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L'ultima luna di settembre: 4 motivi per vedere al cinema il film e godersi la poesia di una storia umana

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Arriva dalla lontana Mongolia L'ultima luna di settembre, esordio nella regia dell'attore e scrittore Amarsaikhan Baljinnyam, che ambienta in un villaggio rurale una storia di rapporti familiari e di tradizione e innovazione. Il film arriva al cinema oggi, 21 settembre, grazie a Officine UBU e ci sono almeno quattro valide ragioni per non perderlo.

L'ultima luna di settembre: 4 motivi per vedere al cinema il film e godersi la poesia di una storia umana

"Vi invito a rompere con il caos e la frenesia della società e a godervi la poesia di una storia umana che ci conduce alle nostre radici". Sono queste le parole che il regista Amarsaikhan Baljinnyam vorrebbe indirizzare a chi ama il cinema affinché, nel buio di una sala, si immerga nella sua opera prima, di cui è anche produttore, sceneggiatore e interprete principale. In uscita il 21 settembre con Officine UBU. L'ultima luna di settembre racconta il ritorno a casa di un figlio che vuole dare l’ultimo saluto a un padre che sta morendo e ritrovare un senso portando a termine il raccolto che l’anziano genitore ha promesso di completare prima dell'ultima luna piena di settembre. A questo riandare al passato e alle proprie origini, che quindi è un viaggio all’indietro nel tempo, corrisponde nel film un movimento in avanti, nel senso di crescita e di perdita dell’innocenza. Ecco perché possiamo parlare di un romanzo di formazione, tanto più che l’altro personaggio principale è un bambino.

Tratto dal racconto lungo "Tuntuulei" di T. Bum-Erden, L'ultima luna di settembre si apre con un’immagine meravigliosa: un uomo che, in piedi su un cavallo, tiene in mano un bastone che punta al cielo. Legato al bastone c’è un telefono cellulare da cui sta chiamando qualcuno che però non risponde. Accanto a lui, su un carretto, un uomo anziano e malato lo guarda sconsolato. In questo suggestivo inizio ci sono già i temi portanti del film, come il rapporto tra il vecchio e il nuovo, il potere rivoluzionario della tecnologia, la forza prodigiosa della natura e il legame padre/figlio. Quest'ultimo argomento è certamente una delle ragioni per cui vale davvero la pena di andare al cinema e godersi tutto d’un fiato L’ultima luna di settembre, che può contare anche su una splendida fotografia e su un'ottima direzione di attori.



Ecco tutte le sale dove vedere il film L'Ultima Luna di Settembre

Quattro ottimi motivi per andare a vedere L'ultima luna di settembre

La Famiglia

Ne L'ultima luna di settembre, il protagonista Tulgaa si è costruito una solida posizione professionale in città, dove dirige un hotel a cinque stelle. La notizia che il padre è in fin di vita lo riporta nel suo villaggio natale dopo un avventuroso viaggio. Tulgaa non è il figlio naturale dell'uomo per cui si improvviserà agricoltore, e per questo è stato spesso preso in giro dagli abitanti del villaggio. Il padre adottivo, inoltre, è sempre stato molto severo con lui, e non ha mai manifestato il suo affetto per Tulgaa con un po’ di tenerezza. Ecco perché, quando l'uomo incontra Tuntuulei (Tenuun-Erdene Garamkhand), un bambino pastore che vive con i nonni, trova in lui un’anima affine. Fra Tulgaa e Tuntuulei nasce subito un rapporto di stima e rispetto, e i due trovano conforto l'uno nell’altro proprio perché entrambi sentono la mancanza dell'amore paterno. Tulgaa, che improvvisamente ha smesso di essere figlio, può mettersi alla prova come genitore, o comunque come punto di riferimento di Tuntuulei. Tuntuulei, dal canto suo, trova il papà che tanto gli mancava e può finalmente abbassare la guardia e dividere con qualcuno le sue responsabilità di bambino cresciuto troppo in fretta.

Ne L'ultima luna di settembre manca completamente la generazione dei padri. Ci sono soltanto vecchi e bambini. Sono i vecchi che, con caparbietà, mandano avanti il villaggio, consapevoli che il loro tempo sta per finire e che anche i nipoti andranno via, per imparare a leggere, a scrivere e possibilmente a vivere.

Viaggio in Mongolia

Con i suoi indimenticabili paesaggi, L'ultima luna di settembre vi porterà nel cuore della Mongolia, una terra geograficamente lontana. Nota per le ampie steppe e la cultura nomade, si mostra, nel film, in tutta la sua bellezza: immense distese di campi, la luce rosa dei tramonti, i volti segnati dalle rughe degli anziani, i fazzoletti colorati che le donne portano sul capo, e poi i fiumi, branchi di cavalli che corrono e i sorrisi dei bambini. Confinante a nord con la Russia e a sud con la Cina, la Mongolia è lo stato con la più bassa densità di popolazione al mondo. Si estende per 1.566.000 km2 e i suoi scenari naturali sono molti vari. L'ultima luna di settembre è stato girato nella provincia dell'Hėntij, non lontana dalla capitale Ulan Bator, in un territorio caratterizzato da un altopiano stepposo a sud e da una catena montuosa a nord, con una densità della popolazione di appena 0,95 abitanti per km2.  Secondo molti studiosi, in questa regione nacque ed è sepolto Gengis Khan, il fondatore dell'Impero Mongolo.

Cultura e tradizioni

L'ultima luna di settembre è ambientato in un periodo molto particolare dell'anno, nel quale l'estate, con la sua leggerezza, la sua luce e i turisti, sta per scivolare dentro l'autunno. È un momento di bilanci e di malinconia, e non a caso il titolo originale del film, Эргэж ирэхгүй намар, significa "l'autunno non tornerà". Per i nomadi della Mongolia l'autunno vuol dire fine dei raccolti, le scuole che riaprono e l'avvicinarsi del rigidissimo clima invernale. In un certo senso, i giorni che lo precedono sono un tempo sospeso, nel quale, per esempio, Tulgaa deve stare accanto al padre nel momento del passaggio dalla vita alla morte. Per i bambini è un po’ diverso, perché la conclusione dell'estate coincide con grandi festività. Nel film, infatti, Tulgaa e Tuntuulei partecipano al Festival di lotta per bambini, che è uno degli appuntamenti preferiti dai più piccoli e l'occasione per sfoggiare i coloratissimi costumi tipici. Inutile dire che l'approssimarsi dell'autunno esprime anche lo stato d'animo dei due personaggi principali: Tulgaa sente il richiamo della città e Tuntuulei, che viene deriso dai coetanei perché non sa leggere, si rende conto che deve anche lui abbandonare le montagne e i corsi d'acqua per tuffarsi nel caos metropolitano, magari non subito ma presto, molto presto.

Scoprire una cinematografia lontana e poco conosciuta

Anche se sempre più case di distribuzione scelgono film che arrivano da territori lontani e poco conosciuti, non sono tanti i film interamente prodotti in Mongolia che hanno raggiunto l'Italia e/o l'Europa. Se L'ultima luna di settembre esce nelle nostre sale è perché il regista Amarsaikhan Baljinnyam è un personaggio conosciuto ben oltre i confini della sua terra d'origine, prima di tutto perché da attore ha partecipato alla serie Netflix Marco Polo. Ma non è la sua notorietà la ragione per cui il suo film guadagnerà le sale estere. No, L'ultima luna di settembre affronta temi universali e sentimenti universali, perché quando si tratta di emozioni, l'uomo del Polo Nord è come l'uomo del Polo Sud, e Oriente e Occidente si somigliano. Non importa, insomma, che sia nomade o stanziale, ricco o povero, monogamo o poligamo: l'uomo è sempre soggetto agli stessi tourbillon emotivi e alle stesse gioie e tristezze.

Ricordiamo che prima de L’ultima luna di settembre, i film di produzione mongola che hanno raggiunto più o meno i 4 angoli del mondo sono i recenti Ondög di Quan'an Wang, presentato in Concorso al Festival di Berlino, La storia del cammello che piange di Byambasuren Davaa e Luigi Falorni, candidato all'Oscar nel 2005, e La principessa e l'aquila di Otto Bell.

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