The Morning Show, Recensione: La prima serie che analizza in modo costruttivo le conseguenze del #MeToo

08 gennaio 2020
4,5 di 5

Il drama che ha lanciato il servizio di streaming Apple TV+ avrebbe meritato un posto nella lista dei vincitori dei Golden Globe 2020.

The Morning Show, Recensione: La prima serie che analizza in modo costruttivo le conseguenze del #MeToo

Due anni dopo il caso Harvey Weinstein, che ha simbolicamente sancito la fine della cultura del silenzio all'interno degli ambienti televisivi e cinematografici, dando vita al movimento #MeToo, le due ex sorelle per finta nonché amiche di lungo corso Jennifer Aniston e Reese Witherspoon hanno deciso di contribuire al debutto della nuova piattaforma Apple TV+ producendo The Morning Show: la prima serie capace di analizzare con obiettività il momento decisivo in cui tutti i pregiudizi, le bassezze e i giochi di potere machisti sono stati ufficialmente rivelati al pubblico, scatenando un dibattito ancora oggi irrisolto.

A chi si ispira e com'è stata creata The Morning Show

Ironia della sorte, a scriverne il soggetto è stato Jay Carson, l'ex addetto stampa di Hilary Clinton poi divenuto consulente politico di House of Cards, la serie di Netflix che ha perso il suo iconico protagonista proprio per una situazione analoga a quella del personaggio qui interpretato da Steve Carell. Per divergenze creative non meglio specificate, Carson è stato licenziato da Apple e sostituito da Kerry Ehrin (Bates Motel, Parenthood), la quale dopo aver letto Top of the Morning: Inside the Cutthroat World of Morning TV del giornalista Brian Stelter, il libro a cui si era ispirato il suo predecessore, ha preso spunto dalle scioccanti rivelazioni su personaggi pubblici come Matt Lauer, Charlie Rose e Bill O'Reilly per dare vita a Mitch Kessler: un anchorman apprezzato dal pubblico e portato sul palmo della mano dal suo network, la cui carriera viene bruscamente interrotta da un'inchiesta del New York Times che denuncia i suoi comportamenti sessualmente abusivi nei confronti delle sue colleghe.

La trama della stagione 1 di The Morning Show

Mentre il resto del suo staff cerca di capire chi sia stato a farlo fuori, la sua co-anchor da 15 anni, Alex Levy (Jennifer Aniston), scopre che da diversi mesi il network sta progettando di sostituirla con un volto più giovane e fresco. Una persona come, ad esempio, Bradley Jackson (Reese Witherspoon), reporter fumantina e sempre alla ricerca della verità, che non ha mai avuto un'opportunità del genere. Per salvarsi dal mobbing, Alex decide di studiare le mosse dei suoi superiori per giocare d'anticipo. Tutto questo, mostrando sempre e comunque un sorriso a trentadue denti agli americani: perché in fin dei conti la verità è ciò che dai a vedere, non la realtà effettiva.

Il #MeToo all'interno della serie di Jennifer Aniston e Reese Witherspoon

Ed è proprio in questa lotta intestina che si scontrano implicitamente le due fazioni contrapposte del #MeToo: chi condanna le vittime, accusandole di aver sfruttato il proprio corpo per avanzare di grado, e chi invece punta il dito contro l'accusato, facendo di tutta l'erba un fascio. Con un realismo, una scrittura e un ritmo impeccabili, The Morning Show sfrutta il mondo della tv del mattino per trovare la verità nel mezzo e raccontare da un punto di vista super partes tutto il marcio delle aziende che, per mantenere le apparenze e il quieto vivere, giustificano e praticano continui abusi di potere e terrorismo psicologico.

Il cast eccezionale e la sapiente scelta delle canzoni

La bravura di tutti gli attori protagonisti – non solo Jennifer Aniston, Reese Witherspoon, Steve Carell, ma anche Billy Crudup, Mark Duplass, Gugu Mbatha-Raw, Karen Pittman, Nestor Carbonell e Bel Powley - contribuisce a rendere questa storia ancora più realistica di quanto già non sia, mentre le scelte musicali di nicchia, tra cover eleganti, artisti poco conosciuti e una sigla già iconica a cura di Benjamin Clementine, sottolineano alla perfezione l'evoluzione dei personaggi. Al contrario dell'inesistente colonna sonora di Carter Burwell.

Il cliffhanger nel finale di stagione

La prima stagione si conclude com'è giusto che sia, lasciando aperta la porta ad un nuovo ciclo di episodi già previsto da contratto. Speriamo solo che la stagione 2, di prossima uscita, sia all'altezza di questa splendida prima parte, che avrebbe meritato un posto nella lista dei vincitori dei Golden Globe 2020.



  • Giornalista pubblicista specializzata in comunicazione musicale e televisiva
  • Consulente musicale
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