40 sono i nuovi 20: recensione della commedia con Reese Witherspoon

03 ottobre 2017
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La figlia di Nancy Meyers e Charles Shyer gira una commedia fin troppo garbata che parla di famiglia e di amore per il cinema.

40 sono i nuovi 20: recensione della commedia con Reese Witherspoon

Alice che ha 40 anni, la pelle di pesca e i capelli biondi come un angioletto è la donna che ogni neo-divorziata fresca di trasferimento in un'altra città sognerebbe di diventare. Alice che indossa ancora una taglia 38, può permettersi jeans attillati e sfoggia una mamma bella come Candice Bergen possiede infatti due caratteristiche che sono appannaggio di poche esponenti del gentil sesso che attraversano una fase analoga alla sua: la forza di non cedere alla disperazione e agli antidepressivi e una splendida villa a Los Angeles che sembra uscita da Be Cool, Bling Ring e soprattutto da un film di Nancy Meyers. E qui casca l’asino, perché a dirigere 40 sono i nuovi 20 è stata la figlia della regista di Tutto può succedere e L'amore non va in vacanza, titoli che hanno fatto la gioia degli appassionati di commedie sentimentali e forse anche dei lettori delle riviste di arredamento, in particolare di quanti si soffermano estasiati sulle pagine che immortalano cucine ampie e perfette.

Alice, insomma, dispone di una notevole quantità di denaro, condizione che, nel nostro mondo devastato dalla crisi economica, a pensarci bene un po' la allontana dal pubblico per collocarla inesorabilmente nell’universo della finzione, in un mondo irreale che, visto il nome del personaggio, suggerisce un "paese delle meraviglie" che può diventare interessante solo se i soffitti sono troppo bassi o i tavoli troppo alti: il che significa, fuor di metafora, che nella nostra storia può esserci identificazione solo se esistono problemi reali da risolvere. E invece, in questo family-movie che invita all’ottimismo, ogni cosa viene come smorzata, a cominciare dal senso di vuoto che accompagna la fine di una relazione e dai conflitti, che raramente diventano scontri. E senza scontri - o anche senza i dialoghi al vetriolo che sono gli ingredienti base del genere che Hallie Meyers-Shyer ha voluto tentare - difficilmente si lascia il segno.

In 40 sono i nuovi 20, però, c’è grande potenziale: c’è Reese Witherspoon, che il talento comico lo possiede dai tempi de La rivincita delle bionde e c'è un affair fra la protagonista e un ragazzo di 27 anni. Purtroppo, tanto l'attrice quanto la vita sessuale del suo personaggio sono tenute per le briglie. Non ci sono mai momenti realmente esilaranti e l'intimità non è mai stuzzicante, nemmeno a parole, probabilmente per il desiderio di rendere il film accessibile a tutti. Eppure una sequenza quasi iniziale alla Bad Moms ci aveva illusi di avere a che fare con una giusta dose di scorrettezza, e con un tentativo, fatto da una donna e quindi lontano da ogni rischio di inverosimiglianza, di descrivere un’età in qualche modo critica perché "di mezzo".

Ma diciamo pure che Alice rappresenta la forza e la determinazione della mamma contemporanea, che riesce a essere "chioccia" e contemporaneamente individuo che non ha bisogno di nessuno per sentirsi completo. Diciamo che nel suo non trovare la risposta nell’amore, l'aspirante arredatrice che si tramuta in uno spasso quando beve tequila diventa la personificazione di un'anti commedia sentimentale che prende le distanze dalla lezione materna. Il guaio è che, invece di seguire questa pista, la regista percorre una seconda strada, che la riporta - e la imprigiona - a casa.

Nella lussuosa dimora dove ha vissuto suo padre, che era un regista un po’ alla John Cassavetes, Alice ospita tre ragazzi che sognano di sfondare nel cinema e che si imbattono solo parzialmente negli ostacoli incontrati da chi va a bussare alle porte dei produttori. Non che Halle Meyers-Shyer - che ha per papà Charles Shyer -  dovesse precipitarli nell’inferno di un Mulholland Drive, ma davvero è così facile affermare il proprio valore nella città degli Angeli? Per i componenti di casa Meyers-Shyer sì, e quindi qui non c’è nulla di falso, perché le famiglie di filmmaker felici esistono per davvero. E allora, nonostante le ingenuità, non resta che considerare 40 sono i nuovi 20 come un ringraziamento, un atto d’amore, da parte di una ragazza cresciuta a pane e settima arte, nei confronti di due genitori mentori e di una forma espressiva a cui si è accostata non con rispetto e modestia. La speranza è che prima o poi l’allieva possa realmente trasmettere l’eredità dei maestri.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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