Interviste Cinema

L'abbiamo fatta grossa: Verdone e Albanese festeggiano il migliore dei matrimoni artistici

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I due hanno presentato oggi la loro nuova commedia in uscita al cinema il 28 gennaio.

L'abbiamo fatta grossa: Verdone e Albanese festeggiano il migliore dei matrimoni artistici

A guardarli non troppo da vicino, si somigliano un po' Carlo Verdone e Antonio Albanese e c'è da domandarsi perché non abbiano mai lavorato insieme prima di L'abbiamo fatta grossa, seconda commedia Filmauro di questo inverno 2015-2016 che appartiene indiscutibilmente al filone "scappa scappa". Certo, qui il ritmo è meno indiavolato rispetto a Natale col boss, e non ci sono scambi di persona, ma il nuovo film di Verdone un'ottima carta da giocare ce l'ha per davvero, perché celebra il matrimonio fra due modi non solo di far ridere, ma anche di recitare: con la voce e con il corpo e in una continua dialettica fra improvvisazione e controllo.
Ovviamente c'era grande attesa, nelle ultime settimane, per questo buddy- movie che si pone come il grande concorrente al botteghino di Quo Vado? e che per il regista di Un sacco bello segna una tappa nuova anche da un punto di vista tematico - e non solo per la presenza di un protagonista che di mestiere fa il detective e per un pizzico di mistero.

"Quando parti da un investigatore privato e da un povero disgraziato che gli viene a chiedere aiuto per un'intercettazione" - spiega Verdone durante la conferenza stampa del film - "è ovvio che qualcosa di noir debba per forza accadere, l'equivoco è dietro la porta, ed è normale che a un certo punto ci sia della tensione. Aldilà del personaggio del detective, mi interessava soprattutto fare questo film in piena libertà. Negli altri miei film c'erano i padri separati, lo scontro generazionale, relazioni sentimentali disastrate. Avendo Antonio, che è un attore molto fisico, questa volta volevo creare qualcosa di più fantasioso, quasi una favola che però nel finale avesse un accenno di critica di costume. Avevo bisogno di sbarazzarmi di alcuni temi, non mi ci vedevo con un'altra donna. Dovevo per forza sterzare, se non avessi sterzato nella mia carriera, passando per esempio da film come Troppo forte a film come Compagni di scuola, probabilmente non starei qui a lavorare da 38 anni. Sono sempre stato molto onesto, andando incontro al pubblico, ma seguendo nello stesso tempo i miei desideri".

Seduto accanto a Carlo Verdone davanti ai giornalisti, c'è un Antonio Albanese che sembra al settimo cielo. Per lui L'abbiamo fatta grossa è stato infatti una preziosa opportunità per collaborare con uno dei suoi attori di commedie italiane preferiti: "Avevo già incontrato Carlo per Questione di cuore dell'Archibugi, in cui faceva un cameo, in quell'occasione abbiamo condiviso solo un giorno di lavoro, ma mi è bastato per apprezzarlo. Sul set di questo film mi sono ritrovato circondato da una troupe fantastica e con Carlo ogni giorno era un piacere, perché c'era grande fiducia reciproca. A me piace cambiare, confrontarmi con persone nuove: è così che si cresce. Quando ho visto Bianco rosso e Verdone, avevo diciotto anni e non facevo questo lavoro. Quel film mi ha esaltato, ho subito amato la capacità di quest'uomo di raccontare il nostro paese con un'ironia alta, sublime, così diversa dal solito. Carlo è stato uno dei grandi maestri del carattere, anch'io in un certo senso lo sono. Noi non imitiamo, entriamo dentro ai personaggi e cerchiamo di costruire".

"Con Antonio siamo diventati subito molto amici" - continua Carlo Verdone. "E' una cosa che non mi capita quasi mai. Con lui è stato diverso, ci ha unito la passione per la musica, per l'arte. Antonio ha uno spirito lombardo che mi piace molto, mentre lui ama la mia romanità. Antonio è sempre stato misurato, equilibrato, ci siamo sempre rispettati, nessuno ha cercato mai di scavalcare l'altro. E' stato uno dei migliori attori, se non il migliore, con cui abbia mai lavorato".

Forte dei complimenti ricevuti dal collega, Albanese sente la necessità di spiegare meglio in cosa consista il feeling che sul set di L'abbiamo fatta grossa ha fatto dire praticamente a tutti: "Buona la prima!".
"E' una questione di ritmo interno. A teatro, una volta, dovevo fare un monologo accompagnato dal sax, si sono presentati tre sassofonisti, i primi due non andavano bene, poi è arrivato un terzo, un ragazzo di Lecce. Mi ha accompagnato fino alla fine e con lui mi sentivo via via più leggero e più bello, era come se mi avesse tatuato musicalmente. Sono cose belle, mi è successo lo stesso con Carlo. Era una musica lavorare insieme a lui. Dopo questo esperimento, mi piacerebbe tornare a fare un film con lui, sarebbe bello sviluppare questo ritmo che abbiamo trovato insieme".

Se per Antonio Albanese, una nuova collaborazione con Carlo Verdone è poco più di un sogno, per l'autore di Viaggi di nozze si tratta di una concreta possibilità: "Se il pubblico apprezzerà questo film, abbiamo già una traccia di una cosa che potremo fare fra due anni. Ognuno si occuperà dei propri film e poi ci rincontreremo. C'è bisogno, secondo me, di unire le forze, di creare coppie di attori, una volta queste cose si facevano, prima che nel nostro cinema ognuno andasse per conto proprio. Antonio ed io siamo differenti, ma facciamo accendere quella scintilla che la diversità solitamente provoca. Abbiamo la stessa identica ironia".

L'abbiamo fatta grossa è diverso dagli altri recenti film di Carlo Verdone anche perché "esce un po' più di casa" e si tuffa in una Roma piuttosto inedita. Inoltre, per i colori e le atmosfere, sembra strizzare l'occhio al miglior Woody Allen: "Prima di cominciare il film, ho chiesto alla costumista di non andare a botte di colori, di creare un amalgama unico, di mantenersi sobria, ho detto: Facciamo un po' come in quei film di Woody Allen di 20, 30 anni fa. Ho tentato inoltre di tenere presenti alcune commedie francesi. Per quanto riguarda le location, ho cercato di girare in quartieri poco battuti dal cinema: il bar di Testaccio dove il mio personaggio parla con Lena è l'unico bar che resta con un'insegna antica, è un bar pasoliniano, vicino c'è un murales su cui è raffigurato Pasolini. Quel bar sembra alludere alla Roma degli anni Cinquanta, mi piaceva l'idea di omaggiare un luogo poco filmato. Poi c'è stato Monteverde Vecchio con la sua architettura anni 20 e 30 che ha una sua eleganza. Arnaldo Catinari è riuscito a dare dei colpi di luce molto belli alla nostra città".

Visto che le nozze artistiche fra Verdone e Albanese sono andate a gonfie vele, dalla "vecchia volpe" Aurelio De Laurentiis ci aspettiamo adesso un film diretto da entrambi, oppure una regia solo di Albanese. Ma… il caro Antonio si metterebbe dietro la macchina da presa per gridare all'amico Carlo: "Azione!"?
"Mi piacerebbe molto dirigere Verdone" - dice Albanese. " Mi piacerebbe sfiancarlo, distruggerlo, perché quando Carlo è stanco, è bravissimo, mi fa ridere di più. Mi piacerebbe da morire essere il tuo regista, Carlo, dai, magari un corto fammelo fare".

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  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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