IF - Gli amici immaginari, la nostra recensione del film con Ryan Reynolds diretto da John Krasinski

15 maggio 2024
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IF - Gli amici immaginari rappresenta la seconda anima del John Krasinski regista: fiabesca, cartoon e condivisa con Ryan Reynolds, coprotagonista di un film strappalacrime... ma non del tutto privo di una sua sincerità. La nostra recensione.

IF - Gli amici immaginari, la nostra recensione del film con Ryan Reynolds diretto da John Krasinski

Bea (Cailey Fleming) è un'adolescente che ha perso la mamma e ora vede il suo papà (John Krasinski) ricoverato in ospedale: nonostante quest'ultimo faccia di tutto per sdrammatizzare, il rischio di vivere un altro distacco riporta Bea verso l'infanzia... e scopre che tutti gli amici immaginari di bambini e bambine non scompaiono quando questi crescono, rimangono solo spaesati e senza "padrone". Insieme a un uomo (Ryan Reynolds), condannato come lei a vedere gli IF ("imaginary friends") che le altre persone non vedono, cercherà di dare loro un po' di felicità... a partire dall'enorme peloso Blue.

IF - Gli amici immaginari è un'altra faccia del John Krasinski sceneggiatore e regista: sedutosi dietro alla macchina da presa per la sci-fi semihorror di A Quiet Place, John rimane in cuor suo un commediante, proprio come il papà che interpreta in questo film, in un ruolo minore che lascia invece spazio alla vera figura maschile che accompagna la brava ed espressiva Fleming. Parliamo di Ryan Reynolds, che si fa condurre da Krasinski in un percorso comico per famiglie, politicamente corretto e per tutti, una volta tanto senza la sfrontatezza che in genere lo caratterizza. IF è proprio una fiaba, idealmente una sorta di Chi ha incastrato Roger Rabbit, un'interazione tra cast umano e personaggi cartoon, costruito come una spudorata metafora della crescita e del modo in cui affrontarla. Il tutto in una confezione altamente professionale, con grandi collaboratori premio Oscar: Janusz Kaminski alla fotografia, Christopher Rouse al montaggio, Michael Giacchino alle musiche, più una valanga di prestigiosi cammei vocali originali da far cascare la mascella (John ha molti amici nello star system, è chiaro!).

Non è un film privo di problemi, IF - Gli amici immaginari. La sua premessa non ha una grande fluidità narrativa, si fatica a entrare nel meccanismo del racconto: non solo perché Krasinski non vuole giustamente svelare subito tutte le sue carte, ma anche perché i dialoghi sono un po' telefonati e non troppo brillanti, con le caratterizzazioni dei personaggi che si reggono più sull'indovinato character design e sulle animazioni (a cura della Framestore). Quasi volesse compensare poi il silenzio dell'altra saga, Krasinski qui lo teme, evidentemente preoccupato dal non parlare in modo chiaro al pubblico di bambini e bambine, così la colonna sonora di Giacchino è un tappeto costante e in alcuni casi quasi ossessivo. Il regista vuole essere semplice e inequivocabile, così rinforza ogni momento emotivo con personaggi che letteralmente piangono o si commuovono, confidando su un pubblico che li segua per empatìa elementare. Insomma, IF - Gli amici immaginari è un "film stappalacrime". Una volta che abbiamo però doverosamente dato voce alla nostra critica parte razionale, dobbiamo scendere a patti con un'altra realtà. Come mai ci siamo commossi sul serio, alla faccia del distacco critico?

IF - Gli amici immaginari viene venduto come un "film Pixar dal vero" (più o meno, ci sono appunto animazioni anche qui). È normale si pensi al mondo della mente del meraviglioso Inside Out (2015), ma al di là dell'innegabile legame a livello di suggestione, il discorso di Krasinski è differente. Mentre lì Bing Bong spariva in una delle scene più strazianti e indimenticabili della storia del cinema, in IF nessun amico immaginario scompare mai sul serio: interpretando un babbo che esige di allontanare la cupezza da sua figlia, Krasinski ci fa capire che sta componendo un suo inno alla buffoneria e alla fantasia come missione di vita. Lui e Reynolds, suo complice anche in produzione, non distinguono tra i personaggi che interpretano e le persone che sono, votate a divertire il prossimo e alleggerire le nostre fatiche esistenziali. Il personaggio di Reynolds è un clown in disgrazia, per cui IF diventa un manifesto poetico, in cui degli artisti danno valore alla funzione sociale del loro percorso, leggermente diverso dalla media delle altre persone. Ed è merito di questo messaggio, pur non originale, se una realizzazione che in mano ad altri sarebbe risultata solo manipolatoria, risulta più che altro teneramente ingenua: questa ingenuità per famiglie è sincera, e se non basta certo a rendere IF un classico, per lo meno ne salva l'anima e ce la trasmette.   



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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