Lo stagista inaspettato - la recensione del film con Robert De Niro e Anne Hathaway

07 ottobre 2015
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Gli attori brillano nella commedia vecchio stile di Nancy Meyers.

Lo stagista inaspettato - la recensione del film con Robert De Niro e Anne Hathaway

Il nome della sceneggiatrice Nancy Meyers, regista di soli 6 film dal 1998 a oggi, è molto stimato a Hollywood, sia in virtù di titoli di successo come What Women Want e Tutto può succedere che dello sguardo attento con cui ha affrontato la commedia sentimentale e di relazione. Anche nel suo nuovo lavoro, Lo stagista inaspettato, tratta questi temi in una narrazione dilatata e intervallata dai consueti panorami di case, quartieri, alberi e foglie della Grande Mela nei vari periodi dell’anno, sottolineati da un’onnipresente colonna sonora. Si tratta di elementi ormai codificati in quello che ormai è diventato un genere cinematografico vero e proprio: la commedia sentimentale newyorkese con i suoi ritmi distesi e l'alternanza di divertimento e commozione, risate e riflessione.

Lo stagista inaspettato inizia con Ben, settantenne vedovo, pensionato e benestante, a cui manca la sfida quotidiana rappresentata da un lavoro da svolgere con passione. E’ per questo che, dopo 40 anni da dirigente in un’azienda che produceva elenchi telefonici, si presta a fare da cavia per un programma da stagista senior in una giovane startup di e-commerce specializzata in abbigliamento, la About To Fit. Lì viene assegnato alle riluttanti cure della direttrice e fondatrice dell’azienda, una giovane e stressata workaholic. Dopo essersi conquistato col suo savoir faire di altri tempi la simpatia dei giovani impiegati e l’amore di una donna matura, sarà anche fondamentale per salvare le sorti professionali e sentimentali della sua datrice di lavoro.

Ci sono film che hanno un target ben preciso e affezionato. Lo stagista inaspettato è rivolto essenzialmente a una fascia di pubblico prevalentemente femminile, forse più vicina all’età del protagonista che a quella dei suoi giovani comprimari. Sotto la forma della commedia il film ambisce ad essere sia favola che lezione di vita, con una morale espressa chiaramente sotto la cornice lieve e spiritosa: la storia mira ad infondere nuova fiducia nel futuro agli anziani e a convincere i giovani disorientati dai ritmi della vita moderna e dall’eccessivo ricorso alla tecnologia ad ascoltare chi ha vissuto in tempi più lenti e meditativi, dove più della velocità di reazione agli input informatici e al mondo virtuale contavano l’osservazione dal vivo e l’ascolto degli altri.

Non a caso Meyers ha scelto di ambientare il film in un sito e-commerce, che ha sede nello splendido loft dove prima si trovava l’azienda di Ben, che permetteva alle persone di comunicare pubblicando i loro numeri di telefono in giganteschi volumi. Il nuovo ha preso letteralmente il posto del vecchio, ma - ci chiede la regista - siamo sicuri che fosse tutto da buttare?

Il personaggio di Ben è una specie di jolly, il contenitore di tutte le doti dei bei tempi andati, che è pero straordinariamente in sintonia col mondo e coi giovani di oggi. Ci sembra però che quello di Nancy Meyers sia più che altro un wishful thinking: forse questo può essere vero e tutto può ancora accadere se parliamo di uomini benestanti, ricchi e in salute che hanno a disposizione i mezzi per imporsi e farsi ascoltare, senza farsi lasciare indietro da un mondo che corre. Ma in un paese come il nostro, dove all’età del personaggio di Robert De Niro è più probabile che una persona debba lavorare ancora dieci anni per avere la remota speranza di ottenere una pensione minima, che di essersi ritirata da 8 anni dalla cosiddetta vita attiva, l’assunto del film è più favolistico/fantascientifico che realistico. E’ ovvio che stiamo parlando di una commedia e di una storia di fantasia, ma gli elementi concreti immessi dall’autrice sono tanti e tali da indurci a fare dei paragoni del genere.

Al posto di Robert De Niro ci è venuto spontaneo immaginare Robin Williams, perché quello di Ben potrebbe essere uno dei suoi personaggi magici ed amabilmente eccentrici, capaci di diventare il centro di convergenza ed equilibrio di un mondo caotico e incapace di ascoltare. Al di là delle inevitabili nostalgie va comunque detto che De Niro è qui misurato e perfetto sia nella commedia fisica che nelle espressioni buffe o commosse richieste di volta in volta dal ruolo di un distinto signore di altri tempi che non alza mai la voce, porta il fazzoletto in tasca per offrirlo alle signore che prima o poi hanno bisogno di usarlo e si adatta con curiosità ed entusiasmo a situazioni che farebbero scappar la pazienza alla maggior parte di noi.

A seconda delle esigenze fattorino, consigliere, autista, ladro, babysitter e figura paterna, Ben è l’essere fatato che tutti sogneremmo di incontrare una volta nella vita, pur di essere abbastanza fortunati da riconoscerlo. C'è una buona sintonia tra De Niro ed Anne Hathaway, esagitata ma insicura donna in carriera, un po' sprecata Rene Russo nel ruolo della "fidanzata", e buono il cast di attori poco noti che li affiancano in una commedia che nonostante le tematiche attuali è davvero d’altri tempi, nostalgica di un mondo in cui Gene Kelly in Singin’ in the Rain intonava per Debbie Reynolds la dolcissima “You Were Meant For me” e le coppie restavano sposate per sempre, nonostante crisi e tradimenti.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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