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L'uomo bicentenario, Robin Williams: "Un robot affascinato dal mondo, ma la mortalità ha uno scopo"

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Robin Williams era il protagonista di un film ispirato a un racconto di Isaac Asimov, L'uomo bicentenario.

L'uomo bicentenario, Robin Williams: "Un robot affascinato dal mondo, ma la mortalità ha uno scopo"

L'uomo bicentenario (1999) con Robin Williams, basato su racconto di uno dei più grandi autori della fantascienza, Isaac Asimov, è stato un terreno di prova per l'attore scomparso nel 2014. In due interviste a Science Fiction Weekly e Las Vegas Sun, Robin parlò di cosa lo avesse affascinato del film e di quale tipo di sfida richiedesse la parte di un robot, seppur dotato di sentimenti.

L'uomo bicentenario, Robin Williams e il robot di Isaac Asimov

Nelle dichiarazioni che vi presentiamo, Robin Williams discute di Andrew, l'androide che interpreta nel film diretto da Chris Columbus, col quale aveva già lavorato in Mrs. Doubtfire.

Qui si parla di intelligenza artificiale e di comportamento umano, sono due cose che mi hanno sempre affascinato. Per quello faccio l'attore, si tratta di trovare diversi punti di vista. In questo caso, c'era l'idea di una creatura in evoluzione. Asimov parlava in sostanza di una creatura umana, morale. [...] Il lavoro di Dick era molto cupo, mentre Asimov dà una visione più positiva di questi temi. E' stato il primo scrittore a pensare ai robot in senso positivo, rendendoli più umani e morali. Al robot che interpreto sono state date queste leggi interne che non può violare, ha una direttiva morale. [...] E' un'allegorìa, osservi il comportamento umano attraverso gli occhi, come succede nelle favole, di un animale. Racconti queste storie, ma di fatto parli di noi e di come reagiamo.

L'uomo bicentenario e l'interpretazione di Robin Williams

Per un attore eclettico come Robin Williams, adatto a tutti i generi e dotato di grandi capacità mimiche, c'erano tecniche precise a cui attingere per dar vita ad Andrew, senza dimenticare un ragionamento sulle necessità della storia.

Come sarebbe stato interpretare un essere concepito per un agire curioso, intuitivo? Attratto e affascinato da certe cose? [...] Alla Juilliard [accademia di recitazione, ndr] avevamo un corso chiamato "maschera". Si basa sull'idea di una maschera neutrale, un viso neutrale. Come le maschere del teatro greco, in un certo senso. All'inizio lui sembra una statua. Devi scovare le piccole cose che sono dentro, nascoste. [...] Mi affascinava il concetto di trovare all'interno di questa cosa il più leggero movimento umano. [...]
Dovevo essere nel costume per far funzionare il film, perché era importante andare a cercare appunto tutti i comportamenti umani di Andrew. Avrebbero potuto costruire un vero robot telecomandato, ma secondo me era importante che risultasse leggermente "strano" sin dal momento in cui la famiglia apre la scatola e accende Andrew, ecco perché ero già lì dentro.

L'uomo bicentenario, Robin Williams sull'immortalità

Colpisce particolarmente una considerazione di buon senso di Robin Williams, quando in una delle interviste gli viene domandato se gli piacerebbe godere della potenziale immortalità di cui gode il suo alter ego Andrew.

"Dipende" è la parola d'ordine. Se stai seduto così paralizzato a dire: "Oh che giornata meravigliosa, oggi faccio 199 anni, buon compleanno a me!" No, se è così no. Dipende dalla qualità della vita. Non saprei. Secondo me la mortalità ha uno scopo. Hai una vita, l'affronti e se cominci a spingerti oltre... non lo so.
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