Una notte con la regina: recensione della commedia sulla fuga notturna di una giovane regina Elisabetta

31 marzo 2016
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Julian Jarrod rifà Vacanze Romane in una Londra libera dalla guerra.

Una notte con la regina: recensione della commedia sulla fuga notturna di una giovane regina Elisabetta

Partendo da una sceneggiatura di Dalton Trumbo, nel 1954 William Wyler raccontò in Vacanze Romane la breve fuga di una principessa che si si divertì un mondo a girare in vespa e a ballare sulle rive del Tevere per poi tornare ai suoi incarichi ufficiali. 62 anni dopo, l’inglese Julian Jarrold ha più o meno consapevolmente omaggiato il suo illustre predecessore con una commedia tutta in una notte che potrebbe essere una specie di sequel de Il discorso del Re. Nel film di Tom Hooper avevamo infatti lasciato Giorgio VI° alle prese con un futuro da re, se non proprio fulgido, comunque libero dalla balbuzie. Avevamo anche fatto la conoscenza delle piccole Elizabeth e Margaret, che però rimanevano personaggi secondari. Adesso le ritroviamo cresciute e desiderose di festeggiare, insieme all’intera città di Londra, la fine delle ostilità belliche l'8 maggio del 1945.

Ora, i fanatici della corona sanno bene che la regina e sua sorella minore quella sera uscirono per davvero, ma si limitarono ad andare al Ritz, scortate da una truppa di ufficiali, e non vissero nessuna rocambolesca avventura. In Una notte con la regina le cose vanno diversamente, perché Jarrold deve comunque intrattenere il suo pubblico e perché vuole la favola. E il suo film è una favola, e anche una briosa commedia degli errori che ha il suo pregio - e forse anche il suo limite - in uno stile e in un'atmosfera volutamente retrò e nella rispettosa fedeltà alla monarchia britannica. Giocando a fare un’operazione nostalgia, il regista sceglie la musica giusta (il jazz), il look perfetto per le due protagoniste (belle in chiffon rosa) e il ritmo più adatto (sostenuto, con inseguimenti a bordo di autobus o tra folle oceaniche). Ne deriva un’impressione di gaia confusione che rimanda alle commedie americane anni ’40 ed esprime l’ebbrezza e il senso di liberazione di un paese che ha sofferto e perso i suoi soldati.

Questa sofferenza - che sappiamo essere vera - J.J. avrebbe però potuto approfondirla, sviluppando il personaggio di Jack, disertore della Royal Air Force che accompagna Elizabeth in cerca della sorella e che critica il dorato isolamento dei regnanti e la loro ignoranza degli orrori in battaglia. E invece il ragazzo in uniforme - che pure è ben interpretato da Jack Reynor - cede al fascino della futura regina e sale anche lui sulla giostra del divertimento scatenato del film, che girando sempre più veloce, ci porta ancora più indietro nella storia del cinema, e precisamente ai tempi delle gag del muto. Divertente, ma un po' suprerficiale. E' come se Jarrold - rapito dall’ingenuità delle principesse - ci tenesse più di altra cosa a mostrarle alle prese con guai di cui nemmeno intuiscono la pericolosità e da cui puntualmente si salvano. Capita così che un gangster smetta all’improvviso di essere minaccioso o che un magnaccia si riveli un suddito devoto che scorta le fanciulle alla festa più trendy della città.

Eppure si ride in queste scene, soprattutto quando è di scena Princess n°2, o meglio Bel Powley, perfetta nella rappresentazione della meraviglia di un'adolescente che a Trafalgar Square diventa una bambina in un negozio di lecca-lecca. E' bravissima anche l'australiana Sarah Gadon, a cui tocca in sorte un personaggio più difficile e che per sua natura esige maggiore rispetto. Si vede che il film in fondo lo teme e che ci tiene a introdurre alcune caratteristiche della regina da adulta, come la saggezza e il senso di responsabilità. Ostacolata dalla severa realtà, però, la giovane Elisabetta non può prendersi il lusso di vivere la sua personalissima versione di Prima dell'alba e nega così al principale pubblico di riferimento la gioia del più puro romanticismo. Perché Una notte con la regina sa benissimo a quali spettatori rivolgersi: ai fan dei royal baby e di Will e Kate, alle signore over-forty e perfino a qualche estimatore di Downton Abbey e di W.E. - Edward e Wallis.

Lontano da  The Queen - a cui è stata ingiustamente accostata - la nuova opera di Jarrold è infine un atto d'amore nei confronti di Londra, città degli imbalsamati abitanti di Buckingham Palace ma anche di un'energia che ancora oggi vibra e si fa sentire. E' una carica positiva e corroborante che rende il film scoppiettante fino alla fine e che lo distanzia di molte lunghezze dai rigidi Diana o Grace di Monaco, ai quali di certo non può essere paragonato

 



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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