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La Moglie del Presidente, il vero fiuto politico nell'Eliseo di Chirac

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Una strepitosa Catherine Deneuve si aggira con apparente spirito fuori dal tempo, ma dimostra un fiuto politico raro e pieno di ironia nella visione in chiave di commedia di Bernadette Chirac, premiere dame di Francia. La Moglie del Presidente è da oggi al cinema con Europictures.

La Moglie del Presidente, il vero fiuto politico nell'Eliseo di Chirac

All’antica. Così viene percepita da tutti, specie all’interno dei corridoi della politica, madame Chirac, nome di battesimo Bernadette. A essere gentili qualcuno, come i suoi collaboratori più stretti, corregge la definizione con un sorriso: semmai vintage. Ma troppi sono incorsi nell’errore di sottovalutare La moglie del presidente, che irrompe con ironia e l’interpretazione irresistibile di Catherine Deneuve nell’inusuale e spassoso film di Léa Domenech, da lei anche sceneggiato insieme a Clémence Dargent, che uscirà in sala dal 24 aprile distribuito da Europictures.

Perché raccontare proprio lei, e perché in chiave comica? Non ha dubbi, la regista, “perché era divertente”. La seguiamo quando arriva all’Eliseo, grazie all’agognata elezione del marito Jacques, già sindaco di Parigi, dopo due tentativi falliti, nel 1981 e 1988, quando era stato sconfitto dal socialista Mitterand. È il gollista Chirac, erede ideale della tradizione conservatrice del generale De Gaulle, a vincere finalmente nel 1995, in un ballottaggio contro il socialista Jospin. Il film lo racconta da quel momento fino alla sua uscita dall’Eliseo, nel 2007, quando fu eletto Nicolas Sarkozy, collega di partito odiato e bollato come traditore dopo essere stato suo delfino. 

Bernadette entra nel palazzo presidenziale dell’Eliseo con i suoi tailleur confetto, magari démodé, ma firmati Karl Lagerfeld, con la speranza di ottenere il posto che merita come consigliera ascoltata. Ha sempre lavorato all’ombra del marito, infatti, dimostrando un fiuto politico poco conosciuto al di là della cerchia degli intimi, ma senz’altro importante per la carriera politica di Chirac. Sarà anche troppo antiquata, ma con abilità e pochi mezzi elabora una strategia per vendicarsi, riuscendo a diventare una figura popolare e molto amata dai media. Gira per i mercati e si lascia andare davanti all’elettorato e ai giornalisti a battute ficcanti e non troppo politicamente corrette. 

La moglie del presidente racconta la forza e la determinazione femminile necessarie ad emergere in un mondo guidato dagli uomini. Ispirata alla realtà, ma con libertà pronta a prendersi licenze cinematografiche gustose e non banali, è una commedia sulla presa di coscienza di una donna tenuta in ombra, diventando un ritratto molto attuale di una donna ritenuta già fuori dal tempo e dal mondo negli anni ’90, e come tale sottovalutata, non certo dai francesi che impararono negli anni ad amarla e rispettarla, ma soprattutto a godersi le sue divagazioni dai dettami del protocollo brillanti e inattese.

Ma qual era l’idea che si era fatta nel tempo Deneuve di Bernadette Chirac? “Come tutti, conoscevo il suo acume politico, ma sapevo che il marito non la ascoltava molto e che la coppia formata da lui e la figlia Claude la metteva quasi in disparte. Tutto questo è cambiato notevolmente quando ha lanciato la campagna delle Monete Gialle, occasione per raccogliere soldi per beneficenza a favore dei bambini malati. E naturalmente c'è stato il libro Conversazione del giornalista Patrick de Carolis nel 2001, che è stato un successo mediatico e le ha dato una nuova posizione. È diventata qualcuno. Non era più solo Madame Chirac”. Una storia che la regista ritiene universale, secondo lei infatti la vita di Bernadette “somiglia a quella di molte donne, altrettanto preparate e con un’educazione comparabile a quella del marito, ma che finiscono per mettersi in secondo piano per lasciare che il partner abbia un ruolo di primo piano”.

Se Catherine Deneuve giganteggia con il suo atteggiamento sornione e irresistibile, al suo fianco c’è un cast di livello. Dalle figlie della coppia presidenziale, la consulente del padre per la comunicazione Sara Giraudeau e la figura crepuscolare di Laurence (Maud Wyler), malata di anoressia, passando per il presidente in persona, Michel Vuillermoz, e il consigliere della premiere dame, Denis Podalydès, due colonne della prestigiosa Comédie-Française. Il film ha ottenuto un buon riscontro al botteghino francese, con oltre 800 mila spettatori e una candidatura ai premi César come regista esordiente per Léa Domenech. Una delle grandi interpreti del cinema europeo della seconda metà del XX secolo e oltre, Catherine Deneuve in carriera ha ottenuto, fra le altre cose, una nomination all’Oscar, due premi César, e il riconoscimento come miglior attrice nei tre maggiori festival mondiali: Cannes, Venezia e Berlino.

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