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Kirk Douglas compie 100 anni: auguri al grande leone!

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Il leggendario attore e produttore hollywoodiano giunge alla boa del secolo di una vita densa di amori, avventure e film.


Kirk Douglas, il “Figlio del venditore di stracci”, titolo della sua corposa autobiografia, taglia il 9 dicembre la boa del secolo di vita e nemmeno lui si aspettava di durare tanto a lungo, a giudicare dall’urgenza con cui scrive la sua storia quando di anni ne ha “solo” 72 e ha paura di non fare in tempo a raccontare tutto. Oggi non festeggiamo con gioia solo un attore che – pare incredibile - non ha mai vinto l’Oscar, ma un vero e proprio mito del cinema, che ha vissuto a pieno la sua vita e la sua arte. Un uomo che ha conosciuto la povertà più estrema e umiliante e il lusso più sfrenato, che è stato oggetto di insulti razzisti e aggressioni antisemite ma non ha mai chinato la testa, puntando sempre alle vette a cui molti dei suoi più privilegiati coetanei non sono riusciti a giungere.

Guarda la nostra Top Ten dei film di Kirk Douglas:

Nasce col nome di Issur Danielovitch Demsky ad Amsterdam, New York, da genitori ebrei russi, unico maschio con sei sorelle. Si appassiona ben presto al teatro e mantenendosi con mille lavori riesce a studiare e a perseguire il suo sogno. Campione di lotta libera, frequenta l’università e l’American Academy of Dramatic Arts e presta servizio come ufficiale in Marina durante la seconda guerra mondiale. Dal 1943 al 1951 è sposato con la modella e attrice Diana Dill, che gli dà i figli Michael e Joel. Debutta al cinema nel 1946 nel noir Lo strano amore di Martha Ivers e con questo genere continua nei primi anni della sua carriera, con Le catene della colpa di Jacques Tourneur (suo primo ruolo da villain) e Le vie della città con Burt Lancaster. La prima scelta controcorrente la fa nel 1949, quando a un filmone da studio, Il grande peccatore, preferisce un piccolo film tratto da una storia di Ring Lardner e diretto da un regista giovane, Mark Robson, su cui nessuno scommetterebbe un dollaro, Il grande campione. Nel film mette a frutto le sue qualità atletiche diventando un pugile molto credibile in quello che è ora un classico del genere e ottiene la sua prima candidatura all’Oscar. Come sua abitudine, combatte veramente, non usa stuntmen e va incontro anche a qualche incidente, visto che sul ring ha di fronte dei veri pugili.

In un periodo in cui le star sono prigioniere degli Studios e di contratti che ne determinano scelte artistiche e vita privata, Kirk si ribella, regalando un film alla Warner pur di sciogliere in anticipo l’accordo di 7 anni che lo lega a loro. Nel frattempo è diventato una star, con la reputazione di essere molto difficile. Anche se è sposato continua a macinare conquiste: colleghe di lavoro come Gene Tierney, Rita Hayworth, Linda Darnell e Ava Gardner, amiche di letto come Marlene Dietrich e giovanissime partner casuali. Tra tanti amori carnali, l’infatuazione platonica per l’infelice e disturbata Pier Angeli, che vorrebbe sposare e a cui dedica tre capitoli del libro. Le donne gli piacciono tantissimo e ci prova con tutte quelle che trova belle, una bulimia di sesso che trasmetterà al figlio Michael.

Al cinema offre un’interpretazione memorabile nel ruolo del cinico giornalista Chuck Tatum ne L’asso della manica (1951) di Billy Wilder. L’anno successivo è nel western Il grande cielo di Howard Hawks, a cui segue un altro capolavoro e la seconda nomination all’Oscar, per Il bruto e la bella di Vincente Minnelli, nel ruolo di uno spietato produttore, che Clark Gable aveva rifiutato. Nel 1954, anno del matrimonio con la francese Anne Buydens (madre di Eric - morto per overdose nel 2004 - e Peter), ha un assaggio della Dolce Vita venendo in Italia a girare Ulisse di Mario Camerini e contemporaneamente è protagonista del primo film live action Disney, 20.000 leghe sotto i mari. Di “zio Walt” ammira la creatività ma ne critica lo sguardo da affarista. Nel 1955 fonda la sua compagnia di produzione, la Bryna, dal nome della madre amatissima (per tutta la vita, invece, ricerca invano l’approvazione paterna). Nel 1957 torna a lavorare con Vincente Minnelli per un film che ama molto ma che gli provoca un’inquietante identificazione col suo soggetto, tanto da farlo star male: è il biografico Brama di vivere, su Vincent Van Gogh, sua terza infruttuosa candidatura all’Oscar.

Figlio del popolo dal bollente sangue russo, curioso del mondo, da sempre attento ai diritti delle minoranze, odia la campagna persecutoria del senatore McCarthy coi suoi processi e le liste di proscrizione che impediscono di lavorare ad alcune delle menti più brillanti di Hollywood. E’ per questo che, dopo aver già lavorato con lo sconosciuto e giovane Stanley Kubrick in Orizzonti di gloria, dopo il licenziamento di Anthony Mann lo impone alla regia e affida a Dalton Trumbo, l’uomo costretto a mille pseudonimi, la scrittura di Spartacus, suo film più ambizioso e uno dei più giustamente celebri. Proprio grazie a Douglas che lo stima moltissimo, Trumbo ritrova il suo nome e firma per lui in seguito uno dei suoi film del cuore, il western Solo sotto le stelle, apprezzato dalla critica ma condannato a morte dalla distribuzione. Poi Kirk torna a Roma per girare ancora con Minnelli Due settimane in un’altra città, pesantemente tagliato dalla censura. Acquista i diritti del libro di Sette giorni a maggio, che produce e interpreta in un ruolo per una volta positivo, mentre la sua nemesi è l’amico Burt Lancaster.

E poi I Vichinghi, Sfida all’O.K. Corral sempre col fido Burt, i tanti western, i bellici, i memorabili cattivi … sono tanti, troppi i film in cui appare per elencarli tutti. Dobbiamo a lui anche Qualcuno volò sul nido del cuculo, che compra e porta a teatro senza successo (nel cast c’è anche Gene Wilder) e senza riuscire a realizzare e interpretare il film. Tanti anni dopo, per fortuna, sarà Michael Douglas a vendicarlo e a produrre il capolavoro di Milos Forman. Ambasciatore (a sue spese), gira il mondo per conto delle amministrazioni democratica e repubblicana, e, simpatizzante per la sinistra, si ritrova a lavorare con John Wayne: non si amano e sul set c’è qualche scintilla, ma come attori si rispettano.

Nella sua lunga autoanalisi Douglas racconta tutto, fa nomi e cognomi, spavaldo e indiscreto, con una forza e un’intensità impressionanti. Sempre avanti, senza mai abbassare la guardia, deve dimostrare di saper fare tutto perché il piccolo Issur, con la sua timidezza e la sua paura di prenderle dal padre è sempre lì, pronto a prendere il sopravvento. Una vita eccessiva in tutto, politicamente scorretta e figlia di un’altra epoca (oggi mette i brividi leggere dei safari di animali selvaggi e certe osservazioni sulle donne), che però sconfigge tutti i pessimisti, i deboli, gli scettici e perfino l’ictus che lo colpisce nel 1995. È davvero una roccia questo Casanova con la fossetta sul mento. Ci piace il fatto che si sia goduto alla grande la sua lunga vita e che sia ancora coi suoi cari a festeggiarla e oggi ci uniamo coi nostri auguri, all'affetto e alla gratitudine di tutti gli appassionati di cinema del mondo.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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