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Jason Bourne, le tre regole del regista Paul Greengrass per una sequenza d'azione

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Il celebrato autore ci spiega come abbia fatto funzionare i momenti cult del ciclo con Matt Damon.

Jason Bourne, le tre regole del regista Paul Greengrass per una sequenza d'azione

La saga dedicata all'ex-agente segreto Jason Bourne, interpretato da Matt Damon sulla base dei romanzi di Robert Ludlum, è nel cuore di tutti gli appassionati di cinema d'azione. Dopo il primo capitolo, The Bourne Identity (2002) diretto da Doug Liman, la serie è passata stabilmente sotto la regia di Paul Greengrass, che ha firmato The Bourne Supremacy (2004), The Bourne Ultimatum (2007) e Jason Bourne (2016). La saga si è abbonata presto ai World Stunt Awards, i premi dati alle migliori esecuzioni degli stunt fisici più pericolosi: uno standard cesellato da Greengrass in compagnia del suo montatore Christopher Rouse (Oscar proprio con Ultimatum), standard seguito anche da Tony Gilroy col suo sfortunato tentativo di spin-off con Jeremy Renner, The Bourne Legacy (2012). In una vecchia intervista a Collider, Greengrass spiegò quelle che per lui sono le tre regole di una buona sequenza action.

Bourne, action per una ragione

Il primo concetto chiave, ci spiega Paul, è che la sceneggiatura prepari il terreno per la sequenza d'azione nel modo più naturale e inevitabile. Un crescendo che non lasci al protagonista alcuna alternativa per cavarsela.

"Devi avere una ragione reale che spinga il tuo personaggio all'azione, invece di dire: oh, qui ci mettiamo una sequenza action. E' molto importante capire come impostare la narrazione e le problematiche in gioco che richiedono al personaggio principale di agire. Se lo fai con cura e in modo soddisfacente, quando premi il pedale dell'azione il pubblico l'adorerà, perché è stato preparato."

Jason Bourne e il suo stile di action

Il secondo punto sta nel costruire una coreografia che sia perfettamente coerente con la caratterizzazione e il modo di agire del personaggio. Lo spettatore deve continuare a "riconoscerlo" anche in un inseguimento o in un combattimento.

"Quando Bourne è in un angolo non puoi cavartela con lui che estrae un gadget supertecnologico per tirarsi fuori dai guai, o che all'improvviso mostra poteri quasi magici che gli permettono di salvarsi, non è un supereroe che può scagliar via i nemici. Devi far tuo il processo mentale di un uomo vero che assorbe le informazioni ad alta velocità, compie delle scelte e poi esegue il tutto con ritmo e precisione."

Bourne cambia attraverso le scene d'azione

Questa è la regola più sottile: il protagonista non deve solo affrontare qualcosa di fisicamente impegnativo, ma deve uscirne segnato in qualche maniera, si deve trovare a un punto di svolta. I problemi sono solo all'inizio. L'action ha risolto le cose fino a un certo punto...

"L'azione deve trasformare il personaggio. Deve essere cambiato nel corso dell'azione. La scena deve venderti qualcosa di profondo sul personaggio, non deve succedere e basta. Tutta quella sequenza a Tangeri [in The Bourne Ultimatum, ndr] si risolve in un momento chiave per il personaggio, si vergogna perché si trova lì e realizza che è stato costretto a uccidere ancora."




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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