Appuntamento al parco Recensione

Titolo originale: Hampstead

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Appuntamento al parco: recensione della commedia romantica con Diane Keaton e Brendan Gleeson

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Appuntamento al parco: recensione della commedia romantica con Diane Keaton e Brendan Gleeson

Se nel 1993 Nora Ephron metteva in bocca a uno dei personaggi di Insonnia d’amore le parole: "E’ più facile essere uccisi da un terrorista che sposarsi dopo aver superato i 40", in questo 2017 Joel Hopkins sposta l’età del "pensionamento sentimentale" ai 70 anni invitando indirettamente la protagonista femminile di Appuntamento al parco ad aprirsi alle emozioni prima di avvizzire come un albicocca su uno scaffale di un supermercato (cit.). Lo fa non perché desideri provocare o andare controcorrente, ma perché gli amori senili in forma di commedia, meglio se angloamericana, solleticano il suo appetito di narratore di storie e perché sono senza dubbio la moda del momento.

E per quale ragione gli amori senili sono la moda del momento, come dimostrano, fra gli altri, Le nostre anime di notte, E' complicato e Tutto può succedere. Perché la terza età frequenta con assiduità le sale cinematografiche, perché, come cantava Battiato, "I desideri non invecchiano quasi mai con l’età" e perché, anche a 30,40,50 anni, il pensiero di avere ancora una, due o dieci chance di fidanzamento felice rasserena e consola chiunque. E quindi ben venga il filone. Accade tuttavia che a raccontare passioni mature siano sovente registi giovani o comunque non anziani, che non conoscono fino in fondo le problematiche della vecchiaia e che raggiungono un discreto livello quando a supportarli ci sono o un buon materiale narrativo di partenza (il romanzo di Kent Haruf "Le nostre anime di notte", per esempio) o duetti formidabili (Meryl Streep e Alec Baldwin o ancora Jane Fonda e Robert Redford). Quando non si hanno né l’una né l’altra cosa e soprattutto non si è Clint Eastwood - che ha dato grande dignità a un romanzo non eccelso come "I ponti di Madison County" - i risultati possono essere buoni ma non ottimi.

E infatti Appuntamento al parco non è un ottimo film, non è un condensato di ironia e tenerezza, e non è nemmeno una sottile incursione nelle incertezze e nelle goffaggini che si incontrano sul viale del tramonto. Ma va bene così, perché lo scopo di questa britcom è godersi "un soggiorno a Londra" dell’americana Diane Keaton, di cui Hopkins è artisticamente innamorato, anzi doppiamente innamorato, dal momento che la prima musa di Woody Allen è per lui tanto una grande interprete quanto un’icona di stile, uno stile inconfondibile che dura da 40 anni. E infatti sembra proprio uscita da Io e Annie la Emily a cui l’attrice presta il volto: stessi pantaloni larghi, stesse giacche di tweed, stesse scarpe da uomo, stesse camicette bianche abbottonate fino al collo.

Più malinconica e meno nevrotica di quel personaggio lì, la vedova in bancarotta di Appuntamento al parco attraversa placidamente l’intero film contagiandolo con la sua umanità, e lasciandoci cogliere nel suo sguardo e nel suo modo di muovere la testa una fragilità e un senso di disagio che ci rendono familiare e caro il personaggio, anche quando tira una scarpa contro la tomba del marito traditore o fa amicizia con un homeless che abita in una baracca nel parco davanti casa, un uomo buono e brontolone che invece ci fa pensare ad altri film: Gangs of New York, In Bruges, Codice Criminale e perfino Paddington 2, forse per la sua somiglianza con un orso. L'uomo è Brendan Gleeson, e con Diane Keaton sta bene ma non benissimo, nonostante sia giusto per il ruolo di Donald Horner, che poi è Harry Hallowes, che nel 2007 ottenne dal tribunale il permesso di conservare un fazzoletto di terra occupata abusivamente anni prima.

Giocando a fare il porcospino permaloso, l'attore irlandese si rivela magnifico, ma il suo talento non sempre viene sfruttato a pieno, e vorremmo vederlo di più e più in profondità. Vediamo invece, e tanto, Hampstead e il parco Hampstead Heath coi i suoi bei fiori e le casette ottocentesche in mattoni rossi che lo fronteggiano e costeggiano. E allora ci viene da pensare che Hopkins, (che in quel quartiere è cresciuto) abbia voluto compiere un’operazione analoga a quella di Richard Curtis in Notting Hill, celebrando uno dei più romantici quartieri della zona nord di Londra. In questa cornice da "favola da giardino", l'atmosfera si fa di certo magica, peccato però che l’incanto tolga spazio sia alla comicità (ci sono solamente un paio di scene buffe), sia alla drammaticità (con un accenno troppo frettoloso al passato dei protagonisti), con il risultato che, sì, si sorride, ci si commuove, ma non ci si emoziona mai veramente.

Eppure, al di là delle verdure coltivate nell’orto, al di là dei teatrini con le vicine di case, Appuntamento al parco trasmette, magari nascondendolo un po’, un messaggio importante: non è mai troppo tardi per far venir fuori la nostra anima più vera e per smettere di sentirsi un pesce fuor d’acqua. Scegliendo come compagno di vita uno pseudo-barbone dopo aver pagato un basco 140 sterline, Emily trova il coraggio di cambiare, diventa a suo modo un outsider e invita ognuno di noi ad assecondare il nostro lato più istintivo e anarchico. E ad apprezzare la ricchezza non materiale.

Appuntamento al parco
Il trailer italiano del film - HD
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