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Volevo nascondermi, i demoni di Ligabue: Giorgio Diritti con Elio Germano in concorso al Festival di Berlino 2020

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Incontro con il regista e il protagonista di un affresco biografico che cerca di trasmettere la fascinazione folle e geniale dell’artista naif svizzero emiliano.

Volevo nascondermi, i demoni di Ligabue: Giorgio Diritti con Elio Germano in concorso al Festival di Berlino 2020

La prima giornata del Festival di Berlino 2020, dopo l’apertura di ieri sera, parla italiano, con la presentazione del nostro primo titolo in concorso, Volevo nascondermi, biopic sul pittore Ligabue, diretto da Giorgio Diritti e con protagonista assoluto, quasi irriconoscibile dopo un grande lavoro mimetico e di prostetica, Elio Germano. Una volta tanto il film arriverà subito nelle sale italiane, a partire dal prossimo 27 febbraio, distribuito da 01.

Un film che arriva a poche ore dalla scomparsa di Flavio Bucci, il grande e poliedrico attore che ha interpretato proprio Ligabue in un celebre sceneggiato televisivo. Al riguaro, Elio Germano ha tenuto a ricordare il grande attore, pur specificando di non aver visto lo sceneggiato prima del film. “Mi piace ricordarlo per tutto quello che è stato, per la sua poliedrica fragilità e umanità, che lo si ricordi solo per quel ruolo e non per le tante cose che ha fatto mi sembra limitativo.”

Volevo nascondermi è “un ulteriore riconoscimento alla sua straordinaria, sofferente, folle vita”, secondo le parole di Diritti, che ha sottolineato, incontrando la stampa italiana a Berlino, il grande lavoro di ricostruzione necessario, sia per la prostatica del personaggio che per un film d’epoca, sempre complesso. Nel farlo ha ringraziato “la straordinaria troupe che con grande passione si è unita per questo lavoro, e siamo qui anche per merito loro”. Ligabue visse in un’epoca “povera, ma inclusiva”, arrivando sulle rive del Po, in Emilia, dopo essere cresciuto a Zurigo, non conoscendo una parola di italiano, e tantomeno del ruvido dialetto locale. “Non abbiamo voluto raccontarlo in modo lineare, ma facendoci accompagnare dai suoi stati emotivi, che ci hanno guidato anche nella scrittura e a cui abbiamo aderito in pieno”. 

Sul lavoro di preparazione quotidiana per truccarsi, così l’attore romano ha risposto. “La prostetica, tra l’altro un’eccellenza italiana usata in tutto il mondo, regala grandi possibilità. Noi l’abbiamo tra l’altro fatto due anni fa, quando abbiamo girato il film, prima che lo facessero altri. È un impegno importante, di tre o quattro ore di trucco ogni giorno, ma solo grazie a quel lavoro mi sono convinto che avrei potuto fare il film, senza non avrei potuto. Ti permette di poter lavorare sull’umanità e la vitalità del personaggio, al di là di quello che il corpo trasmette, che già era garantito dal trucco. Non è stato facile lavorare in condizioni di gran caldo o gran freddo, in riva al fiume, nella vegetazione che diventa quasi una giungla, una zona ostile in cui lui viveva. Per prepararmi ho visto i pochi filmati esistenti, ho parlato con chi l’aveva conosciuto e raccolto un’aneddotica su di lui straripante, al limite del verosimile, ho anche preparato un dossier che poi ho condiviso con la troupe. Ci siamo approcciati con umiltà, non tirando per i capelli il personaggio per raccontare altro, come talvolta fa il cinema. La complessità e fascinazione di Ligabue ci ha fatto sentire più piccoli. Come mostrano i suoi quadri, aveva fantasmi e spiriti, demoni e amuleti a tenergli compagnia, con una personalità anche distruttiva. Abbiamo cercato di rappresentare la ricchezza dell’essere umano, che è come noi, ma con più coraggio. Del resto siamo ancora qui, decenni dopo, a parlare di lui e non di quelli fichi con i soldi che si prendevano gioco di lui, di loro nessuno di ricorda più”.

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“Sono tanti i livelli di fascinazione di Ligabue”, ha dichiarato Diritti. “Parte subito in salita, abbandonato all’ospizio dei nascituri di Zurigo dai genitori naturali, poi adottato da una famiglia che l’ha preso solo per necessità economica, visto che all’epoca c’erano dei sussidi per chi adottava. Poi i problemi fisici, il rachitismo che l’ha condizionato così come i disturbi di cui soffriva, che oggi sono identificati come malattie. Penso alla misofonia, che provoca una reazione neurologica violenta a certi suoni gutturali, facendo letteralmente impazzire. La sua è stata una vita faticosa, fino a che ha intuito che avrebbe potuto esistere attraverso l’espressione artistica e ci si è tuffato con tutta l’energia e la determinazione che aveva, ha fatto sì che diventasse la sua identità, fino a venire riconosciuto come grande artista, tanto che oggi siamo qui a parlare di lui.”

Volevo nascondermi arriverà nelle sale italiane dal 27 febbraio prossimo.

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