Jumanji: The Next Level, la recensione

23 dicembre 2019
3 di 5

Il gioco degli avatar si fa più complesso e intrigante, anche grazie all'ingresso di due personaggi anziani come quelli di De Vito e Glover. A salvare la situazione, quando Kasdan si ripete, sono queste due vecchie volpi.

Jumanji: The Next Level, la recensione

La cosa più interessante del primo Jumanji di Jake Kasdan, che poi era anche l'innovazione principale rispetto al modello anni Novanta firmato da Joe Johnston, era tutto il discorso relativo all'identità. Tramutato il gioco da tavolo in un videogame, si introduceva il concetto di avatar, giocando così sul contrasto che si veniva a creare tra i protagonisti "reali" del film e i corpi che incarnavano una volta andati a finire nel mondo di Jumanji.
Non è che Kasdan, allora, spingesse verso riflessioni complesse o profonde: non ne aveva l'intenzione e non sarebbe stato il film giusto per farlo; e in fondo non lo fa nemmeno in questo sequel, che è nel complesso un film spensierato e divertente almeno quanto non davvero necessario.
Ma sarebbe ingeneroso e miope negare che quell'idea di fondo, e quell'unico vero nucleo tematico in un film che comunque è studiato a tavolino nei minimi dettagli per l'unico, legittimo obiettivo di intrattenere in maniera spensierata, qui Kasdan l'abbia voluta ampliare in maniera moderata ma comunque significativa.

La struttura della storia è sempre la stessa: dei personaggi che finiscono  risucchiati dentro il videogame di Jumanji, e il loro dover completare una missione - una nuova: d'altronde questo è Jumanji: The Next level, no? - per poter fare rientro nel mondo reale.
Sono due, però, le differenze principali, oltre a quella legata ai mondi e ai personaggi con cui i nostri eroi si troveranno a che fare nel livello successico del gioco. La prima è che in questo film a Jumanji uno dei personaggi rientra volontariamente, e gli altri lo seguono per salvarlo; la seconda è che, assieme ai quattro protagonisti che ben conosciamo, a Jumanji faranno il loro ingresso anche altri due personaggi. Che poi sono quelli interpretati da un sempre favoloso Danny De Vito (il nonno di Spencer) e da Danny Glover (un suo vecchio amico ed ex socio, intenzionato a rimuovere la ruggine dal loro rapporto).

Da un lato, quindi, ecco che Kasdan racconta Jumanji quasi come una droga, con il timido e insicuro Spencer che vi fa ritorno per sentirsi nuovamente forte e spavaldo come il Dottor Bravestone di The Rock: solo che le cose non vanno come immaginava.
Dall'altro, con le possibilità offerte dagli avatar, e col sogno di un nuovo corpo e una nuova vita, non si confrontano più solo degli adolescenti, con tutte le loro insicurezze, ma anche due anziani, con tutti i loro acchiacchi e la loro paura - cosciente o meno - della morte.
Non è tantissimo, forse, ma la trasformazione interiore di Danny De Vito che, prima di finire a Jumanji, ringhiava che "la vecchiaia fa schifo", per tornare da quel mondo disposto a confessare che "la vecchiaia è un dono", non è mica una cosa cretina.

Se nel prima e nel dopo le cose più riuscite e divertenti vengono fuori da De Vito e Glover, anche nel mezzo, anche mentre il film racconta il mondo di Jumanji e non quello reale, sono sempre i personaggi anziani a dominare la scena. Non più De Vito e Glover, ma Dwayne Johnson e Kevin Hart che fanno De Vito e Glover. Almeno per un po'.
Già, perché in Jumanji: The Next Level non tutti i personaggi del mondo "reale" finiscono nuovamente negli stessi avatar, e nel corso del film ci sarà perfino la possibilità di rimescolare un po' le carte.
Un rimescolamento che, tutto sommato, è l'unica cosa nuova e divertente del mondo di Jumanji, che altrimenti è del tutto allineato a quello del precedente film di Kasdan. E quindi un po' ripetivo. Anzi, forse un pelo meno riuscito dal punto di vista spettacolare, nella voglia un po' eccessiva di giocare al rialzo anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
Ma non c'è da preoccuparsi: per ogni sbandata, a salvare la situazione sbucano sempre De Vito e Glover, o i loro avatar, e il film si rimette in carreggiata.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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