Anche senza di te: recensione della commedia romantica e sociale con Myriam Catania

04 marzo 2018
2.5 di 5
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Non solo innamoramento e amore ma anche un’incursione nei disagi interiori e una riflessione sull’istruzione dei più piccoli.

Anche senza di te: recensione della commedia romantica e sociale con Myriam Catania

Era stanco dei film sulle "Gomorre" e dei noir piovosi su Mafia Capitale Francesco Bonelli, che si è nutrito di pane e cinema con Ettore Scola e le sue commedie così lontane dalla farsa e dal vaudeville perché dolenti e malinconiche. Ed era stanco il protagonista di Voltati Eugenio, nonché la penna che ha firmato diverse sceneggiature televisive, del nepotismo e dei favoritismi che dominano i'italico mondo del lavoro e dell'egocentrismo degli uomini in carriera che si sono scelti una compagna di vita di cui sottovalutano ogni giorno l'intelligenza e il diritto a realizzarsi professionalmente e umanamente. Era stanco, infine, il regista e interprete teatrale appassionato de "L'Antologia di Spoon River" di incappare, quasi giornalmente, in persone smarrite che non hanno ricevuto una mappa delle proprie emozioni e che non sanno ascoltare o almeno contare i battiti del proprio cuore. 

Ecco perché, nel suo primo film dietro alla macchina da presa, è dagli attacchi di panico di una ragazza un po’ svampita che il nostro è partito, per spiegare un disagio squisitamente contemporaneo in cui quasi ognuno di noi felicemente sguazza, aggrappandosi disperato ad affetti più o meno salvifici o allo psicoterapeuta di turno. Per farlo, ha scelto quella leggerezza che gli ha insegnato l’autore de La famiglia e C'eravamo tanto amati per poi virare verso il filone sentimentale, scegliendo però una protagonista che più che rammentare l'aggraziata Amélie Poulain di Jean-Pierre Jeunet ha la goffaggine e la sfiga in amore di Bridget Jones, e quindi finendo per sacrificare lo humour più sofisticato a una risata a tratti facile e prevedibile. Così, ecco che Anche senza di te non comincia proprio bene, perché, sì, Myriam Catania è all'altezza del proprio compito, ma le vicissitudini del suo personaggio non aggiungono nulla di nuovo al panorama dei tanti garbati film comici nei quali un personaggio femminile pasticcione trova l'uomo giusto dopo un faticoso recupero dell’autostima e grazie a un pizzico di fortuna. Succede infatti che in una Taranto dal mare immenso e blu blu blu, Sara venga lasciata da Andrea, sia vittima di allucinazioni un po’ alla Walter Mitty un po’ alla 8 e ½, non possa contare sui suoi parenti/serpenti e conosca un maestro di scuola francamente antipatico che però rivela un cuore tenero in virtù di un passato triste che non ha ancora superato.

Ma Anche senza di te, attenzione, e non è tutto love-story e gaffes, e fortunatamente, tra vecchi e nuovi pretendenti dell'aspirante sposina bionda, si fa strada una puntuale riflessione sull'istruzione dei più piccoli, sull'approccio pedagogico di Loris Malaguzzi in cui la protagonista crede e che tenta di mettere in pratica. La filosofia educativa di quest'uomo, sottostimato in Italia, il film ce la racconta con semplicità e senza farci la lezioncina, ed è interessante imparare a conoscerla e scoprire che qualcuno, nei lontani anni Cinquanta, già invitava gli insegnanti a considerare i bambini non come tacchini da ingozzare di nozioni in modo da trasformarli in bestie ammaestrate, ma come individui dotati di una propria volontà o, se vogliamo, soggetti attivi in grado di sondare il proprio io e di diventare liberi. Cambiando i suoi giovanissimi studenti, Sara cura se stessa, e invitando ognuno di loro a dire: "Io ho fallito", lascia che Anche senza di te celebri l'imperfezione la necessità che l'essere umano entri in totale comunicazione con se stesso per seguire quella luce che, alla fine di una notte buia e tempestosa, possa condurlo a una nuova alba di serenità.

Accordando insomma, in seconda battuta, la propria preferenza alla commedia sociale, Bonelli rende via via più profonda la sua opera prima e, muovendosi tra favola e realismo, e seguendo anche il quotidiano dei suoi protagonisti, si inventa anche un personaggio strampalato (un pornoattore con l'ambizione di fare teatro impegnato) che il campione di arti marziali miste Alessio Sakara rende un tenero orso buono. E poi c'è un inedito Nicolas Vaporidis, misurato, centrato, "cresciuto". Nessuno dei due personaggi pecca di inverosimiglianza né si ingarbuglia in dialoghi farraginosi. Se una scarsa fluidità c'è, nel film, va riscontrata piuttosto nel passaggio da una forma di commedia all'altra e dal faceto al serio.

E' che c'è tanta carne al fuoco in Anche senza di te, un film sicuramente tanto desiderato e rincorso da chi lo ha immaginato e che proprio non riesce a mandare giù l'assenza di meritocrazia che è uno dei mali peggiori del nostro paese. In meno di due ore di immagini e parole, Francesco Bonelli vuole dirci proprio tutto quello che gli sembra importante e che sarebbe venuto fuori meglio se quell'elemento di romanticismo che fa rima con "comfort zone", e con il sacrosanto desiderio di attirare il pubblico il sala, avesse avuto minor rilevanza drammatica. Comunque è bello che un regista ammetta che noi ragazzi degli anni Duemila ci siamo smarriti e che cerchi di capire il perché.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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