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Indiana Jones e il Quadrante del Destino, com'è nato quel finale, la spiegazione di James Mangold

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James Mangold, regista dell'ultimo Indiana Jones e il Quadrante del Destino, ha spiegato in un'intervista come sia nato il climax visionario del film, già disponibile in Blu-ray e 4K, tra poco su Disney+ in streaming.

Indiana Jones e il Quadrante del Destino, com'è nato quel finale, la spiegazione di James Mangold

Indiana Jones e il Quadrante del Destino è già disponibile in Blu-ray e Ultra HD 4K, mentre dal 15 dicembre sarà in streaming su Disney+: il suo regista James Mangold, intervistato da io9, ha spiegato come sia nato il particolare climax visionario del film, una mossa azzardata che ha rischiato di dividere il pubblico peggio del frigo del Teschio di cristallo, ma che alla fine (parere personale di chi scrive) ha una sua coerenza poetica col personaggio. Naturalmente proseguiamo in zona spoiler. Leggi anche Indiana Jones e la maledizione dell'Ultima Crociata: le radici del Quadrante del Destino e del suo paradosso

Il finale di Indiana Jones e il Quadrante del Destino: "Qualcosa di più coraggioso" [SPOILER]

Nel finale di Indiana Jones e il Quadrante del Destino, Indy torna indietro nel tempo nella Siracusa di Archimede, nel 212 a.C., durante l'assedio. Ci finisce in compagnia della sua figlioccia Helena (Phoebe Waller-Bridge) e del cattivo nazista mai redento Voller (Mads Mikkelsen): sopraffatto e stanco, Henry ha la tentazione di finire i suoi giorni proprio lì, nella storia che in fondo non ha fatto altro che rivisitare per tutta la sua esistenza. Un viaggio nel tempo, per giunta condito di paradosso temporale, è una mossa azzardata per un film di Indiana Jones, però James Mangold non aveva nessuna voglia di riciclare finali risaputi. E spiega:

Quando ho cominciato a occuparmi del film, avevano già provato a giocare con alcune idee diverse, che in sostanza rimasticavano quello che era successo nel primo film. Altre apparizioni, altri fantasmi. Mi sembrava di guardare sempre lo stesso film, mentre provavo a visualizzare quello che c'era nei vari copioni. [...] Non volevo l'effetto "Ma come, c'è un'altra Morte Nera?" [tipica critica al Ritorno dello Jedi, che ripropone una situazione di Guerre stellari, ndr]
Il film esplora il tema del tempo, passato e presente. Ho usato quello come idea centrale. Quando avevamo iniziato a scrivere, avevamo ipotizzato di tornare nella Germania nazista del 1938. [...] A mano a mano che ci avvicinavamo, mi è venuto in mente che: a) Era quello che il pubblico si sarebbe aspettato, non ci sarebbe stata sorpresa; b) Saremmo ripiombati nell'introduzione stessa del film, solo con un Indy anziano che correva in giro a 79 anni. Sentivo di aver bisogno di una cosa più sorprendente, più coraggiosa, qualcosa che toccasse anche Indy. Se fosse tornato nella Germania nazista, sarebbe stato semplicemente l'eroe che impediva a Voller di eseguire il suo piano. Se fosse invece finito dove ora finisce nel film, avrebbe affrontato domande più grandi sulla sua vita, su quello che per tutta la vita aveva studiato. Ho pensato che sarebbe stato più interessante. E di solito è meglio essere coraggiosi, se ne hai la possibilità.
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