Shaun - Vita da pecora: il film - la nostra recensione

03 febbraio 2015
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La Aardman torna a colpire con la sua esilarante stop-motion, al cinema dal 12 febbraio.

Shaun - Vita da pecora: il film - la nostra recensione

Il tran tran della fattoria non va molto giù a Shaun la pecora e agli altri animali: senza voler male al Fattore, Shaun organizza per sè e per gli altri una bella giornata libera, addormentando l'uomo in una roulotte. Tutto sembra andare per il meglio, finché la roulotte non precipita a fondo valle, direttamente nella Grande Città (si chiama proprio così, Big City). A Shaun e al resto del gregge, accompagnate dal cane Bitzer, spetterà il compito di riportare il Fattore a casa, nel disorientamento cittadino, minacciati da un isterico acchiappanimali...

Per quanto il talento dell'inglese Aardman nel campo del cortometraggio in stop-motion sia indiscusso – basti pensare a quelle esperienze sublimi che rispondono al nome di Wallace & Gromit – gli excursus dell'azienda nel lungometraggio, con la sola eccezione di Galline in fuga, hanno di solito disperso il genio dei suoi autori nella lunga durata: pur apprezzabili, Pirati! Briganti da strapazzo, Wallace & Gromit - La maledizione del coniglio mannaro, Giù per il tubo o Il figlio di Babbo Natale erano pieni di compromessi con una committenza che aveva appesantito l'istintività rapida e comica della Aardman (che comunque affiorava).

Sono abbastanza fiero di comunicarvi, con un certo entusiasmo, che Shaun - Vita da Pecora: Il film è un ritorno all'Aardman doc, quella del surrealismo irresistibile, dell'understatement delirante, del gran ritmo e delle trovate tanto fantasiose quanto intelligenti. Forse sollevati dal non dover sedurre un pubblico che conosce i personaggi principali già dall'omonima serie tv (iniziata nel 2007), i registi e sceneggiatori Mark Burton e Richard Starzak spremono gli 80 minuti come un limone, con un solo scopo: farci ridere. E ci riescono, definendo la storia quel tanto che basta a creare un legame emotivo tenero con gli avvenimenti, ma senza rimanere troppo ancorati a un dramma che intralcerebbe le gag.

Com'è accaduto col recente e pregevole Minuscule, anche Shaun - Vita da Pecora: Il film non è dialogato, quasi l'animazione stesse in questi mesi restituendo forza e vigore all'universalità dell'immagine e del sound design, assegnando a buffi fargugliamenti i dilemmi semplici ma universali di personaggi in grado di comunicare con un niente. Artigianalità e professionalità si sposano in set miniaturizzati, che trasmettono l'allegria e la cura di chi li ha realizzati e poi animati e ripresi, con un senso del ritmo e del montaggio di sicurezza invidiabile.

Tra tormentoni, colpi di scena, ripetizioni di gag con varianti, farsa, un pizzico di sentimento e soprattutto sguardi (dove saremmo senza gli occhioni dei personaggi Aardman?), Shaun - Vita da Pecora: Il film non è un bel regalo solo per i vostri figli, ma anche per voi stessi.





  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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