sequenze nel bullet time che i fan avrebbero preteso.
A dispetto delle critiche durissime anche da parte degli stessi appassionati di videogiochi, Max Payne è riuscito a recuperare il budget di 35 milioni di dollari al boxoffice, portando a casa 86 milioni in tutto il mondo. Nel frattempo Wahlberg, che non aveva mai toccato il videogioco perché temeva di diventarne "dipendente", aveva ottenuto una doppia nomination ai Razzie come peggior attore, per E venne il giorno e Max Payne.

Max Payne, qualche curiosità sul lungometraggio

Prima dell'uscita si prevedeva di realizzare un sequel di Max Payne, come suggeriva la scena dopo i titoli coda, ma la 20th Century Fox non ritenne i risultati economici del film abbastanza remunerativi da giustificarlo. Forse parte dell'accoglienza tiepida al botteghino fu dovuta all'incertezza della sua collocazione presso la censura: anche se preventivamente Moore aveva girato un paio delle sequenze più violente in due modi diversi, uno meno sanguinolento per il PG-13, comunque il film rischiò il divieto ai minori "R - Restricted" nella sua versione più controllata, tanto che Moore fu costretto a tornare al montaggio per limare alcune cose e ottenere il PG-13 che la Fox voleva. Le riprese in esterni furono realizzare a Toronto, cercando di limitare il più possibile l'uso di green screen per favorire l'immedesimazione degli attori.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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