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Oops, Sorrentino did it again: al Festival di Venezia 2019 è protagonista il sorprendente The New Pope

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il regista napoletano ha presentato al Lido la sua nuova serie, continuazione diretta di The Young Pope.

Oops, Sorrentino did it again: al Festival di Venezia 2019 è protagonista il sorprendente The New Pope

Oops, he did it again. Paolo Sorrentino ha fatto di nuovo la sua magia, e al Festival di Venezia - già teatro d'esordio di The Young Pope - ha lasciato a bocca aperta presentando due episodi della nuova stagione, intitolata The New Pope. E, tanto per ribadire la sua totale libertà e la sua irriverenza, non i primi due, ma il secondo e il settimo: un po' come fatto da Nicolas Winding Refn a Cannes con il suo Too Old to Die Young, che almeno però li aveva scelti consequenziali, il quarto e il quinto.
E come per Refn, la libertà e l'irriverenza di Sorrentino non si limitano certo a questa facezia: quello che di The New Pope è stato mostrato qui a Venezia supera le già notevoli invenzioni di The Young Pope. Il regista non si fa problemi a dare libero sfogo alla sua visionarità, al suo barocchismo felliniano, alla voglia di dire - e far dire ai suoi personaggi - quello che vuole, senza peli sulla lingua o false inibizioni. Anche riguardo la Chiesa, il Vaticano, la Fede. E, come spesso gli accade, questa sorniona impudenza lo fa arrivare a risultati davvero fenomenali.
Inutile, e pure dannoso per gli ossessionali dal peccato capitale dello spoiler, stare a qui a disquisire sui dettagli della trama: basti sapere, come è di dominio pubblico, che si ricomincia laddove The Young Pope era finito, e che ci sarà l'elezione di un nuovo Papa, che è interpretato da John Malkovich: un cardinale inglese, ricco e decadente aristocratico inglese, che crede a un approccio poetico alla fede e a una politica ecclesiastica e dottrinale basato sul concetto della metà via, della giusta via di mezzo.

"È stato proprio qui a Venezia che Paolo ha avuto l'idea di dare un seguito alla prima serie, di dove portare Lenny Belardo: me l'ha detto in un giardino proprio qui vicino," racconta Jude Law. "Ora la complessità di Lenny è ancora aumentata: per me è stato interessante lavorare sul suo realizzare che non è più il solo Papa è interessante, come lo è stato  vedere come si relaziona agli altri poteri che entrano in scena."
"Nella prima serie volevamo raccontare il Vaticano dall'interno, i suoi meccanismi in maniera quasi quasi isolata dal resto del mondo," spiega infatti Sorrentino. "In The New Pope, invece, al centro del racconto c'è il rapporto del Vaticano con il mondo esterno, e quindi con altri personaggi e istituzioni. Parliamo anche di fondamentalismi," aggiunge poi rispondendo a chi gli chiede lumi su frammenti di scena che sembrano raccontare eccidi di matrice islamista, "ma non solo di un fondamentalismo: mi pare che i fondamentalismi stiano espandendosi in maniera triste e preoccupante, e non vengano solo da una parte sola."

Se i personaggi di interpreti come Ludivine Sagnier (che diverrà più dark), Cécile de France (che invece scoprirà l'intimità e il privato) e Silvio Orlando (che "sboccia, arrivando alla maturità sia per quanto riguarda gli aspetti drammatici che per quelli comici) subiscono evoluzioni, tutto da scoprire sarà quello del nuovo Papa interpretato da John Malkovich: "In realtà non sono il nuovo Papa, sono il nuovo-nuovo Papa," dice sornione l'attore, riferendosi a qualcosa che avverrà nella prima puntata di questa nuova stagione. "Avevo visto la serie, oltre agli altri lavori di Paolo, e l'ho adorata soprattutto perché è riuscita a catturarmi trattando di argomenti, come la religione e il Vaticano, che non sono di naturale interesse per me," prosegue. "Paolo ha sul set uno straordinario senso della geografia, sa sempre dove mettere i personaggi, è sceneggiatore eccellente. E la serie parla delle necessità spirituali delle persone, anche se queste regalano loro semplici speranze."

Di fronte a questi - meritati - complimenti, Paolo Sorrentino pone l'enfasi sulla dimensione collettiva che ha permesso di raggiungere i livelli di qualità di questa serie, e della precedente. "Si dice sempre che questo è un lavoro collettivo, ma questo di The Young Pope e ancora di più The New Pope lo è davvero. Anche se io ho firmato sceneggiatura e regia, ci siamo divisi i ruoli paritariamente, è il risultato finale è stato possibile grazie alla grandezza di tutti gli attori coinvolti, che non sono solo bravi ma anche molto buoni, e capaci di creare una squadra. Servono attori capaci di essere fuori di sé, come diceva Carmelo Bene, e loro sono così: sono stato molto fortunato a trovarli."
Sollecitato su una scena - notevole - in cui c'è un confronto elegante e serrato tra Cardinal Voiello di Orlando e il (non ancora) nuovo Papa di Malkovich, Sorrentino ha la possibilità di dare un esempio concreto di questa collaborazione: "Se quella scena, quel dialogo funziona," dice, "non è solo per come è stato scritto o girato da me, ma anche perché - ad esempio - un attore come John Malkovich si siede come nessun altro si siede al mondo, e questo per me vale più di ogni mia linea di scrittura o decisone di regia."

Poi, certo, c'è anche l'apporto del direttore della fotografia Luca Bigazzi, che qui a Venezia riceve il premio Campari Passion for Film, proprio in concomitanza con la presentazione di The New Pope. "Con Bigazzi," spiega Sorrentino "c'è un rapporto così antico che riusciamo a capirci senza parlarci, che poi è sempre la cosa migliore. Come nelle migliori storie d'amore, le parole tra noi sono irrilevanti," chiude il regista con una delle sue massime fulminanti.
E a chi gli chiede perché negli episodi visti di The New Pope ci siano così tante scene ambientate a Venezia, Sorrentino ne regala subito un'altra: "Abbiamo girato a Venezia perché la mia teoria è che la vita è breve e bisogna stare sempre nei posti belli: e Venezia è un posto bello."

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