Il domani tra di noi Recensione

Titolo originale: The Mountain Between Us

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Il domani tra di noi: recensione del survival movie con Kate Winslet e Idris Elba

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Il domani tra di noi: recensione del survival movie con Kate Winslet e Idris Elba

Se proprio il destino dovesse accanirsi contro di noi facendoci precipitare con l’aereo fra le nevi delle montagne rocciose, di sicuro non ci ritroveremmo a condividere la lotta per la sopravvivenza con un uomo bello, dolce, educato, intelligente, elegante e colto come il neurochirurgo con il volto di Idris Elba che la fotografa Alex ha portato con sé su un piccolo velivolo di fortuna pronto a sfidare la tempesta del secolo. No, a noi capiterebbe in sorte, invece di Ben-cappotto di pelle color cammello e "devo andare a Baltimora per operare un bambino al cervello", se non un fifone o un individuo schivo e magari antipatico, un compagno di viaggio che mai e poi mai ci fascerebbe e immobilizzerebbe la gamba fratturata mentre dormiamo né ci reggerebbe una ciotola riconvertita in padella se se proprio non ce la facessimo a fare pipì da sole/i. 

Ma noi non siamo Kate Winslet, e soprattutto non veniamo dalle pagine di un romanzo e tantomeno di un film, un film che, considerando l’amore una conditio sine qua non per il pieno trionfo della nostra parte emozionale, ha voluto miscelare il survival movie con il melò. Quindi lasciamo perdere la dura realtà e concentriamoci sulla storia inventata a cui Hany Abu-Assad ha voluto dare una "spolveratina" di verità scegliendo innanzitutto di evitare green screen, GCI ed effetti speciali e trascinando cast e troupe a 3350 metri di altezza.

Già questa ci sembra un’ottima idea e un punto a favore de Il domani tra di noi, perché, come l'isola da cui sembrava non dovesse mai allontanarsi il Chuck Noland di Cast Away, anche le Purcell Mountains della nuova sceneggiatura di Christ Weitz (scritta con J. Mills Goodloe) diventano uno dei personaggi più importanti del racconto, forse non il più simpatico, vista la presenza di un esuberante Golden Retriever, né il più bello (come negare l'avvenenza di Kate e Idris?), ma di sicuro quello che la macchina da presa del regista di Paradise Now ha immortalato con più trasporto: nelle giornate terse e nei momenti di maltempo, di sera e di mattina, nei punti più alti dove il cielo va a braccetto con le cime imbiancate e quasi a valle, dove gli alberi sbarrano la via e il ghiaccio tende trappole. Quanto ai protagonisti in carne ed ossa e a due zampe, sembra che Abu-Assad li ami un po’ di meno, perché nonostante a interpretarli abbia chiamato attori di indiscusso talento e abbia creato una sempre maggiore confidenza fra loro e una voglia di proteggersi l'un l'altro, non si è preoccupato di approfondirli, privando oltretutto chi osserva del sottile piacere di quei dialoghi belli lunghi e accorati, tipici del filone, in cui ci si racconta il passato, oppure ci si scontra, o ancora si cresce insieme. 

Anche se scopriamo qualcosa della triste vita coniugale del neurochirurgo, a fatica ci identifichiamo con lui e ancora più a fatica riusciamo a essere la dinamica e spiritosa Alex, che raramente vacilla. Non è un problema solo di vulnerabilità e perciò di umanità: la vera ragione per cui il film non attrae fatalmente lo spettatore ha a che vedere con la scarsità di ostacoli che lastricano il cammino verso la salvezza dei due protagonisti, che con disinvoltura si abituano a temperature rigide, sventano l’attacco di un puma, trovano una casetta abbandonata in cui rifugiarsi e non pensano quasi mai che tutto sia perduto. Non c’è l’orso di Revenant - Redivivo lungo la loro via, insomma, e nemmeno la solitudine che costringe il naufrago del film di Zemeckis a trasformare un pallone in un caro amico. Certo, non stiamo parlando di una  romantica e "frizzantina" passeggiata fra i boschi, visto che il rischio di morire assiderati non abbandona mai Idris & Kate, ma se in un altro contesto la quasi totale assenza di tensione avrebbe preparato il terreno per lo sviluppo di un intenso legame sentimentale o di una forte intesa sessuale, qui a trovare una giustificazione è forse solo l'amicizia. 

Decisamente meno motivato appare l'amore, nonostante una bella scena di intimità e il sempre più insistente passaggio dai campi lunghi ai primi piani che sottolinea la nascita e il progressivo sviluppo di un legame. E poi manca la chimica fra i due attori, almeno sotto lo zero. Laddove invece Alex e Ben funzionano come coppia è nell’ultima parte de Il domani tra di noi, che diventa una specie di post-traumatic rom-com, con un innamorato che chiama l’altro che però non risponde perché non capisce, eccetera eccetera.

E' spiazzante che, in queste sequenze conclusive, il film non insista più di tanto sulle difficoltà del riadattarsi alla vita normale da parte chi ha rischiato di dover dare un prematuro addio alle umane cose. Eppure un segmento finale tanto bizzarro avvolge la vicenda di Alex e Ben in una nuvola di umorismo che finalmente li rende a noi più vicini, sicuramente più teneri e perfino bambinoni. Senza la Winslet ed Elba sarebbero stati un po' ridicoli, ma la Marianne Dashwood di Ragione e sentimento e il John Luther della serie tv Luther sanno dar voce alle insicurezze degli innamorati sono più a fuoco nella guerra con i sentimenti che nella battaglia contro una natura matrigna. Non a caso qualcuno ha giustamente ribattezzato il film "un Titanic fra le montagne", definizione che ci sembra a dir poco perfetta.

Il domani tra di noi
Nuovo trailer italiano del film - HD
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Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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