47 Metri: Uncaged - la recensione dello shark movie di Johannes Roberts

24 luglio 2020
3 di 5

Quattro amiche, una città maya sommersa, e gli immancabili, famelici squali bianchi. Un pop-corn movie per tutti gli appassionati del genere disponibile dal 24 luglio su tutte le piattaforme streaming.

47 Metri: Uncaged - la recensione dello shark movie di Johannes Roberts

Le cose che 47 metri e questo nuovo 47 metri: Uncaged hanno in comune non sono 4850, per citare una vecchia canzone di Daniele Silvestri, ma molte, molte di meno.
Di meno addirittura di quanto sia lecito pensare nel caso di un sequel: anche perché, in questo caso, di sequel vero e proprio non si può parlare,  trattandosi semplicemente della riproposizione di un brand che si era posizionato bene tra il pubblico più fedele e appassionato degli shark-movie, il sottogenere dei film con gli squali. Un pubblico all'interno del quale mi annovero volentieri.
In comune i due film hanno il regista, Johannes Roberts; gli sceneggiatori, che sono Ernest Riera e lo stesso Roberts; il fatto che protagoniste siano ancora due sorelle (qui, per la precisione, sorellastre, e accompagnate da due amiche; l'immersione e, ovviamente gli squali. Niente continuità narrativa, quindi, a dispetto dell'ambientazione messicana, ma un legame fatto di quel nucleo narrativo che, da Lo squalo in avanti, sta al centro di ogni shark movie: la lotta per la sopravvivenza tra uomo e pescecane.

Già, Lo squalo.
Il problema degli shark-movie è che l'inarrivabilità del film da cui tutto è stato generato è qualcosa che giustifica tutto: il brontolare di quelli che, a ogni film, ripetono pensosi "eh, ma il film di Spielberg..."; e anche il buttarsi via di un sacco di registi e sceneggiatori, che trovano più facile percorrere la strada del trash consapevole piuttosto che provare a fare un prodotto capace di qualche qualità.
C'è da dire che invece 47 metri ci aveva provato, e aveva trovato una sua misura e una sua dimensione, che non era niente male. E Roberts e i suoi produttori devono aver pensato che tentare di nuovo non doveva essere poi una cattiva idea.
Ecco allora che ci troviamo sulla costa dello Yucatan, e queste due sorelle che tanto d'accordo forse non vanno si fanno convincere dalle solite amiche sciamannate a immergersi per visitare la città maya sommersa  dove peraltro, ma da un altro ingresso, sta lavorando anche il padre. Tutti inconsapevoli che in quelle buie profondità si nascondono antichi squali bianchi, divenuti ciechi dopo centinaia di anni di evoluzione priva di luce, ma comunque letalissimi per via degli altri sensi ultrasviluppati.

Leggi anche La recensione di 47 metri

Rispetto al suo predecessore, va detto, 47 Metri: Uncaged è un passo indietro. Il film non ha la stessa essenzialità narrativa, non ha la stessa inventiva (tutta la storia della narcosi da azoto, che spingeva anche verso il finale, bello e pessimista), né la stessa qualità di scrittura. Raddoppiando il numero delle protagoniste in difficoltà, è aumentato esponenzialmente l'isterismo; l'ambientazione angusta aiuta col senso di claustrofobia ma limita ulteriormente le possibilità visive di un genere già di per sé limitato; le imprecisioni e le implausibilità sono raddoppiate. Eppure.
Eppure, 47 Metri: Uncaged è un film che una volta archiaviato il solito inutile prologo (era inutile pure quello di 47 metri), e al netto dei difetti elencati, è un film che azzecca praticamente sempre la cosa che ogni shark-movie che si rispetti deve necessariamente azzeccare, e che alla fine dei conti è l'unica cosa che conta: l'effetto sorpresa degli attacchi degli squali.

Per quanto qui a volti giri con la mano sinistra, Johannes Roberts è uno bravo a fare il genere: e ancora più di 47 metri, a testimoniarlo c'è The Strangers: Prey at Night, che se non vi convince dovreste perlomeno provare a rivedere, in attesa che arrivi il suo reboot della serie di Resident Evil.
E sia quando le sue protagoniste sono intrappolate tra i cunicoli della città sommersa, sia nel finale in mare aperto (un finale che avrei voluto solo un po' più coraggioso e radicale dal punto di vista narrativo), i suoi squali in CGI li fa muovere con intelligenza.
Come usa bene un altro suo marchio di fabbrica, evidentissimo proprio in The Strangers: Prey at Night: l'uso del pop in colonna sonora, con brani di Status Quo, Roxette, Aztec Camera e altri ancora che si mischiano alle musiche originali di Tomandandy

Leggi anche La recensione di The Strangers 2: Prey at Night



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento