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I migliori venti film del 2021, al cinema e in streaming

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Ecco quali sono stati secondo il critico di Coming Soon Federico Gironi i venti migliori titoli visti in sala o sulle piattaforme nel corso del 2021.

I migliori venti film del 2021, al cinema e in streaming

Più che una classifica dei migliori film, più che una Top 20 dei titoli migliori visti in sala o in streaming nel corso dei 12 mesi del 2021, a lungo resi complicati a causa della pandemia in cui ancora oggi ci troviamo, quello che troverete qui di seguito è un elenco.
Un elenco in ordine alfabetico, e non quindi una lista ordinata per gradimento crescente o decrescente, dei venti migliori film che, a mio sindacabilissimo giudizio, abbiamo avuto modo di vedere nel corso dell'anno.
Perché una lista dei migliori film dell'anno è, al giorno d'oggi, inevitabile; mettere i titoli però in un ordine che non sia quello del gusto personale aiuta un po', almeno un po', a tenere a bada il mio fastidio per le classifiche e il vostro per il tasso inevitabile di idiosincrasie e soggettività che finisce col far parte di un lavoro di questo genere.
E quindi, dopo questa introduzione, ecco qui i venti migliori film del 2021. Secondo me.

I 20 migliori film del 2021 al cinema e in streaming

  • Ariaferma
  • The Beatles: Get Back
  • Being the Ricardos
  • City Hall
  • Il colore venuto dallo spazio
  • Drive My Car
  • È stata la mano di Dio
  • First Cow
  • Ghostbusters: Legacy
  • Luca
  • Marx può aspettare
  • No Sudden Move
  • La persona peggiore del mondo
  • Pig
  • Quasi Natale
  • Raya e l’ultimo drago
  • Scompartimento n. 6 - In viaggio con il destino
  • Sesso sfortunato o follie porno
  • Shiva Baby
  • The Velvet Underground

Ariaferma (cinema)

Era a Venezia ma non in concorso. Siccome lo so come funzionano i festival, un pochino, posso anche capire che la scelta di mettere Ariaferma fuori concorso non sia stata dettata da motivi "artistici" ma da questioni magari banalmente temporali. Come che sia, il concorso l'avrebbe meritato eccome, Ariaferma, un film in cui una continua, logorante tensione inesplosa, come nei migliori film di genere, va di pari passo con una straordinaria capacità di raccontare eventi e personaggi personaggi in maniera sfumata e senza paura della complessità. Volti e interpreti perfetti (Toni Servillo e Silvio Orlando protagonisti di una gara di bravura tutta in sottotono), e una scrittura complessa e intelligente che si traduce in immagini concretissime e quasi oniriche al tempo stesso.

The Beatles: Get Back (streaming)

Come dite? Non è un film? Beh, che non sia un film lo dite voi. Lo è a tutti gli effetti. Che poi sia stato messo in streaming (su Disney+) diviso in tre parti poco importa. E poi anche chissenefrega, scusate. The Beatles: Get Back non è solo uno dei migliori film dell'anno (forse, mi sbilancio, il migliore di tutti) ma un documento imperdibile e irripetibile che riguarda non solo gli appassionati dei Fab Four, o di musica, ma la cultura tutta del XX secolo, che ti fa cadere per terra la mascella e piangere tante lacrime. Dentro c'è tutto: l'elemento umano e il miracolo della creazione; la musica; il bene che qui quattro si volevano, specialmente quei due che tutti vogliono rivali (come si guardano John e Paul, manco Patrick e Keanu in Point Break); il genio e l'artigianato; i sorrisi e i rancori; il mondo come lo conoscevamo.

Being the Ricardos (streaming)

Terzo film da regista di uno dei maggiori sceneggiatori viventi, Aaron Sorkin. E dei tre, il migliore: con tutto che i precedenti Molly's Game e Il processo ai Chicago 7 erano già belli. La storia di Being the Ricardos è quella di Lucille Ball e Desi Arnaz, sintetizzata nel racconto di una settimana cruciale della loro vita professionale e privata (ma ci sono anche i flashback sul passato, le ricostruzioni di scene celebri di "I Love Lucy" e inserti in stile mockumentary). Tecnicamente Sorkin non è un visionario, ma lo stile e il ritmo sono a metà tra il cinema classico e la serie tv. I dialoghi vabbe', nemmeno sarebbe da sottolinearli. Ma quel che emerge, ancora una volta, è che Sorkin è un ottimo regista d'attori: qui recitano tutti benissimo, pure le sedie. Su tutti, la Kidman e J.K. Simmons. Non vi piace Sorkin? Problema vostro.

City Hall (cinema)

Presentato al Festival di Venezia 2020, è stato distribuito in sala nel 2021 dalla Cineteca di Bologna, sempre sia lodata. Magari non è arrivato dappertutto, e se non lo avete visto siete giustificati, ma correte a recuperarlo. Soprattutto se vi piacciono i documentari, o siete tra quelli che al bar non fanno altro che parlare dei loro sindaci, di quanto è amministrata male la città, di quanto i mezzi pubblici funzionino male e via dicendo. Infatti City Hall, nuovo bellissimo documentario di Frederick Wiseman, dovrebbe essere visione obbligatoria per tutti coloro che fanno politica a livello locale, ma forse pure nazionale.

Il colore venuto dallo spazio (streaming)

In ordine sparso: H.P. Lovecraft, Nicolas Cage, Richard Stanley (regista redivivo che aveva alle spalle due cult come Hardware e Dust Devil). Che goduria. Che gran divertimento. Sfacciato all'inversimile, eppure anche sottile (a modo suo), Il colore venuto dallo spazio mescola il weird, il camp, il perturbante freudiano, perfino certe analisi psicanalitiche sulla famiglia e le sue dinamiche. Esticamente fonde film come Annientamento, La cosa e Mandy, ma rimane sempre personalissimo. Cage, che oramai gira solo cose folli o personalissime o entrambe le cose assieme, non è solo l'attore dell'eccesso e dello scult, e si vede nelle pieghe della sua recitazione. Qui. Di altrove, parliamo tra poco.

Drive My Car (cinema)

La verità verissima? Quella proprio sincera? Non l'ho ancora visto. Ma mi fido di Mauro Donzelli che l'ha recensito per noi, e dei tantissimi critici di innumerevoli testate che in questi giorni l'hanno messo (quasi sempre in testa o in altissima posizione) nelle loro classifiche. Drive My Car, peraltro, è il secondo film uscito nel corso del 2021 diretto dal giapponese Ryûsuke Hamaguchi; il primo, Il gioco del destino e della fantasia, pare sua bellissimo pure quello. Pure quello non l'ho visto. Anche i critici hanno i loro limiti. Scusatemi, amici miei della Tucker Film. Recupererò, lo prometto.

È stata la mano di Dio (cinema e streaming)

Paolo Sorrentino, la morte dei suoi genitori, Diego Armando Maradona, Napoli, Antonio Capuano, il mare, i contrabbandieri, la mozzarella, le donne, la Super Fessa, Federico Fellini, il VHS di C'era una volta in America, Pino Daniele. Boh, io non lo so cosa si può volere di più. Per me una folgorazione. E dire che sono un sorrentiniano, e dire che questo, alla fine dei conti, è il meno sorrentiniano dei film di Sorrentino. E però che film bellissimo, che film commoventissimo che è È stata la mano di Dio. Ha vinto meno di quel che ci si poteva aspettare a Venezia (era il mio Leone d'Oro), vediamo quel che farà agli Oscar. Se l'avete visto in sala, meglio, sennò c'è Netflix. Grazie Netflix.

First Cow (streaming)

First Cow era stato in concorso alla Berlinale del 2020. Poi era sparito. In Italia è arrivato grazie a MUBI (grazie MUBI), la piattaforma streaming dedicata al cinema d'autore e di qualità, e che a differenza delle altre ha una proposta che nasce da una curatela, e non dall'accumulazione di titoli e dagli algoritmi. MUBI peraltro è anche distributore, e il film di Kelly Reichardt è stato uno dei primi titoli che hanno diffuso. Un film che è un western anomalo, che parla di amicizia, e di economia, e di rapporti di potere, e del tempo che passa. Ambientazioni meravogliose, ottimi attori e un ritmo che dovrebbe tornare a essere quello della nostra vita.

Ghostbusters: Legacy (cinema)

Fare del fan service. Ovvero: fare dei film per soddisfare aspettative e bramosie dei fan, senza stare a considerare quello che è giusto per il racconto, per il film, per il cinema. Ecco, Ghostbusters: Legacy non è tutto questo. O meglio: è un film che i fan li fa contenti eccome, ma che (proprio per questo) prima di tutto bada al racconto, al film, al cinema. E a un uso dell'immaginario condiviso, e del patrimonio della saga originale dei Ghostbusters, che è adatto al tempo che è trascorso, al presente, e che è rispettoso e sincero e commoventissimo. Per me un grande film d'intrattenimento, un blockbuster come quelli di una volta con la forza spettacolare di quelli di oggi, ma senza baracconate. Bravo, Jason Reitman.

Luca (streaming)

Eccola, l'immancabile Pixar. No, anzi: la Disney-Pixar. Con questa volta, al timone del film, un italiano DOC: Enrico Casarosa, che in Luca ha raccontato una storia personalissima, legata ai luoghi e ai personaggi della sua infanzia. Eccoci quindi trasportati nell'immaginaria Porto Rosso, località delle Cinque Terre, all'inizio degli anni Sessanta, ed ecco un bambino non umano, una piccola creatura marina, che decide di andare a visitare la terra degli umani: facile, visto che fuori dall'acqua assume sembianze umane pure lui. Difficile per tutto il resto. Un gioiellino, Luca, un film che, come nella migliore tradizione della Pixar, mette assieme tecnica, racconto, avventura, sentimento, risate e commozione.

Marx può aspettare (cinema)

Dentro Marx può aspettare c'è, come dicono quelli bravi (o quelli che non sanno bene cosa dire) "tutto il cinema di Marco Bellocchio". Ed è vero. Dal punto di vista dei temi, come da quello dei riferimenti. E però dentro Marx può aspettare, oltre che il cinema, c'è dentro tutta la tagliente, spietata, lucida, scomoda, nitida intelligenza del suo autore e della sua famiglia (più spietato di Marco, solo il fratello Piergiorgio, quello dei Quaderni Piacentini). La storia è quella del suicidio del gemello di Marco, Camillo, avvenuto il 27 dicembre del 1968, raccontata con toni sobri e asciutti eppure carichi di rimpianto e di sentimento, e che è anche la storia di una famiglia, e il bilancio di tutta un'esistenza. C'è il privato, il pubblico, il politico. La confessione e la dolorosa assoluzione. Da brividi.

No Sudden Move (streaming)

Non si deve amare per forza Steven Soderbergh per riconoscere che è uno dei registi chiave del nostro presente, uno che il presente - anche del cinema - lo capisce, lo usa, lo spiega e lo proietta verso il futuro. Che poi non si capisce perché non dovrebbe essere amato, visto che fa un cinema ottimo e divertente. Due i suoi film usciti nel 2021, entrambi su NOW: il primo è Lasciali parlare, il secondo è No Sudden Move (nell'elenco c'è il secondo ma anche un po' del primo). Trama noir, cast spettacolare, la capacità di raccontare tutto con rigore fordista, mettendo ordine nel caos, senza dimenticare mai l'intrattenimento. O la necessità di raccontare il Capitale.

La persona peggiore del mondo (cinema)

Aria fresca da Nord. Dal Grande Nord. Dalla Norvegia, e per essere precisi dalla capitale Oslo, città bellissima (come si vede anche nel film). La persona peggiore del mondo è il terzo capitolo della "Trilogia di Oslo" di Joachim Trier, ma non serve aver visto per forza i primi due, non c'è legame narrativo. Il film racconta la maturazione sentimentale ed emotiva di una ragazza di Oslo mescolando con garbo i toni della commedia e quelli del dramma innovando i generi al tempo stesso, e mettendo in scena un bellissimo personaggio femminile. Protagonisti due ottimi interpreti: Renate Reinsve (premiata a Cannes come miglior attrice) e Anders Danielsen Lie.

Pig (streaming)

Nicolas Cage, dicevamo. Grande attore, dicevamo, e mica solo quando fa lo schizzato fuori di testa (cioè quasi sempre). Qui, in Pig, fa tutto il contrario: è silenzioso, imploso, minimalista, trattenuto. Tutto il film, opera prima notevolissima di Michael Sarnoski (ne sentiremo parlare), è imploso, minimalista, trattenuto. Sotto la storia di una specie di eremita che vuole ritrovare il maiale da tartufi che gli hanno rapito, c'è qualcosa di molto più complesso: la vicenda di un uomo che deve affrontare il suo passato, una vicenda che parla di vita e di morte. Poi c'è il lato culinario, quello legato al cucinare e al mondo della ristorazione, che secondo me sarebbe piaciuto molto a Anthony Bourdain.

Quasi Natale (streaming)

A Quasi Natale sono legato particolarmente anche per ragioni personali, ma non è per questo legame e per queste ragioni personali che sostengo fermamente fin dall'inizio che questo diretto da Francesco Lagi sia uno dei migliori non solo di quest'anno, e qualcosa di unico soprattutto riguardo al panorama italiano. A darmi ragione e a scagionarmi da ogni sospetto di partigianeria, il giudizio di colleghi e spettatori che hanno visto il film in streaming (è anche su Prime Video). Lagi - di cui attendiamo con ansia il nuovo film, che dovremmo vedere nel 2022 - è un vero, grande autore, capace di una sensibilità unica, di uno sguardo personale, di toni raffinati che uniscono la risata, il dramma, la commozione, e che arrivano dritti dritti al cuore. Se non l'avete ancora visto, correte a farlo.

Raya e l’ultimo drago (streaming)

Disney, questa volta. Senza Pixar. Se così si può dire. Una grande avvenura, quella di Raya e l'ultimo drago, che prosegue sul percorso di modernizzazione delle storie e delle eroine della Casa di Topolino, nel segno dell'indipendenza femminile e dell'inclusività. Ma, grazie al cielo, senza esagerare nell'ansia di rivoluzione stravolgendo mondi e caratteri in maniera insensata come a volte purtroppo avviene. C'è dello spirito guerriero prima del romanticismo, c'è grande avventura, un mondo estetico e narrativo legato alle tradizioni e alla cultura dei paesi dell'estremo Oriente. C'è tutto quello che la Disney sa offrire, che spesso e volentieri, come in questo caso, è davvero tantissimo per chi ha ancora voglia di abbandonarsi alla fiaba.

Scompartimento n. 6 - In viaggio con il destino (cinema)

Anni Ottanta. Un russo sguaiato e una finlandese timida s'incontrano su un treno diretto alla periferia estrema della Russia continentale, costretti a condividere uno scompartimento. La versione più ruvida e malinconica di Prima dell'alba, dove un sobrio romanticismo va di pari passo con l'attenta analisi psicologica. Scompatimento n. 6 parte come un film scomodo teso e claustrofobico per diventare una storia d'amore (im)possibile tra anime solitarie oltre Circolo polare, svelando fragilità e una vitalità goffa e commovente, supportata da due interpreti di enorme bravura: Seidi Haarla e Yuriy Borisov. Applausi al regista Juho Kuosmanen, che a Cannes ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria.

Sesso sfortunato o follie porno (cinema)

Radu Jude è uno dei nomi più rilevanti del cinema rumeno contemporaneo. E, quindi, di tutto il cinema europeo. Uno che ai grandi festival è di casa e che, con questo Sesso sfortunato o follie porno, ha portato a casa meritatamente l'Orso d'oro alla Berlinale 2021. Il film è davvero sorprendente, e la chiara espressione di un talento che ha il merito e l'intelligenza di saper essere leggero e pagliaccione anche (e soprattutto ) per dire cose molto serie. Diviso in tre parti, precedute da un prologo decisamente esplicito, il film ragiona infatti con intelligenza, umorismo e voglia di provocare (anche nell'uso della lingua del cinema) sul moralismo ottuso e bigotto, con la violenza, la volgarità e l'oscenità che sembrano intasare la vita quotidiana di tutti noi che viviamo nelle società occidentali.

Shiva Baby (streaming)

Un'altra opera prima. Quella di Emma Seligman, che ha sviluppato Shiva Baby a partire da un corto omonimo e che è stata capace di dare vita a un film davvero fenomenale, una commedia ebraica (ma non solo) raccontata come un horror, o forse viceversa. Fenomenale è anche la protagonista, l'emergente Rachel Sennott di Call Your Mother, perfetta in un film che la mette costanetemente al centro dell'inquadratura e la costringe - e costringe anche noi, che viviamo le sue stesse sensazioni - a un tour de force emozionale non da poco. Alla base, un'idea chiara e precisa, folgorante, mettendo assieme tradizione, innovazione, femminismo, coming of age, dialoghi tesissimi e situazioni taglienti dove la commedia nera e grottesca rischia di continuo di ribaltarsi in tragedia. Sta su MUBI.

The Velvet Underground (streaming)

Todd Haynes (che è Todd Haynes) che racconta i Velvet Underground (che sono i Velvet Underground). Sulla carta poteva bastare, sullo schermo - nel nostro caso di quelli che hanno Apple TV+ - qualcosa di ancora superiore alle aspettative. Perché The Velvet Underground non è solo un doc su una band, ma un film che racconta anche  il clima culturale incandescente della New York della metà degli anni Sessanta, e tutti i suoi protagonisti, rispecchiando nella sua forma e nella sua messa in scena quella spinta iconoclasta e avanguardista che veniva da Warhol, certo, ma non solo, e che mescolava musica, cinema, poesia, arti figurative e performative. Tutto quello, ovviamente, da cui sono nati e da cui erano formati i Velvet Underground.

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