Interviste Cinema

Vivere, raccontato da Francesca Archibugi, Micaela Ramazzotti e Adriano Giannini al Festival di Venezia 2019

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Protagonista stasera fuori concorso al Lido e in sala a fine mese.

Vivere, raccontato da Francesca Archibugi, Micaela Ramazzotti e Adriano Giannini al Festival di Venezia 2019

“Dentro quota vocina c'è una bestia che è riuscita a imporre un’idea di sé non reale, fatta di sola tenerezza”. Parole ironiche dello sceneggiatore Francesco Piccolo, per descrivere Francesca Archibugi, regista ben consapevole di quello che vuole, al di là dell’immagine schiva. I due sono tornati a collaborare, insieme a Paolo Virzì, altro esponente di un terzetto spesso attivo insieme recentemente, nella scrittura di Vivere, nuovo commedia umana presentata stasera fuori concorso alla Mostra di Venezia, e prevista in sala dal 26 settembre.

Il film segue alcune settimane di vita della famiglia Attorre, composta da un giornalista freelance non di grande successo, Adriano Giannini, dalla compagna Susi, Micaela Ramazzotti, insegnante di danza alle prese con giornate infinite, la figlia di 6 anni affetta da asma, e la new entry, una ragazza alla pari irlandese, molto cattolica e molto rossa. 

"Le famiglie sono il cuore delle società”, ha dichiarato la Archibugi alla stampa, "anche se sempre meno sono mononucleari. Quella di Vivere comprende, in una specie giro tondo, tante persone con legami interessanti ma non di sangue. Mi sembra il modo più semplice per raccontare le persone, gli esseri umani, la nostra vita. Mi ricordo una cosa che mi disse Olmi, guardandomi negli occhi, mentre frequentavo Ipotesi cinema: ‘mica vorrai fare una bella inquadratura?’. C’è un modo per far sì che tutti si accorgano di una specifica inquadratura, e un altro modo per far scivolare dentro lo spettatore senza esibizionismo. A partire da Mignon è partita, io cerco di fare la commedia umana della nostra vita, di raccontare storie che si reggano sulle loro stesse gambe. Non voglio essere troppo umile, che non fa bene, ma cerco di nascondermi e far parlare tutto quello che vediamo nelle immagini, dai personaggi al colore delle pareti, dal modo in cui un uomo sta con le cuffie in testa a come cammina una bambina. Non è facile, è un lavoro incessante, certi film vengono meglio, altri peggio. L’aiuto di amici come Francesco Piccolo e Paolo Virzì aiuta, perché mettono tanta gioia nella nostra vita, ci fanno interrogare su tutti noi, per rendere questi film un po’ lo specchio del nostro vivere”.

Sollecitati sul tocco archibugiano, come è stato definito dal giurato Virzì, molto preso dalle sue incombenze sotto la presidenza di Lucrecia Martel, i due protagonisti del film hanno spiegato quale caratteristiche abbia, la Archibugi direttrice degli attori.

Francesca acchiappa l’essenza delle persone”, secondo la Ramazzotti, “e la mescola con la letteratura, il cinema, la poesia, creando personaggi emblematici memorabili. Ho fatto tre film con lei, interpretando tre donne molto forti, perché tale secondo me è Susi, che non è fragile, trotta, corre sempre in affanno, in costante dialogo interiore con la mamma che la svaluta, ma la fa sopravvivere. Il bello di Francesca è che te prende, io mi sono lasciata andare fra le sue braccia, regalando le mie imperfezioni e i miei dolori, il mio essere anche sbagliata. Succede nei suoi film, e si tratta di una grande terapia, ha questo potere”.

Per Adriano Giannini, l’autrice romana è “molto accogliente, come persona e come regista. Riesce a creare un rapporto con gli attori e la troupe fondamentale per comporre il film, una sensazione di compartecipazione vera al suo progetto. Ti facilita la possibilità di entrare nel suo immaginario. Sa raccontare storie, commedie ma anche drammi, mescolando leggerezza con densità, condendo con un tocco di poesia, una cifra stilistica che riconosco sempre nel lavoro di Francesca, anche in questo film.”

Parlando del processo di scrittura, condiviso ormai spesso da Francesca Archibugi con Piccolo e Virzì, la regista l’ha definito “un lavoro, con loro, di pensiero ma anche la condivisione di qualcosa che va molto oltre. È fondamentale scegliere bene gli attori, con grande accuratezza. Il casting è complesso e lungo, necessita di tanti provini, ma a quel punto hai fatto la maggior parte del lavoro. Cerco nei miei attori la predisposizione interiore a fare questo percorso insieme, a mettere in scena degli esseri umani che prima che non c’erano.”

Vivere di Francesca Archibugi uscirà in sala, dopo il passaggio a Venezia, il prossimo 26 settembre, distribuito da 01.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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