The Most Beautiful Day: la recensione della commedia tedesca di Florian David Fitz

27 marzo 2017
2.5 di 5
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Due giovani malati terminali decidono di vivere il giorno più bello della loro vita: da dove iniziare?

The Most Beautiful Day: la recensione della commedia tedesca di Florian David Fitz

Benno (Florian David Fitz) vive di espedienti e piccoli furti, Andi (Matthias Schweighofer) è diventato musicista per volere del babbo. Due uomini molto diversi, accomunati da una triste sorte: stanno per morire. A Benno, che tende a cadere addormentato, viene diagnosticato un tumore incurabile, mentre Andi aspetta ormai invano un trapianto per i suoi polmoni arrivati al capolinea. L'irrequietezza di Benno trascinerà il timido Andi alla ricerca del "giorno perfetto", dell'esperienza perfetta per lasciarsi alle spalle la vita nel modo migliore.

The Most Beautiful Day arriva in Italia preceduto da un incasso record in Germania: scritto, diretto e cointerpretato da Florian David Fitz, classe 1974, molto popolare in patria, rientra quasi perfettamente nel filone della commedia amara a base di malattie terminali. Se ne possono individuare esempi oltreoceano (il famoso Non è mai troppo tardi con Jack Nicholson e Morgan Freeman, o anche 50 e 50 con Joseph Gordon-Levitt), in Italia (Uno su due con Fabio Volo) o in Francia (si può inserire nel sottogenere anche Quasi amici). Si esorcizza la morte a colpi di gag, sarcastiche e non, per poi approdare per rispetto a una morale che rilanci il senso della vita.

The Most Beautiful Day non è un film ruffiano, nonostante tocchi un argomento a rischio: Fitz cerca quando può di essere anche scorretto, nei limiti che si è autoimposto, e l'alchimia tra lui e Matthias Schweighofer è convincente. Questo però non basta a garantire l'omogeneità del film intero: Fitz ha ben chiari i valori che vuole trasmettere, si capisce che ci crede, ma è disposto a sacrificare dei passaggi logici plausibili per raggiungere i traguardi dei suoi personaggi, cercando l'originalità più nell'esecuzione di alcune scene che nella struttura di fondo, derivativa e rigida. Benno e Andi, un ladro e un artista, sono personaggi romanzeschi senza tempo, che non interpretano effettivamente un'epoca, cosicché si fa fatica a ricevere un'esecuzione fresca di messaggi comunque sempre apprezzabili. I personaggi sono lì, comunicano la simpatia richiesta, ma il romanzo d'appendice è dietro l'angolo, a minare la franchezza spiritosa di alcune idee.
Rimane una confezione piuttosto curata, per un road movie che salta dall'Europa al Sud Africa in un solido controllo dell'immagine e dell'ambientazione.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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