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Richard Gere a Roma per Gli invisibili: "L'ascolto è l'inizio di ogni guarigione"

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L'attore presenta presso la Comunità di Sant'Egidio il suo film sui senzatetto.

Richard Gere a Roma per Gli invisibili: "L'ascolto è l'inizio di ogni guarigione"

Il primo gesto che Richard Gere compie alla mensa della Comunità di Sant'Egidio a Roma, prima della conferenza stampa per il suo Gli invisibili, è sedersi tra il pubblico e farsi fotografare insieme a uno degli homeless convenuti per una proiezione speciale del film. Gli insivibili è infatti la storia di un senzatetto, raccontata senza fronzoli, in giro per New York.

La particolare location della presentazione è stata voluta fortemente dall'attore, che definisce "un onore" essere accolto in questo contesto, aggiungendo: "Le persone non sono curate dalla politica, sono curate dalle altre persone: saper ascoltare è l'inizio di ogni guarigione". Come padrone di casa, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità, ripete il detto che la sintetizza: "Qui si confonde chi serve e chi è servito." Impagliazzo ricorda Modesta Valenti, morta al Binario 1 della stazione Termini perché non soccorsa a causa del cattivo odore che emanava, il 31 gennaio del 1983. A lei è stata dedicata una via, con la speranza che ci si accorga dell' "invisibile", in quattro passi: fermandosi, ascoltando, aiutando e diventando amici.

Proprio per voltare le spalle all'indifferenza, il distributore Andrea Occhipinti dI Lucky Red ha deciso di rischiare con un film come Gli invisibili, e per questo viene scherzosamente battezzato da Gere "Il primo distributore socialista! Lui è uno del cinema, deve fare profitto, questo è un film difficile, ma gli ho detto: dobbiamo ridefinire il concetto di profitto. Invece di misurare il profitto di un film con i soldi che fa, definiamolo come la quantità di bene che può fare al mondo."

Se in Italia gli homeless sono 50.000 persone (7.000 solo a Roma), Richard ricorda che negli Stati Uniti sono 1.000.000 (60.000 solo a New York, dov'è stato girato il film!): "Sono una realtà della nostra vita." Pur da sempre legato ad associazioni umanitarie, Gere, anche coproduttore di Gli invisibili, ha deciso di affrontare l'argomento sul grande schermo dopo aver letto l'autobiografia di un senzatetto, "In the Land of the Lost Souls". L'autore, che si firmava "Cadillac Man", è diventato un suo suo amico. Proprio la vicinanza con quest'uomo lo ha convinto a realizzare un'opera non classicamente drammaturgica. "Il film dice cosa succede, così com'è, non volevamo essere lacrimevoli".

gli invisibili -  richard gere

Ma com'è stata un'esperienza del genere? Aggirarsi da "barbone" per le strade della Grande Mela? "Non sempre sei sicuro del motivo che ti spinge a fare un film, e io preferisco non esserlo, voglio partire per un viaggio. Finché non ho cominciato a girare non ho capito cosa stavo facendo." Qual è il senso del film che gli è rimasto dentro? "Credo ci sia qualcosa di vasto ed estremamente delicato nell'identità umana: è facilissimo lasciarsi andare. Tutti cerchiamo una casa, cerchiamo di capire a cosa apparteniamo."

Qualcuno gli fa notare che sarà dura per il pubblico vedere lui, "l'attore più pagato, bello e amato di Hollywood" interpretare un homeless. Si è sentito credibile? "Innanzitutto, non è vero che sono il più pagato, ma tutto il resto è vero!" Terminate le risate, Gere si fa serio: "Mi sembrava all'inizio una cosa incredibile, ma in fondo sono un attore, è il mio lavoro." Poi racconta che ogni dubbio è sfumato quando hanno un giorno girato per 45 minuti di fila (grazie al digitale): era una lunga sequenza in cui ha chiesto l'elemosina per New York e nessuno l'ha riconosciuto. "Nessuno guardava".

Con una personalità come Richard Gere, impegnatissima sul fronte sociale, non possono mancare considerazioni politiche ("Vorrei cambiare la Costituzione per avere un terzo mandato di Obama!") e soprattutto religiose. Gere mette sullo stesso piano il Dalai Lama, la cui causa ha sempre sostenuto, e Papa Francesco: "Sono persone inclusive, nonostante la loro statura." In particolare ricorda quando, in auto col Dalai Lama, l'ha visto chiedere all'autista di fermarsi per interagire con un povero in mezzo alla strada, parlandogli per diversi minuti. Uno degli ultimi concetti che Gere lascia ai giornalisti e agli stessi senzatetto, che nella sala tra poco vedranno il film, è proprio a favore di una fede trascendente: "La religione stimola il lato migliore di noi: non conosco religioni che non siano legate ad amore e compassione".

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