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Inu-Oh, il Giappone antico diventa opera rock nell'anime di Masaaki Yuasa

Il curioso anime musicale Inu-Oh rilegge il periodo Muromachi in chiave rock, costruendo una storia di amicizia basata sulla forza magica dell'esibizione, in danza, canto e musica.

Inu-Oh, il Giappone antico diventa opera rock nell'anime di Masaaki Yuasa

È nelle sale italiane l'anime Inu-Oh di Masaaki Yuasa, stimato autore di Lu e la città delle sirene e Ride Your Wave, per citare due dei suoi lavori più recenti, in quasi vent'anni di carriera registica. Candidato ai Golden Globe nel 2023, ma già presentato a Venezia nella sezione Orizzonti nel 2021, il lungometraggio rilegge il periodo Muromachi (1336-1573) del Giappone: vi si racconta dell'amicizia e del legame artistico tra il deforme Inu-Oh, in grado di usare il suo strano corpo per ballare in modo imprevedibile, e il suonatore di biwa Tomona, reso cieco da una maledizione. Insieme riscrivono l'esibizione per un pubblico non aristocratico.
Il regista ha voluto vedere in un romanzo storico di Hideo Furukawa, sulla figura realmente esistita di Inu-Oh, l'occasione per coniugare la ricostruzione d'epoca con uno sguardo moderno su quello che poi sarebbe diventato il , come se Inu-Oh e Tomona fossero una rock band ante-litteram, in grado di coinvolgere le folle. Selezioniamo per voi alcune dichiarazioni di Yuasa, per capire meglio il senso e lo spirito del suo lavoro. Le fonti sono Screenrant, Looper, Gamerant, Variety, Comingsoon.net e Newsweek.

Inu-Oh, l'interesse e le paure del regista

È un progetto strano quello di Inu-Oh, come può intuire già chi abbia letto la nostra introduzione. Ma proprio quelle peculiarità hanno acceso la scintilla creativa di Masaaki Yuasa: "Era una storia su un artista del Nō che viveva nell'era Muromachi, pensai fosse molto interessante. Inu-Oh poi è realmente esistito, ma ci rimane solo il suo nome. Non rimangono le sue esibizioni, né la sua musica, né registrazioni. Era molto, molto interessante." Ci si addentra in un materiale ostico, non solo per gli stranieri ("mi chiedo sempre: quanto capiranno?"), ma anche per gli stessi Giapponesi: "il Nō, persino in Giappone, è una forma d'arte difficile, io stesso prima del progetto non avevo mai visto una performance di teatro Nō. Perciò volevo sul serio, per gli spettatori di oggi, dipingere un evento sorprendente, e per me usare musica moderna poteva essere una sorpresa."

Il potere liberatorio della musica in Inu-Oh

Inu-Oh e Tomona cambiano reciprocamente uno la vita dell'altro grazie alla musica. Masaaki Yuasa ci dice: "Credo davvero che la musica sia libertà, abbracciarla ti rende libero, mi piace davvero come forma d'espressione. Anche prima dei film o della pittura, la musica era lì per liberarti. E mi piace muovere il corpo a ritmo di musica, speravo che guardando questo film gli spettatori abbracciassero la musica e si muovessero a ritmo."
"Volevo che presentasse del rock 'n' roll molto moderno, eppure diverso. Nessuno oggi riesce nemmeno a immaginare come si suonasse all'epoca, quindi chissà. La gente godeva delle stesse cose, ora e allora, puntavo a quella connessione."
Questa ricerca musicale quali sfide ha comportato nella realizzazione del film? "La musica doveva via via crescere e diventare più entusiasmante. Quando la musica cresceva, dovevamo far crescere anche l'animazione, in passione ed entusiasmo. Quello è stato un po' difficile." Il tessuto musicale stesso ha messo alle corde il compositore del film, Yoshihide Otomo, che dice: "Io e il regista siamo tutti e due individui piuttosto timidi, sulle prime non riuscivamo a sintonizzarci bene, non avevamo un linguaggio comune. All'inizio non capivo nemmeno come potesse esserci la break dance in un ballo più classico, stile balletto, vista l'epoca narrata. Solo quando ho capito che non si voleva necessariamente ricreare qualcosa di classico, ma piuttosto costruire la visione più ampia nella testa del regista, allora le cose hanno cominciato a quadrare". Yuasa si rende conto della stranezza che ha preteso da Otomo: "Creare musica rock con gli strumenti che avevano all'epoca Muromachi... penso che per lui fosse dura da immaginare, o quello che pensava potesse essere rock con quegli strumenti era diverso da quello che cercavo. Una volta che l'animazione è arrivata, è riuscito a capire che volevo qualcosa di più, e allora il film è diventato quello che è."

Inu-Oh, un'epoca lontana eppure vicina

Masaaki Yuasa cercava appunto un terreno d'incontro tra il presente e un'epoca lontanissima, per certi versi avvolta nel mistero, un mistero abitabile magari dalla sensibilità moderna, con la licenza poetica che il suo film rappresenta.
"Mi piace molto fare ricerche, ho pensato all'epoca Muromachi e come si potessero muovere. Specialmente in questo film i contadini sono importantissimi, ho cercato di immaginare come avrebbero partecipato a un festival, trovandosi davanti a una performance. E lo stesso discorso vale per i protagonisti: come si sentivano? Quello che provavano doveva influenzare il loro modo di muoversi." E ancora: "Si trattava di interiorizzare le emozioni del pubblico che guardava le performance di Inu-Oh all'epoca. Per calarmi, dovevo visualizzare me stesso come una di quelle persone nell'epoca Muromachi. Il romanzo da cui proviene il film è una raccolta di racconti, scritti dal punto di vista degli stessi suonatori di biwa. Ma per farne un film dovevo sentire la grandezza, l'eccitazione. Nel libro mancano gli elementi della danza, l'allestimento scenico delle performance, volevo cercare lì l'entusiasmo moderno, reinquadrare quei sentimenti per un pubblico odierno."
Il passato non era poi così diverso dal presente, per Yuasa: "Il 14° secolo era un sacco di tempo fa, ma magari si godevano la musica come noi adesso. I due protagonisti avevano deformità o erano disabili. E già 600 anni fa divevano loro che non sarebbero mai state star. Sembrava impossibile, eppure ce l'hanno fatta. Hanno scavalcato le loro sfortune, le avversità. Allora tutti volevano essere star, artisti che si esibivano, dovevano trovare buona musica e buoni numeri. E questi due in qualche modo divennero star insieme."

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  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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