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Empire Records: gratis in streaming il cult movie della Generazione X con Liv Tyler

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Dopo anni di assenza dalle piattaforme (e dai canali televisi tradizionali) è disponibile in streaming gratis per tutti, su PLUTO TV, il film di Allan Moyle che è stata una delle massime espressioni del cinema giovanilistico-musicale degli anni Novanta.

Empire Records: gratis in streaming il cult movie della Generazione X con Liv Tyler

"Chissà che effetto farà a quelli che oggi sono giovani", mi chiedevo.
L’Adolescente di casa se l'è visto al mio fianco con gusto e divertimento (sghignazzava spesso e non ha quasi mai usato il telefono. Certo, quando le ho chiesto quanto vecchio le sembrasse, un film che a me pare ieri che lo vidi per la prima volta, lei ha risposto: "Beh, un pochino…".  Ma solo, o quasi, perché è un film ambientato tutto dentro a un negozio di dischi, tra vinili, CD, cassette. E suvvia: chi ci va più, oggi, in un negozio di dischi, se ha meno di quarant’anni? Ma che esistono ancora, i negozi di dischi?
Non rispondete. Non era una vera domanda.
Quel che importa è che finalmente sia disponibile in streaming, e pure gratis, per tutti, Empire Records. Grazie, Pluto Tv (www.pluto.tv).

Empire Records: il trailer del film

Gli anni Novanta, la Generazione X, il grunge

Erano gli anni Novanta, gli anni dei miei vent’anni. Gli anni in cui la teen comedy del decennio precedente - quella di e alla John Hughes, tanto per capirci - si andava adattando a un’età leggermente più alta, e a un clima che stava cambiando rispetto a quello dei coloratissimi, spensierati ed edonisti anni Ottanta. I Novanta sono gli anni della Generazione X (non chiamateci boomer, quelli sono i nostri genitori) e del grunge. Gli anni in cui c’era la voglia di rimandare ogni responsabilità, in cui ci si sentiva rilassati e inadeguati, preda della rabbia repressa o di un’ironica disillusione, di un nichilismo stanco e a volte disperato che si annidava dietro a una vitalità ironica e passionale. Sono gli anni in cui protagonisti, nella scena culturale e al cinema, non sono più gli spensierati teenager di Hughes ossessionati da sesso, auto, feste e vestiti, ma i svogliati o tormentati ventenni in pieno sturm und drang che si affacciano alla finestra dell’età adulta e da lì scorgono un mondo che non gli piace per come è fatto, e per le regole che ha, e che rimettono la testa dentro per fare i conti con tutto questo a modo loro.


E tutto questo, sullo schermo, si traduce in film come Singles di Cameron Crowe, Slacker e La vita è un sogno di Richard Linklater, Clerks di Kevin Smith e Giovani, carini e disoccupati di Ben Stiller. E poi, ovviamente, Empire Records, che - Mereghetti dixit - pare un Clerks per ricchi, con un pizzico dell’Alta fedeltà a venire ma con una personalità tutta sua, spensierata e eccentrica.

Di cosa parla Empire Records?

Il titolo di Empire Records viene dal nome del negozio di dischi gestito da Joe (Anthony LaPaglia), che è teatro unico dell’azione nel corso di una giornata a dir poco rocambolesca. Uno dei ragazzi alle dipendenze di Joe, Lucas (Rory Cochrane) ha perso ad Atlantic City l’incasso del giorno precedente nel tentativo di evitare che il loro negozio venga ceduto a una grande catena. Joe è furioso, Lucas stralunato, ed in più è “il giorno di Rex Manning”, ovvero quello in cui un vaporoso, vanesio e viscido relitto degli anni Ottanta sarà in negozio per firmare autografi, per lo scorno di Joe e di tutti i suoi ragazzi.


Oltre a Lucas, infatti ci sono anche lo stoner Mark (Ethan Randall), l'artista A.J. (Johnny Whitworth), che è innamorato di Corey (Liv Tyler) e glielo vuole dire proprio quel giorno entro le 13:XX, ma proprio quel giorno Corey vuole concedere la sua illibatezza a Rex Manning (Maxwell Caulfield), e l'amica Gina (Renée Zellweger) prima la spalleggia poi la ostacola, mentre Debra (Robin Tunney) è sempre più depressa e si rasa a zero come Sinead O’Connor nei bagni del negozio, e poi c’è anche Berko (Coyote Shivers) con la sua chitarra, e anche un giovanissimo e arrabbiatissimo ladruncolo che dice di chiamarsi Warren Beatty (Brendan Sexton III) e a un certo punto ha una pistola, e che ruba solo perché in realtà vorrebbe lavorare lì con tutti quegli scoppiati, e poi mille altre disavventure spicciole che, ovviamente, si concluderanno poi nel migliore dei modi. Più o meno.


Il tutto mentre la musica non smette di suonare: in colonna sonora ci sono i Cranberries, Evan Dando, Dire Straits, Edwyn Collins, Gin Blossoms, Quicksand, Daniel Johnston, Gwar, AC/DC e tantissimi altri ancora. Rex Manning compreso.

Empire Records, la nostalgia, i giovani di oggi

Per me, nel 1995, Empire Records si esauriva principalmente nella bellezza di Liv Tyler e della sua minigonna scozzese. Quella Liv Tyler di cui Bernardo Bertolucci prima, che la volle protagonista di Io ballo da sola, e suo papà Steven Tyler, che la mise al fianco di Alicia Silverstone nel videoclip di “Crazy”, mi avevano fatto innamorare (mentre oggi, ammetto anche un debole per Robin Tunney e il suo look rapato).
No, non è vero. Perché di Empire Records ho sempre amato molte altre cose, altimenti mi sarei accontentato del film di Bertolucci e dei video su MTV (che ne sapete voialtri che avete YouTube).
Liv Tyler a parte, Empire Records raccontava un mondo, delle tipologie e soprattutto dei sentimenti in cui mi riconoscevo, e che a rivedere oggi mi riempiono di una benevola nostalgia.


Diretto dal canadese Allan Moyle, che nel 1990 si era fatto notare con un altro film dal taglio smattaccatamente ribelle e giovanilista come Pump Up the Volume - Alza il volume (protagonista, un giovanissimo Christian Slater), Empire Records è un film dall’andamento disordinato e randomico, in cui però il susseguirsi delle scene - che spesso si alternano con brusche interruzioni, salti logici o strane ellissi, senza tanta attenzione alla verosimiglianza di quanto stia accadendo dentro al negozio, o nei locali riservati ai dipendenti - segue una logica che assomiglia a quella della composizione di un album, al succedersi delle sue tracce.


Non starò però qui a sostenere che si tratta di un grande film, o di un’opera imperdibile, perché Empire Records di sicuro non lo è: è altrettanto sicuro, però, che quello di Moyle è un film che fotografa benissimo un periodo e un'atmosfera e una precisa tipologia di personaggi, che ha quindi, ancora oggi, un preciso valore storico, oltre che nostalgico.
Ancora di più - ho fatto il test - è sicuro che Empire Records, a quasi trent’anni dalla sua uscita, è ancora oggi - oggi che mi rivedo nel Joe di LaPaglia assai più che nella sua ciurma di simpatici e irrisolti scapestrati: ma forse io non ho la sua pazienza - una commedia generazionale godibilissima, e un racconto di formazione magari ingenuo ma che funziona. Perché quello che racconta è universale e senza tempo: gli anni della giovinezza e delle sue passioni, con leggerezza e ironia.
La conferma sta nel gradimento dell’Adolescente di casa. Se poi avete problemi, prendetevela con lei. Se invece apprezzerete, beh: benvenuti nel club.

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