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Frozen 2, i temi e i messaggi per chi ha già visto il film

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In zona spoiler, ci rilassiamo e discutiamo insieme dei messaggi che la storia trasmette.

Frozen 2, i temi e i messaggi per chi ha già visto il film

Da giorni è disponibile la nostra recensione di Frozen 2 - Il segreto di Arendelle, ma in questo articolo vogliamo cogliere l'occasione di spiegare meglio alcune tematiche e questioni inerenti il racconto: le avevamo appena accennate causa spoiler nella nostra recensione di Frozen 2, ma le recuperiamo ed espandiamo qui, per gli spettatori reduci dalla visione, disposti a riflettere un po' insieme a noi. Naturalmente, s'alza ora una marea di spoiler, quindi fermatevi immediatamente se non avete ancora visto il lungometraggio.

La dinamica tra Anna ed Elsa, in questo secondo film, esplora la difficoltà di mantenere immutato un rapporto di parentela, quando i membri della famiglia sono naturalmente spinti al di fuori del nucleo, crescendo. Ad Anna andrebbe bene continuare col gioco dei mimi all'infinito, all'interno del castello, ma Elsa sente di essere fuori posto. Rimettere le cose in ordine per Anna significherebbe mantenere un nucleo che si sta però già sgretolando. Non c'è niente di male nell'assecondare la rottura, perché il legame rimane, ma Anna dovrà comprendere che lasciar andare Elsa non significa dimenticarla. Bisogna ripensare l'equilibrio.
Il percorso verso l'età adulta è più evidente in Anna che in Elsa. La prima infatti, per tutto il film, tiene distante il povero Kristoff, che cerca il momento adatto per una proposta di matrimonio: significativamente, non riesce a trovarlo finché Elsa e Anna non troveranno un nuovo assetto familiare. Nella realtà capita a molti: sposarsi (o trasferirsi per una convivenza) implica il lasciarsi alle spalle la famiglia, che non sarà più avvertita allo stesso modo. Non per tutti è un passaggio facile da accettare: arduo pensare che la complicità regga con la distanza. Chi ama spesso deve confrontarsi con il mito della perfezione familiare dell'amato/amata.

Rimanendo sul percorso di Anna, che ci è apparsa più interessante di Elsa in questa storia, è prezioso notare come la sua maturità e la sua crescita viaggino parallele a una presa di coscienza sociale. Così come all'inizio del film Anna dà per scontato che Elsa rimarrà sempre accanto a lei, allo stesso modo dà per scontato che la diga abbia una funzione positiva, finanche simbolica per tutta la comunità di Arendelle. In modo molto intelligente, la sceneggiatura di Jennifer Lee lega la "libertà" di Elsa alla libertà da una bugia che si è tramandata negli anni: entrambe dipendono da Anna, che a poco a poco "scivola" nel ruolo di vera regina, un ruolo che invece a sua sorella è stato semplicemente imposto ma che non ha mai avvertito suo.


"Maturità" è quindi la parola chiave: la si richiede sicuramente alle donne, in una storia che è pregna di emancipazione femminile, ma la maturità viene in realtà richiesta a tutti. Ci sono tanti "altri" da rispettare in questo film: un altro membro della famiglia, che non necessariamente ha la stessa nostra visione del mondo solo per via del nostro legame di sangue. C'è poi l'altro che non si vede, al di là di un "muro", legato a noi da qualcosa che c'è sempre stato ma che avrebbe richiesto troppa tolleranza per essere capito. Il nonno di Anna ed Elsa scelse la strada dell'intolleranza: le due sorelle devono crescere come donne e come guida del mondo che abitano, quindi devono andare oltre quella visione. Un mondo molto attuale, visto che un "l'altro" è anche sicuramente la natura: dal pretendere di controllare gli elementi al pretendere di controllare le persone il passo è breve. Il soggetto di Frozen 2 è la sintesi perfetta, su tutti i livelli di lettura, del citatissimo proverbio "La mia libertà finisce dove comincia la tua".

Come sottolinea Olaf, il comportamento del nonno non è degno di Arendelle: la tradizione va rispettata, ma un simbolo come la diga si svuota di senso, se viene retto da una propaganda ipocrita. Il peso della verità è tale che tutto ciò che c'è di magico ad Arendelle, Elsa e Olaf in primis, stanno scomparendo sotto il peso di questa constatazione. Nel climax, davvero istruttivo se si ha la pazienza di discuterne con gli spettatori più piccoli, Anna deliberatamente attira i Giganti di Pietra verso la diga, per distruggerla. Essere disposti a distruggere qualcosa che è nostro, un simbolo, non è così semplice, anche se non ci rappresenta più. Eppure ogni tanto va fatto. Non a caso Anna, dopo la distruzione, accetta che Elsa parta per la sua vita. Ha imparato a distruggere le certezze deboli per costruirne altre, più solide e rispettose del prossimo.

Riguardo a Elsa, al di là delle polemiche e di ciò che nel film ancora non c'è, potrebbe essere anche davvero omosessuale. Esistono solo ammiccamenti, non necessariamente interpretabili così, eppure significativi. Già nel flashback infantile, Elsa non si riconosce nei sogni d'amore immaginati dalla piccola Anna, costruisce poi un breve momento di confidenza con una ragazza dei Northuldra e si scopre sempre più "diversa" dalla società che voleva omologarla in un contesto che non le appartiene del tutto. Non è un caso se alcuni commentatori americani, appunto omosessuali, si lamentano di questo "girare intorno alla questione" da parte della Disney. Nella canzone "Nell'ignoto / Into the Unknown" Elsa parla di un richiamo che la tenta ma che ha paura di seguire, personificandolo in una figura femminile, una "sirena". Ufficialmente parla delle sue radici e della verità che sta per scoprire, ma la canzone è ambigua. C'è sensualità e richiesta d'affetto nelle parole inglesi: "Are you out there? Do you know me? Can you feel me?" cioè "Sei lì fuori? Mi conosci? Mi puoi sentire?".
"I'm afraid of what I'm risking if I follow you", "Temo quello che rischierò, se ti seguirò": stando a parecchie voci, anche la Disney teme quello che rischierebbe, seguendo quest'evidente ispirazione.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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