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Iron Man: Robert Downey Jr. era tra i pochi attori a poter interpretare "un simpatico str*****" e per questo ottenne la parte

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Sono parole del regista Jon Favreau che nel 2008 non sapeva ancora quanto la simbiosi tra attore e personaggio sarebbe andata lontano nel Marvel Cinematic Universe.

Iron Man: Robert Downey Jr. era tra i pochi attori a poter interpretare "un simpatico str*****" e per questo ottenne la parte

È sabato 23 febbraio 2008. Al WonderCon di San Francisco il regista Jon Favreau sta partecipando a un panel su un nuovo film Marvel, il primo prodotto in totale autonomia dalla società nonché il primo film del Marvel Cinematic Universe (che nel 2019 arriverà a contare 23 titoli). Il film, di cui vengono mostrate alcune immagini, uscirà in sala un paio di mesi più tardi, all'inizio di maggio. Favreau racconta del fascino che i fumetti possono esercitare con i loro personaggi, le loro storie. Cita i film che hanno avuto grandi riscontri tra il pubblico, come le due trilogie di Spider-Man e degli X-Men, personaggi Marvel i cui film sono stati prodotti, rispettivamente, da Sony e da 20th Century Fox. I tempi erano maturi dunque perché la Marvel potesse gestire da sé uno dei suoi supereroi: Iron Man.

"Abbiamo sviluppato una storia plausibile per evitare che il pubblico pensi che è solo un film tratto da un fumetto dove tutto può succedere" spiega Jon Favreau entrando nel vivo, "poi abbiamo pensato ai fan creando situazioni che giocassero con le loro conoscenze e le loro aspettative". Il regista ammette che "ci sono scelte per le quali verremo crocifissi, altre per le quali verremo celebrati", come nel caso di Jarvis che è una sorta di maggiordomo nei fumetti mentre diventa un'intelligenza artificiale nel film, "per evitare la smaccata similitudine con Alfred di Batman".
Poi il protagonista, quel Robert Downey Jr. destinato a reggere sulle sue spalle un intero universo narrativo con aspettative in costante crescita esponenziale. "Credo ingaggiare Robert Downey Jr. sia stato parte di quell'irriverenza che cercavamo per il film, prendere le distanze dall'impeccabile eroe senza macchia vecchio stile", continua Favreau che non si risparmia in elogi nei confronti del suo attore. "Ha fatto il film di cui mi sento orgoglioso, ha fatto davvero un buon film, e mi piace quel simpatico stronzo che lui può riuscire a fare", precisa il regista spiegando che la personalità di Robert Downey Jr. è servita a definire Tony Stark tanto sulla carta per lo script quanto sullo schermo per la regia.

Dicono che la migliore arma sia quella che non si deve usare mai. Con rispetto, io non concordo. Io preferisco l'arma che si deve usare solo una volta. È così che faceva mio padre, è così che fa l'America. E finora ha funzionato piuttosto bene. Trovate una scusa per sguinzagliare questi missili e vi assicuro che i cattivi non vorranno più uscire dai loro covi.

Tony Stark

"Quel breve discorso che fa prima del lancio dei missili in Afganistan l'abbiamo scritta sul set, accade prima che il personaggio inizi la sua trasformazione", è sempre Favreau a racconta alcuni passaggi per capire il prezioso contributo di Robert Downey Jr. al film. L'attore "dice quella battuta molto meglio della precedente che era sul copione. Per Stark è un come un videogame, non capisce cosa facciano le sue armi, poi in un attimo si trova vicino a un mortaio col suo nome sopra che esplode e per poco non lo fa fuori e il film diventa un po' come Canto di Natale. Robert interpreta questa progressione in modo molto emozionante. È per questo che lo adoro, è un vero artista che sa portare autenticità".

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